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«Maradona è un truffatore, ma a Napoli è venerato come un santo»: il racconto critico del Wall Street Journal

«Maradona è un reo confesso truffatore, come mai i napoletani credono che sia un santo?» È questo il titolo di un reportage pubblicato ieri dal Wall Street Journal. Il giornalsita Ian Lovett è stato a Napoli, dopo che la città ha consegnato a Maradona la cittadinanza onoraria, per indagare il “culto” dei cittadini per il giocatore argentino.

I napoletani lo venerano come un santo. Organizzano banchetti per Santa Patrizia, che ha dedicato la sua vita ai poveri, e festeggiano San Gennaro, il patrono della città, ma più di tutti, adorano Diego Maradona, che non è italiano e il cui passato è – quanto meno – a luci e ombre. È diventato “supernaturale” giocando nel Napoli, a cui ha fatto vincere i due scudetti, nel 1987 e nel 1990. La devozione a Maradona si estende più o meno tutti i dintorni di Napoli. Le famiglie appendono la sua maglia sui balconi. La sua faccia è dipinta sui muri, con i gessetti sui marciapiedi e attaccata sulle porte dei ristoranti. Nelle vetrine dei negozi di souvenir ci sono poster di Maradona con scritto “Santo Originale” o semplicemente “Dio”.

IL CULTO PER MARADONA A NAPOLI

Il giornalista del Wall Street Journal non risparmia critiche e ironia alla devozione dei napoletani per Maradona, che lui ritiene totalmente ingiustificata, a causa del comportamento tenuto dentro e fuori dal campo dal campione argentino.

Maradona ha lasciato Napoli nella disgrazia nel 1992, dopo essere risultato positivo al test per la cocaina ed essere stato sospeso per 15 mesi. Nel 2000, nella sua autobiografia, ha ammesso di aver assunto droghe mentre giocava. Maradona, 56 anni, ha segnato uno dei gol più infami nella storia del calcio – un irregolare gol di mano con cui ha battuto l’Inghilterra ai quarti di finale dei Mondiali del 1986 – che ha chiamato “la mano di Dio”, provocando l’odio decennale dei tifosi inglesi. Più recentemente, Maradona dichiarato di appoggiare il presidente venezuelano Maduro e su Facebook ha detto che sarebbe disposto a combattere per lui. Sta ora lavorando dietro le quinte come manager di Al-Fujairah, una squadra semi sconosciuta degli Emirati Arabi Uniti. Non solo Maradona non è italiano, giocava nell’Argentina che ha eliminato l’Italia dai Mondiali del ’90. A Napoli non fa niente.

Il giornalista ha incontrato e intervistato molte persone a Napoli, dai titolari dei negozi di souvenir tappezzati di fotografie e magliette di Maradona, a ragazzi nati dopo il suo ritiro dal calcio, che lo venerano comunque con la stessa intensità dei padri.

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«Non è un santo, è un dio», ha detto Enzo Cozzolino, il titolare di un negozio in centro, che per metà è un tempio di Maradona. Al negozio di Cozzolino, le bibite e gli snack in vendita si vedono a malapena dietro gli stendardi del Napoli e le foto, i disegni e le figurine di Maradona. La vita fuori dal campo di Maradona lo fa amare solo di più dal signor Cozzolino, di 59 anni, che ricorda come il giocatore arrivasse tardi alle partite, dopo aver fatto tardi la notte e comunque riuscisse a segnare. «È come Napoli: è esattamente come si comportano i napoletani», spiega. «È solidale con la città. È un po’ pazzo».

Il reportage, che non nasconde le critiche, del Wall Street Journal arriva dopo che il mese scorso il sindaco De Magistris ha deciso di consegnare a Maradona la cittadinanza onoraria. Il soggiorno del calciatore argentino a Napoli è stato vissuto con moltissima partecipazione dai tifosi, suscitando così la curiosità anche all’estero.

Foto copertina: ANSA/CIRO FUSCO