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Respinto il ricorso dei big della pasta contro l’inchiesta sui contaminanti di GranoSalus

Il Tribunale di Roma ha dato ragione alle associazioni che avevano condotto le analisi

GranoSalus e I Nuovi Vespri, due associazioni che da tempo portano avanti una battaglia in favore del grano di qualità prodotto nel Mezzogiorno, erano stati denunciati per diffamazione dai big di pasta e dolci, per aver pubblicato i risultati di alcune analisi condotte su campioni di prodotti di 8 famosi marchi italiani, da cui risultava la presenza di contaminanti, comunque inferiori al limite di leggi. I pastifici coinvolti sono la Barilla Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara San Martino spa, la Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo, riunite nell’AIDEPI, Associazione delle industrie del dolce e della pasta. Il Tribunale di Roma oggi ha respinto il ricorso dei pastifici, obbligandoli al pagamento delle spese legali, come fa sapere in una nota GranoSalus.

AIDEPI RASSICURA: «LA PASTA ITALIANA È BUONA E SICURA»

«AIDEPI – fa sapere l’associazione di categoria – è in completo disaccordo con la decisione dei giudici di Roma, che non hanno valutato con la dovuta attenzione la natura diffamatoria dei contenuti dell’articolo nei confronti dei pastai italiani». Il problema è che GranoSalus e I Nuovi Vespri avrebbero dedotto dai livelli di contaminati (comunque entro limiti consentiti) che nei prodotti c’era un mix di grano italiano e grano estero. «La rettifica apportata in corso di causa non elimina il danno procurato ai pastai in quanto insinua nel lettore il sospetto infondato, ingiusto e non confortato da elemento alcuno che tale miscelazione possa in effetti aver luogo», scrive AIDEPI in una nota, ricordando che «la pasta italiana è sana e sicura» e che «a tutela del consumatore esistono le norme italiane ed europee e un sistema di controllo che conta almeno 15 livelli e coinvolge istituzioni pubbliche, aziende importatrici, privati e addetti ai controlli, per concludersi con le verifiche di molini e pastifici. E solo in questi ultimi si effettuano 225mila analisi sulle materie prime e 600mila verifiche sul prodotto finito, con addetti dedicati alla qualità».

IL TRIBUNALE DÀ RAGIONE A GRANOSALUS E RIGETTA IL RICORSO DEI BIG DELLA PASTA

«Queste aziende, investite dalla bufera che si era scatenata al riguardo, avevano richiesto l’intervento della magistratura per ottenere la rimozione di alcuni articoli pubblicati sui siti web delle due associazioni», spiega GranoSalus in una nota. Il Tribunale di Roma, però, gli ha dato torto: oggi ha rigettato il ricorso degli industriali della pasta e li ha condannati al pagamento delle spese legali.

«Gli articoli oggetto di causa – scrivono i giudici – si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha pesantemente penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perché evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime».

Inoltre, «non vi è dubbio – scrivono i giudici – che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile. Né sono stati superati i limiti della continenza espositiva».

LE ANALISI DI GRANOSALUS SUI CONTAMINANTI NELLA PASTA SONO ATTENDIBILI, SECONDO IL GIUDICE

Gli industriali della pasta sostenevano anche che le analisi, su cui gli articoli fondavano le loro ‘accuse’, «non erano state effettuate con gli accorgimenti e le regole che ne avrebbero potuto garantire l’attendibilità»Il Tribunale di Roma, però, ha sancito che, a differenza di quanto affermato dai big della pasta «Le analisi sono state effettuate da primario laboratorio, con metodo scientifico», smentendo di fatto le supposizioni dell’industria. La nuova sentenza giunge dopo che il Tribunale di Roma aveva già respinto lo scorso giugno il ricorso degli industriali della pasta, che tuttavia ne avevano presentato un altro.

«I pastifici italiani, e le migliaia di lavoratori che profondono quotidiano sforzo per la qualità, non meritano né accettano queste illazioni e quindi continueranno a difendere l’operato di chi produce pasta nel rispetto della legge», promette però l’AIDEPI, Associazione delle industrie del dolce e della pasta

Foto copertina:  JAN WOITAS