Rubriche

Un prete

17 maggio 2009

Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia, facendovi pensare , o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera.

un-preteMILLE ANNI. Sono stanco. Mi siedo su una sedia e ho mille anni. Sto qui, sull’altare a guardare l’immagine dolorosa della Madonna che prega per suo figlio sulla croce. E vorrei piangere con le sue lacrime, vorrei inginocchiarmi e morire qui, dileguarmi su questo altare di marmo che mi accolga per sempre. Ma fra pochi secondi mi rialzerò ancora una volta, guarderò il sole e i colori della sera che si intrufolano tra le finestre e la gente in fondo alla chiesa e deciderò di indossare la sottana di sempre, il viso da saggio per far uscire ancora mille sorrisi. So che ci riuscirò ma voglio riposarmi ancora un po’ qui, a guardare la Madonna.

UN PRETE.Sono un prete ma non di quelli fortunati, di quelli che la gente invidia perché rubicondo e pasciuto, dice due messe e poi si abbandona ai piaceri del pane e del vino. La mia fede ho dovuto conquistarla palmo a palmo, ho dovuto difenderla dai dubbi di ogni giorno, da un Dio che gioca a nascondino con gli uomini, che si mostra nei colori abbaglianti di un tramonto e scappa via davanti ad una mamma che muore di parto o di un bambino nero che zoppica su una gamba saltata via.

DOVE NON C’E’ DIO. Io sono andato lì dove mancava lui, a portare una parola di conforto, una parola di speranza, una sicurezza ed una felicità che spesso erano contagiose, che risollevavano anche le pietre. Ma poi quando tornavo a casa, lontano dai riflettori, gli incubi mi tormentavano, non mi davano pace. E i visi dei morti nella speranza della guarigione, le mani ancora tese degli abbandonati a cui avevo promesso il ritorno, gli occhi spenti dei malati per cui non c’è più speranza e le paure di chi si accorge che resterà per sempre su una sedia a rotelle, tutti salivano sul mio letto chiedendomi dove è quel Dio che ho veduto, che ho annunziato con sicurezza. Mi sveglio ma nessun santo accorre in aiuto, nessuna luce dello spirito santo mi libera dalle catene. Arriccio il naso per non piangere e mi alzo per leggere qualcosa. All’alba, per fortuna cominciano i riti sacri e loro mi danno tregua.

MIA MADRE. Quando le notti insonne diventano la norma allora chiedo aiuto, allora vado dalla mia Madonna a chiedere protezione. prete-2O meglio andavo da mia madre. Perché oggi, nella luce di una bellissima giornata di Primavera, nelle ombre allungate e nitide della Chiesa, oggi, per l’ultima volta, ho accompagnato mia madre a Messa. Lei è entrata come sempre davanti a me, ma era distesa nell’ultimo abbraccio del Rosario, fra due ali di folla con i fazzoletti umidi.Mia madre è morta ed è toccato a me salutarla. Ancora una volta è toccato a me dire alle mille lacrime che un più grande regno l’accoglie. Ma è così difficile abbandonarla

RITORNO A CASA. Sono arrivato tardi. La strada è lunga ed i miei occhi non mi consentono di guidare. Ho aspettato un bravo giovane che mi ha dato un passaggio ma quando sono arrivato la mettevano nella bara. Non volevo vederla. Il ricordo del suo sorriso mi bastava. Ma poi lo scrupolo è stato forte e sono andato. Pochi secondi. Poi le mie mani, che hanno tanto volte infuso pietà in quelle degli altri, hanno avuto compassione dei miei occhi e li hanno coperti, asciugando le lacrime che non ho il coraggio di mostrare.Pacche di spalle, abbracci lunghi che mi avvolgono tutto, il mio nome ripetuto a bassa voce come per non svegliarla, a metà, perché non si può piangere e parlare sottovoce insieme, e quindi si fa un po’ uno e un po’ l’altro.

CHI MI SORREGGE. Il parroco mi è vicino, forse mi capisce più degli altri. Mi sta vicino come se avesse paura che con la mia fede vacilli anche il mio corpo. Celebro io, è un mio diritto. Cercherò di spiegare a tutti che ora ha abbracciato il Signore, che ora, nella pace sorride a tutti noi. Ma io penso alle mie ombre. Le vedo intorno a me, sedute in cerchio aspettando solo il momento giusto per azzannarmi.

Un commento a Un prete

  1. ” Il parroco mi fa segno: vuole che parli io, che ancora una volta incanti l’assemblea con le mie parole.”

    Ecco la straordinarietà di un parrocco di paese: è un uomo di famiglia, sempre sorridente, conosce ogni viso, ogni sguardo, ogni nome…e ci ha visto crescere!

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