consulente legale della famiglia Regeni
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Prolungato di 15 giorni l’arresto del consulente legale della famiglia Regeni Ibrahim Metwaly

È dal 10 settembre che Ibrahim Metwaly, il consulente legale della famiglia Regeni in Egitto, è in carcere. È sparito dall’aeroporto del Cairo, mentre si stava per imbarcare su un volo per Ginevra, dove avrebbe dovuto partecipare a una sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. In particolare Metwaly, padre di un ragazzo “misteriosamente” scomparso e attivista della Egyptian commissions for rights and freedoms (Ecrf), avrebbe dovuto riferire proprio della delicata situazione del Paese guidato da Al Sisi, dove le sparizioni forzate sono all’ordine del giorno.

Da subito l’Ecrf – il cui sito era stato proprio nei giorni precedenti oscurato per gli utenti egiziani – ha temuto che Metwaly fosse stato arrestato. Un timore purtroppo confermato: si appreso dopo poco che la procura del Cairo aveva ordinato per lui 15 giorni di fermo, con l’accusa – secondo fonti giudiziarie – di essersi «unito a un gruppo finanziato illegalmente». Oggi l’avvocato che lo rappresenta, Ezzat Ghonem, ha riferito all’Ansa che la custodia cautelare in carcere del consulente legale della famiglia Regeni è stata prolungata di altri 15 giorni. L’accusa a suo carico sarebbe di «cospirazione con un responsabile dell’Onu», ha spiegato il legale all’agenzia di stampa. La lista dei reati di cui viene accusato è lunga: «formazione e gestione di un gruppo creato contro la legge», «diffusione di informazioni false», oltre ad essere ritenuto responsabile per aver intrattenuto contatti non autorizzati con parti straniere. Capi d’accusa assurdi, secondo il suo avvocato: «È senza precedenti che un attivista sia processato solo per aver difeso i diritti dell’Uomo», ha dichiarato.

PROLUNGATO L’ARRESTO DEL CONSULENTE LEGALE DELLA FAMIGLIA REGENI AL CAIRO

Il legale di Metwaly, inoltre, ha precisato quali rapporti ci siano tra l’attivista e la famiglia Regeni: i genitori del ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel gennaio 2016 sono supportati in Egitto proprio dalla Ecrf. Il presidente della Commissione, Ahmed Abdallah, che è un ingegnere, avrebbe incaricato Ibrahim Metwaly di supportarli da un punto di vista legale nella ricerca della verità sull’omicidio del figlio. Un aiuto che Ghoneim non sa se il legale abbia poi realmente prestato. Che Metwaly abbia o meno prestato consulenza legale alla famiglia Regeni poco importa. Il suo arresto è un fatto grave, verso il quale nessuna istituzione italiana ha opposto alcun tipo di opposizione. Anzi, proprio nei giorni della sua sparizione, si stavano ricostituendo i rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto, dove l’ambasciatore Giampaolo Cantini si è insediato proprio il 14 settembre.

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«L’abbiamo detto e lo ribadiamo: rimandare l’ambasciatore italiano al Cairo è stato un errore e non aiuta a chiarire i contorni di una vicenda tragica e dall’evoluzione inquietante. Uno stato di diritto, come il nostro, non può permettere che la Realpolitik sia sovraordinata rispetto alla ricerca della verità», ha commentato oggi il capogruppo di Articolo 1 – Mdp a Montecitorio, Francesco Laforgia, dopo aver appreso del prolungamento del fermo in carcere del consulente legale della famiglia Regeni.

L’EUROPARLAMENTARE PD ISABELLA DE MONTE ALLA MOGHERINI: «L’ASSASSINIO DI REGENI NON È UN CASO ITALIANO, L’EUROPA NON PUÒ GIRARSI DALL’ALTRA PARTE»

L’arresto di Ibrahim Metwaly sta provocando reazioni anche a Bruxelles: l’europarlamentare Pd Isabella De Monte ha oggi presentato un’interrogazione a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, per invitare la vicepresidente della Commissione europea a pretendere con più incisività dall’Egitto la verità sulla morte del ricercatore italiano. «L’assassinio di Regeni non è affatto un caso italiano e l’Europa non può girarsi dall’altra parte», ha detto l’eurodeputata, ricordando anche l’arresto del consulente legale della famiglia, una delle «378 sparizioni forzate in Egitto negli ultimi 12 mesi». «Davanti a questo scenario – ha osservato De Monte – l’Ue non può non vedere. Per questo vorremmo che, attraverso la vicepresidente Mogherini, la Commissione si esprimesse in modo meno tiepido e più netto sulla necessità di arrivare a concreti passi in avanti sulla ricerca di verità per Giulio Regeni e per le tante altre persone scomparse nel nulla in questi anni, dando seguito alla risoluzione del Parlamento Ue dello scorso 10 marzo. La risoluzione parlava chiaro: ora è necessario dare seguito a quelle promesse».

Foto copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI