Rubriche

Un vigile

19 luglio 2009

Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia facendovi pensare, o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera

vigile

ODIO E AMBIZIONE – Il mio mestiere è strano: tutti ci odiano ma tanti aspirano a diventare come noi. Siamo odiati perchè siamo troppo pochi, o siamo troppi, se facciamo passare troppe auto o se non facciamo passare nessuna, se facciamo troppe multe o se ne facciamo poche, se siamo irreprensibili o siamo indulgenti. Secondo la gente insomma sbagliamo sempre, e per questo crediamo di non sbagliare mai. Ma c’è forse un essere umano che non sbaglia, che non cade nella polvere della sua meschinità anche se è salito ad ammirare lo splendore delle stelle?

IL MIO GRANDE ERRORE – E’ arrivato una Domenica mattina, una di quelle in cui siamo addetti a proteggere quei pochi spazi verdi dalle auto di quelli che vogliono passare per forza, anche se si sono svegliati troppo tardi, quando il divieto era già in vigore. Ore a guardare auto illegali cercando di fermare quelle più sicure, che non nascondevano il collega, il politico o il camorrista, quello che ti affronta a testa alta, in una sfida che non ti conviene minimamente accettare. Alla fine avevo tolto il mio buffo cappello, avviato a fatica il motore dell’auto che il mio stipendio e la mia onestà mi permettono quando l’ineluttabilità della tragedia prende la forma della paletta che avevo dimenticato sul marciapiede. Pochi secondi, il fastidio supplementare di rientrare in auto e ripartire di corsa senza guardare la strada deserta, e sentii una frenata improvvisa, uno strattone all’auto, vidi un corpo che si allungava come una rana sopra il parabrezza per terminare il suo volo contro un muro. Un rumore secco, come una bomba, come i camion che scaricavano le pietre per costruire le case quando ero piccolo. L’uomo in nero, chiuso in una tuta da astronauta, mi sembrò un acrobata a cui all’improvviso era mancata la rete, un attore di un film comico che, dopo aver sbattuto contro il muro, si rialza simulando uno stupore che gli scuote la testa. Intorno a me nessun rumore. L’istinto di sopravvivenza, quello che ci fa incidente motonascondere la mano che scaglia la pietra contro il vetro rotto, ingranò una marcia e allontanò l’auto. Ma poi corsi verso il motociclista che, dopo il timido tentativo di rialzarsi, giaceva ai piedi del muro come se non fosse riuscito a scavalcarlo. Non aveva più il casco al braccio a difendere inutilmente un gomito che giaceva immobile. Aveva un bel viso, ma scavato, coperto da graffi e cicatrici. Era magro da far spavento e lo sollevai senza sforzo, come un bimbo piccolo da portare a letto dopo che si è addormentato davanti alla tv. Il volto tranquillo mi diede un po’ di pace ma quando il suo viso cominciò a gonfiarsi e sgonfiarsi come un mantice, quando la testa cominciò a vibrare in preda agli spasmi cominciai a correre per raggiungere l’ospedale vicino.

4 commenti a Un vigile

  1. maria teresa

    quanto è difficile essere genitori, ci sono giorni che si sente un peso enorme ed altrettanta inadeguatezza.

  2. Lisa72

    ho pensato la stessa di cosa di Maria Teresa leggendo il tuo racconto: con la consapevolezza che tutte la nostra buona volontà di genitori deve comunque essere affiancata da una buona dose di fortuna…
    mi è venuto il groppo in gola…

    un saluto, Lisa

  3. Poco da aggiungere.
    Solo un grazie per questi specchi di vita.

    Un grande abbraccio

    Carlo

  4. marblestone

    Grazie per i complimenti.
    Mi fa piacere che sia venuto l’aspetto madre-figlio che in realtà non era “preventivato” nel racconto. Il quale parte dalla considerazione che anche nei rapporti più intimi ci sono delle immagini che ne cancellano delle altre. E quando le immagini precedenti erano belle e sono sostituite da quelle nuove più cupe si osserva la fine di amicizie, amori, famiglie.
    Tutto qui

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