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E De Luca se la prende con il «finto ambientalismo che ferma tutto»

Il terremoto ad Ischia ha riacceso l’attenzione sul problema dell’abusivismo e sugli abbattimenti degli edifici costruiti senza rispettare la normativa in vigore. E ha riacceso anche le polemiche legate alla legge regionale campana impugnata dal governo che indica ai Comuni i criteri per bloccare le demolizioni e che viene considerata un modo per andare incontro agli occupanti abusivi in una Regione che conta circa 70mila case da demolire. Il presidente della Regione Vincenzo De Luca ieri a Casamicciola ha replicato alle accuse ribadendo di non aver «mai parlato di sanatoria o di condono». «Io sostengo che si deve uscire dalla situazione di impasse attuale con scelte secche. Quel che va abbattuto, si abbatta. Quel che si deve salvare, si salvi. Però si deve prendere una decisione», è una dichiarazione del governatore pubblicata oggi dalla Stampa.

 

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VINCENZO DE LUCA E L’«AMBIENTALISMO PAROLAIO»

Nessun passo indietro rispetto a quanto scritto nella legge considerata ambigua. «La nostra legge sostiene che bisogna distinguere. Ci sono quattro casistiche che non si possono ammettere: se si è costruito in zone di vincolo idrogeologico, se c’è un vincolo assoluto di inedificabilità, se hanno costruito imprese colluse con la camorra, se il proprietario ha altre proprietà, allora bisogna abbattere. Punto. E cos’, con queste demolizioni, già un 30 o 40 percento delle case abusive verrebbero demolite. Il resto, a discrezione dei Consigli comunali può essere requisito o destinato a edilizia sociale». De Luca sostiene che anche con la sua legge dunque dovrebbero esserci abbattimenti a Ischia. E attacca gli ambientalisti. «A parole – è un’altra affermazione riportata dalla Stampa – tutti perfetti e poi nessuno fa niente da decenni. Poi, se il governo deciderà diversamente, se assume una posizione di principio, io mi inchino. Ma pretendo coerenza. Allora ci mandino l’esercito e si prendano la responsabilità di abbattere tutto… Perché, vede, a furia di fare finto ambientalismo, in questi 25 anni gli immobili sono rimasti lì e gli sversamenti sono finiti nei terreni. Ma si sono tutti ripuliti la coscienza. Con grandi chiacchiere».

(Foto: ANSA / CESARE ABBATE)