Come la perdita delle cinque grandi virtù brianzole sta portando l’ Italia alla perdizione
Un tempo la discrezione era una grande virtù brianzola. Ora non più. Mentre altre perdite non dispiacciono, e
altre tutti ci augureremmo avvenissero il più presto possibile, questa personalmente la vivo male. Quando ero bambina mi hanno insegnato che se hai qualche problema non devi andare a raccontarlo a tutto l’universo, ma devi organizzarti per risolverlo, e se hai successo non devi fartene un vanto, ma un po’ vergognartene. Con tutti i dovuti distinguo, è un atteggiamento sano nei confronti dell’esistenza e aiuta a ottenere onore e rispetto. Onore e rispetto magari non hanno mai significato molto, ma adesso non contano proprio più un cavolo. Adesso viviamo in un paese governato da un brianzolo d’adozione che ha rimbesuito per anni gli italiani con il Grande Fratello, nonché riempito i suoi telegiornali di faccende più o meno pruriginose di gente senza talento e ha reso la sua stessa esistenza un fatto televisivo. Questa persona, che invece di talento e cervello ne ha, e molto, è giunta pochi giorni fa a dire, ovviamente pubblicamente a mezzo tele e non nel suo salotto di casa, che è cafone impicciarsi dei fatti personali della gente, perché sono privati. Ma davvero? Si vede che è cresciuto a Milano e non invece a Macherio, dove ha risieduto per anni, perché altrimenti se ne sarebbe accorto già da un pezzo, che le cose personali sono private. Così all’improvviso sono magicamente scomparsi dai tg i sederi delle ochine e degli ochini di turno, di cui si faceva ampio sfoggio, e si è passati a parlare di argomenti tipo l’ontologia metafisica, la storia dell’arte del Belucistan e la metallurgia nella preistoria ungherese. Adesso il gossip non deve più esistere, perché è indelicato impicciarsi degli altrui affari di famiglia. Da brava monzese saluto con grande entusiasmo questa nuova rotta moralizzatrice della nave degli Schifidol catodici, che va a vele spiegate verso una gestione più francescana delle cose. Speriamo che la regola del silenzio prenda piede, ma è solo una questione di giorni e si torna al gossip.
- QUESTIONE DI LIQUIDITA’ - Seconda somma virtù brianzola era il sacro rispetto delle istituzioni. Postumo, ma sacro. Mi spiego. Il brianzolo ha sempre cercato di evadere le tasse come poteva. Si tratta di una sorta di automatismo genetico unita a una propensione fisiologica al far fatica a sborsare, un caso territoriale endemico di Parva Manus, manina corta. Ma se lo stesso brianzolo prendeva una multa per divieto di sosta non trovava pace finché non l’aveva pagata. Se aveva un problema legale, benché insignificante, perdeva il sonno finché non arrivava a una definizione della contesa. Ora è motivo di vanto avere cause pendenti, anche penali, e sbugiardare se stessi con manovre al limite della legalità e della decenza. Pur avendo noi ad Agrate lo stabilimento della Star, qui non faceva tutto brodo. Per niente. Ora il dado è passato di moda ed è tempo di zuppe miste, che hanno tutte lo stesso gusto e non si capisce più cosa c’è dentro. Il mio bisnonno Angelo ebbe una medaglia d’oro al valor militare perché si prese una pallottola nella schiena andando nell’accampamento austriaco a riprendere la bandiera italiana che i crucchi avevano rubato e sulla quale facevano la pipì in segno di disprezzo. Mio bisnonno era molto sensibile ai liquidi.
- ATTACCAMENTO AL TRAM - Terza grande virtù locale era il sapersi
arrangiare. I debiti andavano pagati, le cambiali erano un’onta, la mancanza di lavoro una disgrazia. Uno si sentiva tenuto a tirarsi fuori dalle situazioni “facendosi su le maniche”. Ora che tutte, e sottolineo tutte, le aziende brianzole sono in cassa integrazione se non chiuse, l’assistenzialismo ha preso piede pure qua. L’entusiasmo c’è, ma non ci sono gli ordini. Mi posso entusiasmare quanto mi pare a vendere i vestiti a Obama (li produce Canali, storica ditta brianzola che fa abiti maschili), ma di presidenti belli, alti ed eleganti per ora ce n’è uno solo come cliente, accidenti. Magari potremmo fare un casting elettorale anche in Italia, per trovare qualcuno che vesta i nostri prodotti tessili con classe. Magari. La cassa integrazione è aumentata dell’864 per cento rispetto al 2008. Qui, certo, qui da noi, perché era sempre qui che prima non c’era. Sapete cosa mi ha detto la settimana scorsa un sindacalista della Cgil locale, di origine calabrese? “È ovvio che i dati nazionali abbiano come base la nostra situazione e non quella della Calabria, perché era da noi che c’era il lavoro. Adesso manco quello. Chi ha i soldi li tiene in banca e aspetta.” Gli altri, come si dice qui da noi, si attaccano al tram.
- LA TERESA E LA MABILIA - Quarta virtù era il senso dell’umorismo. Sì, noi abbiamo il senso dell’umorismo, fin dai tempi di Parini e poi di Gadda. Dissacrante, per giunta, nonché satirico, carissimi. Certo voi foresti non avete mai visto uno spettacolo dei Legnanesi, che sono in giro da 60 anni. Anche se Legnano è nel varesotto, i legnanesi hanno uno spirito molto brianzolo. La Teresa e la Mabilia sono due drag queen ante litteram e sono anche molto sagge, ma parlano nel dialetto del nord.




ahhah:) dai, io mi son preso un bel brianzolo vecchia maniera. Son sicura che sarà d’accordo con te
Brava!!
“Noi passiamo la vita a sentire le battute in romanesco e in napoletano, le quali non sono tutte di un’acutezza straordinaria,”
Sicura??
apparteniamo ad una razza con i cromosomi della comicità nel patrimonio genetico!
Noi, “terrùn”
Sono angosciato: mi sono accorto dalla lettura di questo post agrodolce che Perugia (la mia città) sembra sia in Brianza, anzichè in Umbria – mutatis mutandis, of course!
Sia nelle virtù del passato che nell’imbarbarimento dell’oggi. Mi devo preoccupare?
Complimenti.
C.
Noi brianzoli dovremmo fare causa alla Lega. Se osiamo lamentarci della tv che parla solo romanesco o napoletano siamo “razzisti leghisti”, però se passa Jannacci in tv si mettono i sottotitoli. E ci siamo pure sorbiti un Don Abbondio fatto da Sordi che parlava in romanesco.
Complimenti vivissimi.
“L’affidabilità funziona così, ascoltate con attenzione perché è stranissimo: uno dice che farà una cosa e poi la fa.”
Forse non basterebbe altro, grazie.
Ho vissuto sei anni a Milano e devo dire che la Parva Manus non è solo del brianzolo ma è congenita anche in tutto il comprensorio milanese.
Io che ero suggestionato dalla mitologia del genovese sono rimasto sorpreso che a milano i genovesi mitologici sarebbero considerati dei poveri dilettanti rispetto ai milanesi reali…
L’umorismo brianzolo poi mi è sfuggito, forse sono arrivato tardi o forse la trasformazione genetica dall’umorismo sarcastico al costante rosicamento incancrenito verso i non autoctoni era già avvenuta da un pezzo. Però è strano non mi risulta che i toscani abbiano cambiato carattere neanche in tempi di guerra e carestia. In ogni caso in Lombardia mi sono reso conto di quello che gia una sdolcinata telenovela lasciava presagire: anche i ricchi piangono…. e soprattutto fottono!!