La cosa migliore della puntata di Anno Zero di ieri sera, dedicata alla Fiat, che aveva fra gli ospiti il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli, il responsabile economico del Pd Pierluigi Bersani, Oliviero Diliberto di Lista Comunista e i due grandissimi giornalisti Gianni Dragoni del Sole24Ore e Nicola Porro del Giornale, è stato il racconto “drammatizzato” della vicenda Ifil-Exor. Ovvero, di quella volta in cui gli Agnelli scalarono sé stessi . Spettacolare e divugativo insieme. Che va ricostruita, per capire come vanno le vicende del capitalismo italiano, soprattutto adesso che Fiat ha comprato Chrysler e si vuole ingrandire con Opel e forse anche Saab.
Nel 2005 alla Fiat andava in scadenza un prestito detto “convertendo” pari a 3 miliardi di euro, che gli istituti avevano concesso in tempi bui, e che sarebbe stato appunto “convertito” in azioni il 20 settembre di quell’anno, facendo in modo che la quota di controllo dell’Ifil (la finanziaria attraverso cui gli Agnelli controllano Fiat) si diluisse dal 30 al 22%. Le banche (tra cui Intesa, Unicredit, San Paolo e Mps) sarebbero invece arrivate al 28%. La soglia del 30% è importante, perché in Italia c’è una legge che dice che se un soggetto, da solo o in accordo con altri, la supera, allora deve lanciare un’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria per tutte le azioni. E’ lì che l’arzillo Gianluigi Gabetti (ottantun anni e non sentirli), presidente di Fiat, si mette in testa un’idea straordinaria. Le azioni della Fiat stanno a 4,38 euro in primavera, quando accade che qualcuno comincia a comprare, prima lentamente e poi con una qualche voracità. Tra aprile, giugno e luglio vanno da 5 a 6 a 7 euro, e i soliti rumors dicono che un compratore sta scalando Fiat. Mica vero, ma qualcuno ci crede. Evidentemente in Consob (l’autorità che controlla la Borsa) pensano che quello che scrivono i giornali sia la Bibbia, perché soltanto alla fine di agosto si ricordano dell’esistenza dell’Ifil, e chiamano Grande Stevens e Gabetti per chiedergli: “Non è che per caso state comprando voi?”. Quelli cascano dalle nuvole: “No, scherzate?” – rispondono all’autorità che tutela i piccoli risparmiatori – “Noi non abbiamo preso nessuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito”. Il 15 settembre, appena tre settimane dopo, Ifil annuncia di aver comprato, a cinque giorni dalla scadenza del prestito dalla Exor - una finanziaria lussemburghese di proprietà sempre degli Agnelli – più di 80 milioni di azioni Fiat. La Exor a sua volta li aveva comprati dalla Merryll Linch, con un contratto di equity swap, a 5,5 euro l’una.
Dice Gianni Dragoni nel suo libro: “Così l’Ifil risalì all’istante al 30,4%, spendendo meno di quanto avrebbe fatto se avesse acquistato i titoli sul mercato. L’operazione ha fruttato un guadagno di 8 milioni a Merryll, di 74 alla Exor, che le ha rivendute a Ifil a un prezzo maggiore di quello pagato alla banca. Il guadagno è andato soprattutto agli Agnelli, detentori attraverso l’accomandita di famiglia del 70% di Exor. Quando l’operazione fu svelata, il titolo perse di colpo il 7,9%: per tutti gli altri azionisti il danno fu evidente”. Per questo Gabetti e Grande Stevens sono stati rinviati a giudizio a Torino, per il reato di aggiotaggio, mentre è già arrivata al secondo grado di giudizio, con condanna, la causa civile. Ma è importante sottolineare che comunque vada, non sarà un successo. Anche se Grande Stevens e Gabetti dovessero essere riconosciuti colpevoli fino in Cassazione, il tempo non tornerà indietro: Gabetti ha 85 anni, Grande Stevens 81. La Fiat, soprattutto, non rischia nulla visto che l’iniziativa – lo hanno detto loro – è stata dei due ultraottantenni. Anche se la logica del cui prodest qualcosa dovrebbe insegnare. Ma non in quelle storie in cui ci sono personaggi che “quando piove passano tra una goccia e l’altra” (cit.).
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Ci potete aggiornare su quello che fa il Ripetente ogni qual volta sia possibile, please?
Perchè io amo osservare le scalate verso i grandi successi.
Vorrei vedere voi se ce la fate a prendere 452 voti alle regionali!
Noemi – quella vera – un account su FB ce l’aveva fino a qualche giorno fa, ma adesso mi sembra l’abbia cancellato (dopo che le avevo chiesto l’amicizia… ;___; )
Farei un’ulteriore osservazione: ok, avviene la fusione con le altre società, e poi?
C’è ancora chi compra le auto Fiat in Italia?
La sua rinnovazione non sarà certo una bella rivoluzione!
Ha motori di cilindrata lenti rispetto ad altre case produttrici straniere, e, anche esternamente non è il massimo della bellezza!…quindi…
Ho visto ieri sera Annozero che, a parte la ricostruzione (e poi la chicca finale delle interviste ai veri protagonisti) è stata piuttosto pallosa.
DOpo c’è stato Terra! su canale 5 sempre sulla FIAT. Beh, molto molto meglio
Il template è troppo accorpato, gli atricoli stanno nella Home Pege come in una scatola di sardine e le firme degli autori almeno sul mio monitor, ma penso su quello di tutti, hanno i caratteri sovrapposti. E’solo un consiglio poi fate come volete.
Mi sono sorpreso della ricostruzione giornalistica di Anno zero della vicenda Fiat, piacevolmente sorpreso.
Dopo ha cominciato a parlare Diliberto e ho capito perchè Berlusconi vince le elezioni, dice meno sciocchezze.
@ Just: pensa ai tuoi figli invece che alle ragazzine.
Ma bisogna per forza lasciarlo commentare strababaus?
Posso chiamare mio cuggino che con un virus potentissimo inventato da lui che il norton neanche lo riconosce e gli formatta il compiuter col pensiero?
Tornando seri, a me questo nuovo format delle ricostruzioni con attori è venuto a noia dopo due secondi netti. Rimpiango i tempi di Sciuscià, delle puntate imperniate su reportage da un’ora e più (e dibattito a seguire, se proprio vi andava) con un Ruotolo in assetto da baffo d’assalto e conquistador.
Annozero è diventato una versione per quarantenni di Uomini e donne della DeFilippi. Aborro.
Quoto Just, comunque una cosa che mi sta sulle balle di AnnoZzzero è che “gli inviati hanno sempre il lievissimo difetto di dimostrare delle tesi anche quando chiedono «Lei come si chiama?»” (cit.).
Recitazione francamente canina quella degli attori di Annozero; insopportabild il finto docente che non si lava i capelli, il tutto faceva molto Soviet o recita scolastica.
Si poteva spiegare (meglio) il tutto in trenta secondi: un paio di arzilli vecchietti trovano il modo di far pacco e paccotto e controfagotto mouvendosi tra le pieghe dei regolamenti. Buon per loro e per chi li paga e fine delle trasmissioni.
Solo che in Italia bisogna sempre far la morale: “la stangata” (film) va bene perche’ un paio di simpaticoni fregano un milionario delinquente, qui no perche’ il furto con destrezza borderline e’ operato nei confronti del “parco buoi”, quei “poverini” che volevano … si puo’ dire? SPECULARE su un improvvido rialzo in Borsa senza guardare ai fondamentali sottostanti, salvo poi chiagnere perche’ non han fottuto.
Non per difendere gi Agnelli che francamente mi stanno un po’ sul belino, a partire dal tanto mitizzato Avvocato, un sire che inizio’ a regnare ooopps a lavorare a 46 anni, ma per difendere buongusto intelligenza e lasciar fuori dal mondo reale le morali da favola dei fratelli Grimm.
In Borsa e nell’alta finanza, no mammolette e onore al merito alla geniale mandrakata.
ciao, Abr
propongo una petizione perchè giornalettismo dia ad adinolfi la carica di main opinionist!! altro che ricchiuti!! diventereste una testata di rilievo internazionale!!
se ce ne avesse una, di opinione, pure pure.
Secondo me quel format invece lo copieranno in parecchi. Mica tutti si possono accontentare di trenta secondi di comunicazione di servizio per la serie “piglia e porta a casa” o viceversa sorbirsi ogni volta un’ora di reportage! Gli attori facevano un po’ tenerezza, ma anche nelle fiction presunte serie mica sono tanto meglio. Se poi si vuole essere faziosi lo strumento è perfetto: fa molto “reality” e te lo bevi meglio!
E poi, dai, il rappresentante del parco buoi faceva proprio scompisciare: uno così ditemi se non verrebbe anche a voi da turlupinarlo.