Cosa non quadra nella storia della sposa bambina violentata da un musulmano in Italia

Ieri il Messaggero e le testate del network a lui collegato ha riportato, con tanto di dettagli, una storia di una violenza incredibile che è stata poi ripresa da svariati giornali suscitando sdegno e attacchi politici.

Nel padovano una bambina di 9 anni sarebbe stata data in sposa dalla sua famiglia a un uomo di 35 anni che poi l’ha violentata. Il Messaggero ha parlato di un matrimonio combinato di fede islamica. Ad accorgersi delle violenze il personale del pronto soccorso dove sarebbe stata portata la piccola, con ferite inequivocabili.

La storia è diventata virale per due fattori. Il primo è che il Messaggero ha riportato nei dettagli la vicenda risultando più che credibile. C’erano gli anni della piccola, gli anni dell’orco, lo spazio in cui è stata accolta la minore perché riuscisse a parlare della vicenda. Secondo: la notizia crea facilmente polemica sul tema dell’accoglienza. Perché il sospettato è di fede islamica

Donazzan (Fi): “Riprova che Islam radicale è incompatibile con nostri valori”

Calderoli (LN): “Punizione esemplare per genitori sposa bambina”

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LA SMENTITA DELL’ARMA E LA NOTA DELLA MOSCHEA DI ROMA

Di tutta questa storia però ci sono diversi elementi che smontano l’intera vicenda. Il primo è che l’Islam non prevede il matrimonio combinato. Questo fattore, come ha espresso ieri il Centro islamico culturale d’Italia che ha fermamente condannato la vicenda con sdegno e orrore, non è legato alla fede musulmana.

Si tratta invece di fatti di mera violenza che non possono essere giustificati dalla religione islamica – ha spiegato il Segretario generale del Centro islamico romano, Abdellah Redouane – condanniamo questi atti e ogni accadimento simile a quello riportato dai media veneti che non devono ripetersi in alcun modo nel nostro paese. In Italia esistono leggi e norme per la tutela dei minori che vanno rispettate da tutti i cittadini, a prescindere dalla loro fede religiosa. Violenze di questo tipo che nulla hanno a che fare con la tradizione islamica sono da perseguire senza esitazioni“.

Il secondo fattore è che le autorità hanno smentito tutto. Fonti vicine agli investigatori hanno infatti smentito categoricamente alla agenzia Agi sia il fatto che l’apertura di un fascicolo in Procura. Allo stesso modo – hanno sottolineato – è destituito di ogni fondamento anche il fatto che la piccola sia stata accolta in una delle stanze allestite nel comando provinciale di Padova all’interno del progetto “Una stanza tutta per sè” dedicata alla violenza di genere. Le stanze allestite sono già state usate per i casi di abusi e maltrattamento ma mai per minori finite come spose bambine.

 

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