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La mappa del voto in Germania: gli elettori dell’AfD dalle zone con meno immigrati

Se si mettono a confronto le zone della Germania in cui AfD ha preso più voti con quelle in cui sono presenti più immigranti, si nota che il partito di estrema destra deve il suo storico risultato alle elezioni di domenica scorsa soprattutto a quei cittadini che di stranieri ne incontrano pochi nella loro vita quotidiana. Curioso, considerando quanta parte ha avuto la retorica anti-immigrazione nella campagna elettorale dell’AfD. Una campagna sicuramente di successo, dato l’incredibile risultato del partito, che – forte del 12,6% dei voti – entra per la prima volta il Parlamento, dove sarà la terza forza presente, dopo la CDU di Angela Merkel e i socialdemocratici della SPD.

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Il confronto tra i voti di domenica incassati dall’AfD e la presenza di immigrati è immediato affiancando le due mappe, come ha fatto il giornalista Alessandro Lanni, che produce e coordina i contenuti di Open Migration, un progetto di data journalism finalizzato proprio a scardinare gli stereotipi sulle migrazioni. Lanni ha condiviso le due immagini sul proprio profilo Facebook:

«Andrebbe vista anche la mappa del reddito pro capite e quella dei tassi della disoccupazione» è il coro più o meno unanime dei commenti (pochi) sotto al suo post, che comunque ha incassato numerosissime condivisioni. Effettivamente – già dai primi exit pole di domenica – si era capito che la caratteristica principale dell’elettore medio dell’AfD non era tanto il suo odio per i migranti. Ad aver votato per il partito di estrema destra sono stati soprattutto maschi 40enni, operai, residenti in Germania orientale e con un livello di istruzione medio-basso.

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Secondo le interpretazioni delle statistiche sono quel bacino elettorale che prima si asteneva dal voto e ora – frustrato dalla disoccupazione e dalla povertà – ha scelto di votare per l’AfD soprattutto per protestare contro i partiti tradizionali. È questa per lo meno la motivazione che avrebbero dato il 60% degli elettori, secondo un sondaggio pubblicato dal Guardian. L’86% di loro – sempre secondo lo stesso studio – ritiene che i leader di AfD non facciano abbastanza per dissociarsi dalle posizioni estremiste e neonaziste. Deve evidentemente averlo letto attentamente l’ex leader Frauke Petry, che dopo le elezioni ha abbandonato il partito, proprio in polemica con i membri più estremisti. Il fatto che lei sia la candidata di AfD ad aver ottenuto il miglior risultato alle urne, conferma forse che gli elettori del partito di estrema destra non sono esattamente (o quanto meno non tutti) dei neonazisti xenofobi.