pull a pig
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L’ultima follia sui social: ‘Pull a pig’, ingannare le ragazze brutte. La denuncia di una vittima

L’ultima follia scoperta nel mondo dei social network è un nuovo, inquietante, schifoso, modo per umiliare le donne. Si chiama ‘Pull a pig’, letteralmente ‘Inganna un maiale’, e rappresenta una spietata, feroce, gogna per ragazze considerate brutte. Le vittime vengono prima avvicinate di persona o contattate in rete e illuse di essere desiderate o addirittura amate. Ma è solo una farsa. In realtà l’unico obiettivo del finto corteggiatore è quello di trascinare le giovanissime in una trappola, per poi umiliarle in privato o in pubblico, con messaggi e foto postate sul web. La ragazza viene spesso scelta da un gruppo di amici e la strategia condivisa in quella che sembra essere una vera e propria azione di bullismo collettiva. Del fenomeno parla oggi Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano, riportando la testimonianza di Irene Finotti, una 30enne della provincia di Rovigo, la prima italiana ad esporsi per denunciare di essere stata vittima del ‘Pull a pig’.

PULL A PIG, IL RACCONTO DI UNA VITTIMA: «LE MIE FOTO ONLINE»

Irene ha raccontato di essere stata contattata da un amministratore di un gruppo segreto su Facebook, che la lusingava dicendole si essere una delle poche elette a partecipare alle conversazioni, e di essere stata al centro di un piano. Lei, Irene, non si piaceva, era grassa, si vergognava di uscire, e cercava compagnia online. Era una persona fragile, che un ragazzo di 31 anni, il finto ammiratore, non ha avuto difficoltà a conquistare. «Mi diceva – è il racconto della ragazza – che la mia riservatezza lo attirava. Mi ripeteva cose carine, mi coccolava, mi faceva sentire desiderata». «Io, che pesavo 50 chili più di adesso, per due mesi sono stata intortata dalle sue moine e alla fine ho ceduto alla sua proposta di vederci». Sembrava l’inizio di una storia felice. In realtà era l’inizio di un inferno. «È venuto lui, da Piacenza, nel mio paese. Siamo stati tre giorni insieme, io lo vedevo solo la sera perché di giorno lavoravo. Mi veniva a prendere, andavamo a cena e stavamo insieme nell’hotel che aveva preso per stare con me». Ma dopo gli incontri «le cose sono cambiate in un attimo». «Già tornando a casa – ha ricordato Irene – mi ha scritto che tra di noi non poteva funzionare e poi è sparito, ma non potevo immaginare cosa sarebbe successo dopo». «Io mi sono tolta da quei gruppi perché vederlo anche solo online mi faceva star male. Una mattina una mia amica mi contatta e mi dice che in quei gruppi c’era un account con una mia foto in una situazione intima. Imbarazzante. Quell’account si chiamava Irene Balenotteri».

Si trattava di una foto scattata dall’amico nell’hotel mentre facevamo sesso. Alcune erano state scattate mentre lei era nuda di spalle. Sotto i commenti offensivi. Nei gruppi la deridevano, le davano della cicciona. Lui, che si diceva innamorato, aveva anche postato l’immagine di un’auto schiantata su un palazzo aggiungendo che quella vettura gli ricordava lei, la sua vittima, quando si buttava sul letto. «Non mi ha chiesto scusa, hanno continuato a deridermi», dice Irene, che ora fortunatamente ha trovato serenità, ha un fidanzato e si piace anche esteriormente, dopo un’operazione che le ha consentito di dimagrire. Dice di aver voluto raccontare la sua terribile esperienza «perché potrebbe capitare a una qualunque ragazza e io voglio aiutare quelle che vivono dei momenti simili». «I maiali sono loro, non noi».

(Foto Dpa da archivio Ansa. Credit: Ole Spata)