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La mancanza di sonno fa male: uno studio la collega a demenza e Alzheimer

La mancanza di sonno è associata a diabete, ictus e malattie cardiovascolari. Ora un nuovo studio pubblicato su Neurology, la rivista dell’Accademia Americana di Neurologia, ha evidenziato che le persone che hanno una fase REM più breve sono più esposte a sviluppare demenza e Alzheimer. E così il fatto che il 45% della popolazione mondiale non dorma abbastanza diventa un problema di salute pubblica.

Lo rende noto il sito di CNN, che riporta i risultati della ricerca: i neurologi hanno seguito 321 persone, metà uomini e metà donne, tutti over 60. Tra il 1995 e il 1998 hanno monitorato il loro sonno: quanto impiegavano per raggiungere la fase REM – la quinta, quella in cui aumentano la temperatura corporea, il respiro e il polso e si sogna – quanto questa e le altre fasi duravano. Negli anni successivi hanno continuato a seguirle, controllando le loro capacità cognitive. Risultato: chi impiega di più – oltre 90 minuti – per raggiungere la fase REM e quindi il sonno profondo ha più probabilità di sviluppare la demenza. Mentre il problema non è associato a nessuna delle altre quattro fasi del sonno.

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CHI HA SVILUPPATO LA DEMENZA SOGNAVA DI MENO

Delle 321 persone coinvolte nello studio, 32 hanno avuto problemi di demenza, in 24 casi si trattava di Alzheimer. Queste persone tra l’altro trascorrevano in media meno parte del sonno a sognare: il 17% contro il 20 di quelli che non hanno poi avuto problemi neurologici.

«I nostri risultati indicano che la fase REM è correlata alla demenza», ha spiegato uno degli autori dello studio, Matthew P. Pase dell’Università di Tecnologia di Swinburne in Australia. «Il prossimo passo sarà quello di determinare perché la minor durata della fase REM porti un maggior rischio di demenza». C’è un aspetto positivo, però: la speranza del medico è che proprio chiarire il ruolo giocato dal sonno nell’insorgenza di malattie come demenza e Alzheimer queste in futuro si possano ritardare o addirittura impedire.

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