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I meravigliosi saluti fasci al corteo per l’unità della Spagna | VIDEO

Mentre tutti parlano della grande partecipazione alla marcia contro l’indipendenza catalana tenutasi a Barcellona in rete iniziano già a spuntare video pieni di nostalgia. Nostalgia iberica si intende.

 

BARCELLONA: IL SALUTO ROMANO O MEGLIO FRANCHISTA

Centinaia di persone hanno sfilato da Plaça Urquinaona a Pla de Palau. Tra loro molti che non si sentono affatto rappresentati dai moti catalani e sostengono, invece, l’unità nazionale. Però non ci sono solo placidi unionisti.


(come suggerisce l’utente no, non stanno chiamando un taxi)

Non sono mancate tante braccia tese. Un saluto che ricorda il nostro fascismo ma che, dall’altra parte del mare, rievoca i tempi del franchismo.

guarda il video:

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E COMUNQUE IL SALUTO ROMANO NON È ROMANO

Il saluto romano fu adottato, negli anni 1930 e 1940, anche in altri Paesi governati da regimi analoghi a quello mussoliniano e  quello nazista: si pensi, ad esempio, al regime di Francisco Franco o alla Grecia, durante la dittatura di Metaxas. Ma, sopratutto,  non è romano. Già, molti lo intendono come salutatio militaris, ovvero il saluto militare codificato nell’Antica Roma, ma si sbagliano. Quello antico romano è simile al saluto militare moderno e nei tempi degli imperatori non c’è mai stato nulla di simile. In Italia il cosiddetto saluto romano fu adottato per la prima volta dai legionari fiumani di Gabriele D’Annunzio, mentre in Germania iniziava a fiorire il saluto nazista. Da dove deriva quest ultimo? Dalla incoronazione dei primi re germanici medievali. Niente Giulio Cesare quindi. Non solo. Come ben spiegò il Corriere della Sera se pensiamo oggi al saluto fascista come saluto romano è in parte colpa del cinema:

Il film Cabiria di Giovanni Pastrone (1914), il più grande kolossal del cinema muto italiano, che vantava Gabriele d’Annunzio come sceneggiatore e autore delle didascalie, consacra il gesto come simbolo della romanità: difatti in chiave politica viene usato per la prima volta dai legionari fiumani dello stesso d’Annunzio nel 1919. In Scipione l’Africano di Carmine Gallone (1937) il saluto ricorre ossessivamente a richiamare l’associazione romanità-fascismo. Il successivo cinema del dopoguerra ha ormai interiorizzato questa visione di Roma, e la popolarità dei grandi kolossal hollywoodiani di argomento religioso conferisce ulteriore credibilità ai dettagli in essi contenuti. Ben-Hur di William Wyler (1959) e Quo Vadis di Mervyn LeRoy (1951) fanno esplicito riferimento a Roma come metafora del fascismo, e agli Ebrei e ai Cristiani come simbolo della libertà degli Stati Uniti. Il saluto romano di Peter Ustinov nei panni di Nerone scimmiotta mostruosamente bene i grandi dittatori. Nei film più recenti, fino alla televisione di Star Trek, il saluto romano non è più esplicitamente associato al fascismo o al nazismo ma è comunque usato per evocare regimi autoritari.