lettera deportazione
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«Caro cittadino UE, sono il governo della Gran Bretagna e ho deciso di deportarti. Altrimenti ti arresto»

La vicenda ha dei contorni paradossali e sembrerebbe davvero una delle tante fake news che circolano in rete. Eppure, è successo veramente. In Gran Bretagna, il governo ha spedito una lettera a circa cento cittadini dell’Unione Europea residenti nel Paese, chiedendo loro di lasciare i confini britannici entro un mese, pena l’arresto. I destinatari della missiva sono rimasti sconcertati e hanno chiesto spiegazioni. In modo particolare, la ricercatrice di storia Eva Johanna Holmberg, di origini finlandesi e sposata con un britannico: è stata lei a denunciare l’accaduto sui social network e a contattare (in un primo momento senza avere alcuna risposta) il governo.

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LETTERA DEPORTAZIONE, LA DENUNCIA

Qualche giorno dopo, sono arrivate le scuse ufficiali del ministero dell’Interno che ha spiegato ai circa cento destinatari della lettera l’errore grossolano e ha avviato un’inchiesta interna per comprenderne l’origine. Per comprendere la portata della gaffe, basti pensare che anche la premier Theresa May è stata costretta a intervenire sull’argomento, ricordando come «tutti i cittadini Ue in Gran Bretagna che i loro diritti e il loro status non sono cambiati».

LETTERA DEPORTAZIONE, LA REAZIONE DELLE OPPOSIZIONI

Inevitabili le polemiche da parte delle opposizioni, con il ministro dell’Interno ombra Ed Davey che è partito all’attacco: «Quelle lettere sono davvero una vergogna – ha detto -. I cittadini europei che hanno scelto di restare qui stanno già vivendo un periodo di profonda incertezza e ora vengono minacciati di deportazione. Questo è un governo di incompetenti».

Lo spiacevole inconveniente ha interessato soltanto un centinaio di persone, ma i cittadini UE residenti in Gran Bretagna sono circa 3,5 milioni, tutti fortemente preoccupati per il futuro del loro status dopo Brexit. E, in generale, anche il Paese non se la passa benissimo: la sterlina si sta progressivamente indebolendo (ai minimi da otto anni) ed è aperta la controversia sulla competenza dei tribunali sui cittadini UE (la Gran Bretagna spinge affinché sia esclusiva quella locale e non concorrente con quella europea). Poi, ci si mettono anche le lettere partite per sbaglio a rendere tutto più difficile. Il self-control tipicamente britannico inizia a vacillare.