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Il personaggio della settimana: Kalinic

Nikola Kalinic nasce in Croazia il 4 gennaio del 1988, dopo un lungo travaglio in cui la madre avrebbe preferito partorire Belotti o Aubameyang.

Cresciuto calcisticamente nell’Hrvatski Nogometni Klub Hajduk Split (anche detto Hadjuk Spalato), incomincia ad accarezzare già da giovane l’ipotesi di trasferirsi in Italia perché lì i nomi delle squadre sono più semplici da scrivere.

Debutta in prima squadra a soli 17 anni ma non riesce a mettersi in mostra. Provateci voi a concentrarvi sul calcio a quell’età vivendo in Croazia.

Dopo due ottime stagioni, viene ceduto al Blackburn Rovers. Decisiva la volontà del ragazzo, che aveva voglia di provare un’altra esperienza: il tempo nuvoloso.

( Pare che per convincere l’Hajduk Spalato a cederlo in Inghilterra, Kalinic abbia presentato un certificato medico che testimonia il suo stress da guida a destra.)

Nel 2011 viene acquistato dal Dnipro: nella sua partita d’esordio segna e si fa espellere dopo due minuti, convinto ci fosse ancora il golden gol.

Dopo quattro stagioni ottime stagioni, condite anche da una finale di Europa League persa d’ufficio contro il Siviglia, approda alla Fiorentina per prendere il posto di Mario Gomez, che gli lascia l’apposito contrassegno.

Nell’estate 2017 però, entra in conflitto con la dirigenza viola dopo aver saputo dell’interessamento del Milan, costringendo Corvino all’ennesima plusvalenza indesiderata.

Kalinic invia più volte certificati medici alla Fiorentina, lamentando la situazione di stress emotivo generata dal mercato: “Perché tutti gli altri possono  essere venduti e io no?”

Per non allenarsi con la Fiorentina, l’attaccante prima denuncia un furto nella sua casa in Croazia, poi presenta un certificato medico, infine denuncia il furto del certificato medico.

Fassone e Mirabelli concludono l’affare dopo settimane passate a cercare alternative migliori, visti i tentativi di convincere Ibrahimovic, Belotti, Aubameyang a firmare o Montella a tornare a giocare.

In rossonero sceglie il numero 7. È l’unico che non voleva Bonucci.