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Escrementi ovunque e animali malnutriti: la panoramica triste sugli zoo italiani

Problemi igienici, spazi non adatti, animali mal nutriti: l’ultimo dossier sugli zoo italiani racconta una situazione davvero critica. Certo le eccezioni esistono e alcune strutture sono a norma di legge, ma in Italia sono ancora troppe quelle che operano senza licenza, forti di ispezioni che non sono affatto frequenti. Il rapporto – il primo di una serie di indagini sui giardini zoologici dei vari Paesi dell’Unione Europea – è stato curato da Born Free Foundation e Lav e pubblicato in anteprima dal Corriere della Sera.

Le due organizzazioni animaliste hanno visitato nel corso dell’estate 2015 11 zoo italiani: Aquarium Reptilarium Jesolo, Zoo di Napoli, Fasanolandia e Zoosafari di Fasano, Parco delle Star, Zoo/Safari Park d’Abruzzo, Safari Park di Pombia, Zoo di Poppi, Zoo di Murazzano e i delfinari Oltremare e Zoomarine. «Solo 2 delle 11 strutture visitate avevano ottenuto la licenza di giardino zoologico, e il 33% di quelle che ne avevano presentato richiesta erano ancora in corso di valutazione – ha spiegato la Lav al Corriere della Sera – ciononostante erano aperte al pubblico, implicando l’impossibilità di garantire il rispetto della legge, con conseguenti potenziali rischi sia per gli animali che per le persone».

ZOO ITALIANI, NON POSSONO PIÙ ESSERE SOLO UN LUOGO DOVE METTERE IN MOSTRA GLI ANIMALI

Per le due associazioni animaliste al fondo dei problemi c’è il mancato rispetto del principio – più volte sancito dalle leggi a partire dal 1999 – secondo cui gli zoo non hanno più il solo scopo di esibire gli animali per trarne profitto, ma devono essere luoghi di studio e di educazione del pubblico, impegnati per la conservazione delle specie. Il tutto ovviamente nel rispetto e nella garanzia di condizioni di vita adatte agli animali ospitati. Da qui tutta una serie di criticità riscontrate negli zoo italiani da Born Free Foundation e Lav, come riporta il Corriere della Sera:

Nell’8% dei recinti esaminati, i livelli di igiene sono risultati «scarsissimi» e presentavano «accumuli di escrementi che indicavano pulizia rara o inefficiente». E ancora: «Molti animali sembravano in cattive condizioni di salute: alcuni erano apparentemente affetti da patologie cutanee, mentre altri manifestavano segni di obesità o malnutrizione. Assenti, nel 30% dei casi esaminati, attrezzature idonee, arredi o altri arricchimenti ambientali adatti alle esigenze fisiche e comportamentali delle specie ospitate. In molti casi, gli animali non avevano l’opportunità di sottrarsi alla vista del pubblico, appartarsi o allontanarsi dai compagni di gabbia o ripararsi da temperature e fattori ambientali sfavorevoli». Infine, nessuno degli zoo visitati «sembrava disporre di un programma strutturato di educazione e sensibilizzazione del pubblico», come previsto dalla legge, e «i cartelli informativi sulle specie, quando presenti, sono risultati spesso inesatti o illeggibili». Senza contare che «oltre il 50% degli zoo esaminati presentava i propri animali nel corso di spettacoli, costringendoli ad assumere comportamenti innaturali, spesso in ambienti inappropriati, con accompagnamento musicale e, di frequente, con incoraggiamento al contatto diretto fra i visitatori e gli animali».

DOSSIER 2016 SUGLI ZOO ITALIANI DI LAV E BORN FREE FOUNDATION

Non ci sono dubbi sulle regole che gli zoo italiani dovrebbero rispettare: le hanno stabilite prima una direttiva UE del 1999, poi anche il decreto legislativo 73 del 2005. Gli animali non possono più essere trattati come oggetti da esibire e le strutture che li vogliono ospitare, per mostrarli al pubblico, “devono necessariamente perseguire tre scopi: conservare le specie a rischio, fare educazione e fare ricerca. E ovviamente garantire e rispettare le caratteristiche etologiche delle specie presenti”, come spiega il Corriere. I controlli – come prevede la direttiva UE – spettano ai singoli Stati, che possono o meno concedere le licenze agli zoo, dopo avere fatto le dovute verifiche. Ebbene, solo tre strutture tra le 11 che hanno ricevuto i sopralluoghi di Born Free Foundation e Lav erano avevano la licenza e anche in queste gli animalisti hanno riscontrato delle criticità. «Le conclusioni del rapporto evidenziano, purtroppo, una situazione estremamente precaria delle strutture zoologiche del nostro Paese esaminate, resa ancor più problematica dal numero estremamente limitato di ispezioni pubbliche negli zoo, spesso condotte in modo incoerente e inefficace, anche se è emerso un miglioramento rispetto ai dati che si riferiscono alle ispezioni nel 2011», ha commentato al Corriere della Sera Gaia Angelini, responsabile Lav Area Animali esotici.

Foto copertina: immagine dall’archivio ANSA / CIRO FUSCO