Quella volta che gli Agnelli scalarono gli Agnelli
15/05/2009 - La cosa migliore della puntata di Anno Zero di ieri sera, dedicata alla Fiat, che aveva fra gli ospiti il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli, il responsabile economico del Pd Pierluigi Bersani, Oliviero Diliberto di Lista Comunista e i due
La cosa migliore della puntata di Anno Zero di ieri sera, dedicata alla Fiat, che aveva fra gli ospiti il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli, il responsabile economico del Pd Pierluigi Bersani, Oliviero Diliberto di Lista Comunista e i due grandissimi giornalisti Gianni Dragoni del Sole24Ore e Nicola Porro del Giornale, è stato il racconto “drammatizzato” della vicenda Ifil-Exor. Ovvero, di quella volta in cui gli Agnelli scalarono sé stessi . Spettacolare e divugativo insieme. Che va ricostruita, per capire come vanno le vicende del capitalismo italiano, soprattutto adesso che Fiat ha comprato Chrysler e si vuole ingrandire con Opel e forse anche Saab.
Nel 2005 alla Fiat andava in scadenza un prestito detto “convertendo” pari a 3 miliardi di euro, che gli istituti avevano concesso in tempi bui, e che sarebbe stato appunto “convertito” in azioni il 20 settembre di quell’anno, facendo in modo che la quota di controllo dell’Ifil (la finanziaria attraverso cui gli Agnelli controllano Fiat) si diluisse dal 30 al 22%. Le banche (tra cui Intesa, Unicredit, San Paolo e Mps) sarebbero invece arrivate al 28%. La soglia del 30% è importante, perché in Italia c’è una legge che dice che se un soggetto, da solo o in accordo con altri, la supera, allora deve lanciare un’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria per tutte le azioni. E’ lì che l’arzillo Gianluigi Gabetti (ottantun anni e non sentirli), presidente di Fiat, si mette in testa un’idea straordinaria. Le azioni della Fiat stanno a 4,38 euro in primavera, quando accade che qualcuno comincia a comprare, prima lentamente e poi con una qualche voracità. Tra aprile, giugno e luglio vanno da 5 a 6 a 7 euro, e i soliti rumors dicono che un compratore sta scalando Fiat. Mica vero, ma qualcuno ci crede. Evidentemente in Consob (l’autorità che controlla la Borsa) pensano che quello che scrivono i giornali sia la Bibbia, perché soltanto alla fine di agosto si ricordano dell’esistenza dell’Ifil, e chiamano Grande Stevens e Gabetti per chiedergli: “Non è che per caso state comprando voi?”. Quelli cascano dalle nuvole: “No, scherzate?” – rispondono all’autorità che tutela i piccoli risparmiatori – “Noi non abbiamo preso nessuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito”. Il 15 settembre, appena tre settimane dopo, Ifil annuncia di aver comprato, a cinque giorni dalla scadenza del prestito dalla Exor - una finanziaria lussemburghese di proprietà sempre degli Agnelli – più di 80 milioni di azioni Fiat. La Exor a sua volta li aveva comprati dalla Merryll Linch, con un contratto di equity swap, a 5,5 euro l’una.
Dice Gianni Dragoni nel suo libro: “Così l’Ifil risalì all’istante al 30,4%, spendendo meno di quanto avrebbe fatto se avesse acquistato i titoli sul mercato. L’operazione ha fruttato un guadagno di 8 milioni a Merryll, di 74 alla Exor, che le ha rivendute a Ifil a un prezzo maggiore di quello pagato alla banca. Il guadagno è andato soprattutto agli Agnelli, detentori attraverso l’accomandita di famiglia del 70% di Exor. Quando l’operazione fu svelata, il titolo perse di colpo il 7,9%: per tutti gli altri azionisti il danno fu evidente”. Per questo Gabetti e Grande Stevens sono stati rinviati a giudizio a Torino, per il reato di aggiotaggio, mentre è già arrivata al secondo grado di giudizio, con condanna, la causa civile. Ma è importante sottolineare che comunque vada, non sarà un successo. Anche se Grande Stevens e Gabetti dovessero essere riconosciuti colpevoli fino in Cassazione, il tempo non tornerà indietro: Gabetti ha 85 anni, Grande Stevens 81. La Fiat, soprattutto, non rischia nulla visto che l’iniziativa – lo hanno detto loro – è stata dei due ultraottantenni. Anche se la logica del cui prodest qualcosa dovrebbe insegnare. Ma non in quelle storie in cui ci sono personaggi che “quando piove passano tra una goccia e l’altra” (cit.).
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E sempre a proposito di grandi eventi mediatici, non è partita benissimo la seconda campagna di Mario Adinolfi per la segreteria nazionale del Partito Democratico, di cui avevamo parlato ieri. Il Ripetente ha fatto sapere al popolo tutto che anche stavolta di scrivere un programma non ne ha la minima voglia (“I partecipanti alla riunione definiranno le prime linee di una bozza di mozione che verrà poi sottoposta in modalità wiki all’integrazione da parte di tutti coloro che intendono condividere il nostro percorso per cambiare il Pd”), mentre il primo commento sul suo blog al post era piuttosto impietoso: “Il problema e’, come al solito, che sei solito mentire, o meglio rigirarti la frittata come ti pare: scrivi che sei passato dai 1580 voti del 2001 alle 5947 preferenze delle primarie 2007, in un percorso in crescita. Guarda caso hai dimenticato l’esperienza delle regionali 2005, quando hai beccato la miseria di 452 preferenze. Pertanto nelle elezioni ‘vere’ hai perso ben piu’ della meta’ del tuo elettorato, altro che crescita“. Ma la cosa più brutta è che, degli altri 17 in quel momento presenti, tre erano suoi, due erano chiaramente off topic (uno segnalava la storia del Giornale e dell’ambasciata giappone) e altri due decisamente perculanti. Ma si sa, la strada dei grandi successi è ripida e impervia, come diceva il comandante del Titanic.
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P.S.: volevo far sapere ai genitori di Noemi Letizia, eventualmente, che il proprietario dell’account di Facebook che ieri sera nel cuore della notte (le 21 e 40 circa) ha aggiornato così il suo status: “Noemi Letizia farà un film in cui interpreterà la figlia di un politico pedofilo e corrotto. Basato su una storia vera“, il proprietario, dicevamo, non è Leonardo Bianchi. E comunque non ne trovereste le prove. Non tantissime, almeno.
(Vignetta da Hardcore Judas)













se ce ne avesse una, di opinione, pure pure.
Secondo me quel format invece lo copieranno in parecchi. Mica tutti si possono accontentare di trenta secondi di comunicazione di servizio per la serie “piglia e porta a casa” o viceversa sorbirsi ogni volta un’ora di reportage! Gli attori facevano un po’ tenerezza, ma anche nelle fiction presunte serie mica sono tanto meglio. Se poi si vuole essere faziosi lo strumento è perfetto: fa molto “reality” e te lo bevi meglio!
E poi, dai, il rappresentante del parco buoi faceva proprio scompisciare: uno così ditemi se non verrebbe anche a voi da turlupinarlo.