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Una donna partorisce e rifiuta il taglio del cordone ombelicale: interviene la Procura

Dopo il parto una mamma rifiuta il taglio del cordone ombelicale. Per dare il via libera ai medici interviene la Procura. È quanto accaduto venerdì pomeriggio in una delle sale del parto del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine. La partoriente, dopo aver dato alla luce il suo bambino, non voleva venisse tagliato il cordone, e con lei si è opposto alla recisione anche il compagno. I due a quanto pare erano mossi da convinzioni personali, non religiose. I medici hanno dovuto ripetere che per i nove mesi d i gravidanza il cordone fornisce nutrimento e ossigeno al feto, ma una dopo il parto il feto può rimanere attaccato solo per qualche minuto, perché subentrano complicazioni: un reflusso dalla placenta che comportare rischi per il neonato.

 

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UDINE, UNA DONNA PARTORISCE E RIFIUTA IL TAGLIO DEL CORDONE OMBELICALE

La coppia ha messo in dubbio, oltre al taglio del cordone, ma anche la somministrazione di terapie che vengono normalmente somministrate alla mamma e al bambino per la loro incolumità. I due avrebbero anche ripreso con un telefonino quanto stava accadendo all’interno della sala operatoria con un telefonino minacciando il personale sanitario di presentare denunce. La situazione si è normalizzata solo dopo alcune ore. I medici, considerata la volontà ferrea dei genitori, per tutelare la salute del piccolo appena nato, sono stati costretti a rivolgersi alla Procura. Che ha dato il via libera a seguire le normale prassi per salvare il bambino.  «Ciò che è accaduto è un segno triste dei tempi, che dimostra a che punto sia arrivata la medicina difensiva», ha affermato il Procuratore della Repubblica di Udine Antonio De Nicolo, come riporta la Stampa. Il suo ufficio non ha comunque adottato alcun provvedimento, ma ha dato un’indicazione chiara: «La mission dei medici è salvare vite. Nel momento in cui sussiste un pericolo, il trattamento sanitario va fatto. I medici devono essere liberi e sereni nello svolgere il loro lavoro per salvare i pazienti. Evitare le denunce è impossibile, ma qualora arrivasse, chiaramente archivieremo. Se al contrario il neonato fosse morto in assenza di intervento, in quel caso sì che avremmo aperto un fascicolo d’indagine».

(Foto Dpa da archivio Ansa di un neonato curato in un ospedale)

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