crisi epilettica al ristorante
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Crisi epilettica al ristorante, la titolare la rimprovera per aver spaventato i clienti

A Marotta di Fano, in provincia di Pesaro-Urbino, domenica sera Susanna, 47 anni, ha avuto una crisi epilettica al ristorante. Stava cenando con il marito in una pizzeria sul lungo mare. L’attacco generalizzato è durato solo pochi minuti. La donna ha perso conoscenza ed è caduta per terra. A soccorrerla il marito e un paio di altri clienti del locale che, appena la crisi si è risolta, l’hanno accompagnata alla sua macchina.

A quel punto il marito è rientrato nella pizzeria, per andare a pagare le pizze non ancora consumate. La titolare del locale lo ha rimproverato, per «aver spaventato il resto della clientela», invitandolo a mangiare le pizze a casa propria. Un episodio di grave discriminazione denunciato dalla Federazione Italiana Epilessie (Fie), che proprio in questi giorni ha lanciato la campagna “Trenta Ore per la Vita”, la prima nella storia con l’obiettivo di sensibilizzare e far conoscere questa malattia, di cui soffre l’1% della popolazione italiana, che non di rado viene discriminata per il proprio problema di salute, sia sul posto di lavoro, sia – come è successo nel caso della signora che ha avuto una crisi epilettica al ristorante a Marotta di Fano – nei luoghi pubblici.

IL VIDEO MESSAGGIO DELLA PRESIDENTE DELLA FIE PER LA RISTORATRICE DI MAROTTA DI FANO

CRISI EPILETTICA AL RISTORANTE, LA TITOLARE LA RIMPROVERA PER AVER SPAVENTATO LA CLIENTELA

A raccontare l’episodio della donna che ha avuto una crisi epilettica al ristorante è la presidente della Fie, Rosa Cervellione, che alla fine si rivolge direttamente alla titolare della pizzeria:

Gentile ristoratrice credo che abbiamo interpretato bene il suo pensiero, secondo il quale le persone con epilessia sarebbe meglio che stessero a casa loro e non andassero in giro a spaventare la clientela degli onesti ristoratori. La vorrei pregare, però, di mettere un cartello all’ingresso del suo locale, con su scritto: “Le persone con epilessia qui non sono gradite”. Certo mi rendo conto che è una cosa un po’ pericolosa, perché il resto della sua clientela, quella fatta da persone civile, quelle persone che sanno che avere una malattia non è una colpa della quale vergognarsi, potrebbero scegliere di non voler frequentare il locale di una persona che ha fatto della discriminazione la propria bandiera. Ma c’è anche un altro motivo, che le persone con epilessia sono l’1% della popolazione nazionale e tra i loro familiari e i loro amici rappresentano anche una bella fetta di mercato.

Foto copertina: Pixabay

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