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Aumentano le vittime della caccia, il Wwf propone a Minniti delle contromisure

Colpi sparati per errore dentro a cortili delle abitazioni, compagni scambiati per bersagli, animali domestici presi per specie selvatiche: le vittime delle caccia sono in continuo aumento. A denunciarlo è l’associazione Vittime della caccia, che stima (si tratta di calcoli fatti sulla base degli articoli di giornale, non di cifre ufficiali) che negli ultimi tre mesi siano 21 le persone rimaste uccise: 7 civili e 14 cacciatori. 41 invece i feriti totali, senza contare gli animali domestici rimasti coinvolti in incidenti venatori.

«Non si tratta di fatalità, come spesso si legge dalle cronache dei giornali locali, ma di incidenti tutt’altro che inevitabili e spesso  causati da un’aperta violazione della Legge quadro nazionale (Legge n.157/1992) e delle Leggi regionali di settore», ha commentato il Wwf qualche giorno fa, quando il bollettino delle Vittime della caccia era ancora a quota 17 persone uccise, un numero che comunque, dopo meno di tre mesi dall’apertura, era già superiore al totale dell’intera stagione passata, quando i morti erano stati 16.

VITTIME DELLA CACCIA IN AUMENTO, LA LETTERA DEL WWF A MINNITI

L’aumento delle vittime della caccia ha allarmato l’associazione animalista, che ha deciso di rivolgersi direttamente al ministro dell’Interno Minniti. Nella lettera il presidente del Wwf, Dante Caserta, spiega al titolare del Viminale cosa rende così pericolosa l’arte venatoria in Italia: il mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati; una tendenza a sparare senza inquadrare il bersaglio; la cattiva abitudine di consumare alcolici durante le battute di caccia e infine l’elevata età media dei possessori di licenza.

«A tali comportamenti – si legge nella lettera Wwf indirizzata al ministro dell’Interno – si accompagna la possibilità per un cacciatore alla prima licenza di caccia (18 anni) di detenere e utilizzare un numero illimitato di fucili da caccia, anche a lunga gittata». La caccia più pericolosa – spiega il Wwf – è quella al cinghiale: «La cosiddetta ‘braccata’ infatti, è un tipo di caccia complessa, che richiede un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante. Una pratica di questo tipo dunque, può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da ‘civili’».

VITTIME DELLA CACCIA IN AUMENTO, LE MISURE PROPOSTE DAL WWF

Dopo aver spiegato le criticità, l’associazione animalista è passata a formulare proposte concrete per Minniti, che possano ridurre il numero delle vittime della caccia:

1)  incrementare l’attività di vigilanza e rendere molto più severi gli esami per la licenza di caccia;
2) limitare l’uso di armi a canna rigata, in grado di sparare a 4 km di distanza;
3) effettuare maggiori controlli sulle licenze di caccia, vietare l’assunzione e la detenzione di sostanze alcoliche.
4) Prendere  in seria considerazione  anche il divieto  di caccia nei giorni festivi nelle aree altamente frequentate da sportivi ed escursionisti. La maggior parte delle giornate di caccia si svolgono infatti il sabato e la domenica, nei quali i cacciatori si trovano a occupare spazi sottraendo, con l’esercizio dell’attività venatoria, tranquillità e serenità a famiglie e amanti della natura
5) Infine il WWF chiede al ministro Minniti di agevolare la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale, favorendone altresì quanto più possibile le attività, oggi ostacolate e comunque caricate di un gravame burocratico eccessivo non adatto ad un’attività di volontariato svolta a favore della collettività.

 

Foto copertina: archivio ANSA