lanterne cinesi
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Le lanterne cinesi uccidono le mucche, davvero

Le lanterne cinesi uccidono le mucche. E le uccidono tutti i rifiuti sparsi nei campi. È la denuncia di alcuni allevatori della provincia di Bologna, che hanno deciso di lanciare una campagna contro l’abbandono della plastica e di altri materiali che rischiano di finire nei foraggi e di mettere così a rischio la salute e la vita stessa degli animali. Ne parla il quotidiano Il Resto del Carlino. Guglielmo Garagnani, produttore di latte per il consorzio Parmigiano Reggiano e presidente di Confagricoltura Bologna, ha raccontato:

«È successo la settimana scorsa nella stalla di Crespellano. Ci è morta una vacca da latte e, quando si sono analizzate le cause, si è scoperto un pezzo di carta catramata o plastificata – di quella utilizzata per le lanterne cinesi di bassa qualità – che le aveva intasato il rumine e provocato il blocco della digestione che l’ha portata alla morte».

Gli allevatori denunciano i rischi della plastica e della carta nei campi, e delle lanterne cinesi

Ora l’allevatore e i suoi collaboratori è impegnato con i suoi collaboratori a passare al setaccio i prati di erba medica per raccogliere i rifiuti che vengono gettati dalle strade poco distanti. Spuntano parti di oggetti di ogni tipo: di plastica o ferro o altro materiale, carte, bottiglie. Se non vengono raccolte finiscono dentro le balle di foraggio con le quali vengono poi alimentate le mucche (rischiano anche di danneggiare le attrezzature). E l’ultimo pericolo riguarda le lanterne cinesi, le piccole mongolfiere di plastica o carta spesso lanciate in occasione di feste di compleanno, molto utilizzate anche la notte di Capodanno. Garagnani al Resto del Carlino ha spiegato:

«C’è ormai un allarme europeo per questo fenomeno, c’è il rischio-incendi se l’oggetto luminoso e infuocato cade nei boschi, nelle stoppie, sui fienili, ma anche se il materiale plastico col quale sono fatte si adagia sui campi a prato e foraggio. Quando cresce la medica ciò che resta delle lanterne non si vede più ed entra nel circuito di alimentazione degli animali con gli effetti che ho sperimentato direttamente».

(Foto da archivio Ansa)