Nba al fulmicotone

13 maggio 2009

Fotofinish mozzafiato per l’NBA americana. Breve ritratto dei protagonisti, delle facce, delle storie e perché no, dello sport.

Lo slogan che da qualche tempo accompagna la National Basketball Association – nel pieno rispetto dell’abc del marketing che vuole un logo accattivante, un nome breve e facilmente ricordabile e uno slogan che rimanga impresso nelle menti dei consumatori, il tutto possibilmente accompagnato da un jingle musicale di sicuro successo – è “Where Amazing Happens”, traducibile più o meno in “Dove accade l’incredibile“. Esso sostituisce il precedente “I Love This Game!” (“Amo questo gioco!“), che accompagnò la pallacanestro americana per buona parte degli anni ’90 e, con l’avvicinarsi dei Playoff di questa stagione, è stato utilizzato per porre un quesito ai fan, al fine di rendere ancora maggiore l’attesa per la parte di stagione in cui il gioco in campo si eleva ai massimi livelli e le squadre lottano per contendersi il titolo di campioni NBA (e non è un caso se commentatori come Keith Olbermann della NBC, estremista liberal che ogni tanto si dedica allo sport, ogni ottobre-novembre, in prossimità dell’inizio di una nuova stagione cestistica, affermino di essere già annoiati e di non vedere l’ora che arrivi maggio, quando il gioco inizia a farsi serio). La domanda posta dagli spot NBA agli spettatori era “Where will Amazing happen this year?” (“Dove accadrà l’incredibile quest’anno?“). Per quanto visto finora nella offseason, la risposta, fatte le dovute selezioni, e sicuramente escludendo ingiustamente qualcosa o qualcuno, si limita a tre location. Si può infatti affermare che, almeno per il momento, l’incredibile è avvenuto a Cleveland, Ohio. A Los Angeles, California. E a Houston, Texas.

LA SITUAZIONE - In prossimità dell’inizio dei Playoff, basandosi su quanto emerso dalla stagione regolare, gli esperti di palla a spicchi d’oltreoceano prevedevano che, nonostante le squadre ammesse alla fase finale fossero – come ogni anno – sedici, la partita per il titolo NBA fosse ridotta a sole due-tre formazioni. I Cleveland Cavaliers, team che più ha vinto in regular season (66 vittorie) e, soprattutto, avente al suo interno il signor LeBron James, miglior giocatore del 2009 e vero e proprio fenomeno del parquet, capace di fare pressoché ogni cosa. I Los Angeles Lakers, finalisti lo scorso anno, quanto di meglio vistosi ad Ovest in questa stagione, guidati dal genio tecnico-tattico di Phil Jackson e, soprattutto, squadra di Kobe Bryant, straordinario talento, già ora uno dei più grandi di ogni tempo. I Boston Celtics, inseriti di diritto in quanto campioni in carica, nonostante una stagione leggermente al di sotto delle aspettative, ma sempre temibili grazie al trio di stelle composto da Paul Pierce, Ray Allen e Kevin Garnett. L’esclusione di quest’ultimo, dovuta alle complicazioni di un infortunio al ginocchio, hanno di fatto condannato i Celtics, a meno di improbabili miracoli o di eventuali resurrezioni, ad abdicare, pur tuttavia lottando fino all’ultimo pallone. Cavaliers e Lakers, seppur con percorsi alquanto differenti, sono ancora annoverati tra i principali e unici favoriti.

VITTORIA NON SCONTATA – Cleveland. Come sostiene l’editorialista John Schumann sul sito ufficiale della National Basketball Association, mentre ogni altro team ha dovuto affrontare più di un ostacolo sul proprio cammino, la strada di Cleveland per le finali di conference è stata fluida e senza incidenti. 4-0 al primo turno contro gli inguardabili Detroit Pistons (nel caso ci fossero ancora dubbi su quale squadra abbia guadagnato di più dallo scambioIverson-Billups, la risposta è: i Denver Nuggets), 4-0 nelle semifinali di conference contro i coraggiosi, ma non esattamente minacciosi, Atlanta Hawks. “Non c’è stato nessun dramma nei minuti finali della partita, nessuna gara persa per infortuni o sospensioni. Non c’è neppure stato un fallo antisportivo” scrive Schumann. L’unica difficoltà – se così si può chiamare – che i Cavs hanno dovuto fronteggiare è stata essere sotto di un punto (!) nel terzo periodo di gara 3 ad Atlanta. Per non parlare dei 19 secondi (!) in cui sono stati in svantaggio contro Detroit. Ogni altra squadra nei Playoff di quest’anno, su entrambe le coste, ha perso almeno due inconri. I Cavs sono stati protagonisti di due “sweep” (il cui significato equivale al nostro “cappotto“), due vittorie 4-0 consecutive, il primo team a compiere quest’impresa dal 2005 (allora furono i Miami Heat di Shaquille O’Neal e Dwyane Wade, quell’anno laureatisi campioni). Cifre impressionanti, tenuto conto che nello scorso anno, il numero totale di “sweep” fu di…uno. Gli avversari travolti finora, in questa sorta di marcia trionfale, non erano esattamente formazioni in grado di preoccupare Cleveland, anzi: “I Pistons erano il peggior team dei Playoff? Sì. Gli Hawks erano il peggior team delle semifinali di conference? Sì. Erano entrambe squadre allo sbando? Assolutamente sì“, fa notare ancora Schumann, “Ma ciò non significa che i Cavs non stiano giocando la miglior pallacanestro nella lega in questo momento“. Tutto merito di LeBron Raymone James, Most Valuable Player della stagione 2009, un mostro della pallacanestro probabilmente creato in laboratorio, capace virtualmente di giocare in ogni ruolo e, soprattutto, di mostrare un livello di gioco senza eguali. 203 centimetri per 113 chilogrammi, un fisico impressionante per una guardia 24enne, abbinato a un talento secondo a nessuno al mondo. I paragoni con il passato, in particolare con un numero 23 che giocava a Chicago e rispondeva al nome di Michael Jeffrey Jordan, si sprecano. E molti, parlando della sua franchigia, preferiscono chiamarla “i Cleveland LeBrons“. Soprannome che sottolinea l’enorme impatto che ha un solo, insostituibile giocatore sull’intera squadra, ma anche a evidenziare la palese assenza di sparring partner di alto livello. Come ha notato provocatoriamente Gregg Doyel della CBS, i Cavs stanno asfaltando ogni avversario, ma non sono una squadra da titolo: “Mi piace Cleveland. Perché amo LeBron James. É il mio atleta sportivo preferito, ma non mi piace il suo team. Non sono campioni NBA, è un insulto ai campioni che ci sono stati in passato, nessuno dei quali aveva un frontcourt così patetico come Cleveland”. Nel paragonare i Cavs alle formazioni che negli anni hanno vinto il titolo NBA, Doyel si rivolge ai tifosi di Cleveland e chiede: “Provate a trovare un team forte abbastanza da vincere un titolo NBA ma al tempo stesso così scarso da avere come titolari giocatori come Zydrunas Ilgauskas e Anderson Varejao nel ruolo di centro e ala forte. Non potete”. E questo, a detta dei più, è il motivo per cui, a dispetto dell’incredibile gioco mostrato da King James, i Cleveland LeBrons, quest’anno, non arriveranno a indossare l’anello di campioni.

Un commento a Nba al fulmicotone

  1. 1. Mai dare per spacciati i Celtics…
    2. I Nuggets, che si giocheranno la finale con i Lakers, avrebbero meritato molta più attenzione, soprattutto rispetto ai Rockets che con tutta la buona volontà non potranno reggere a lungo senza… lunghi (già ieri notte hanno retto 5 minuti prima di essere asfaltati).

    In definitiva, nonostante il Prescelto, credo che quest’anno i Lakers non si lasceranno sfuggire l’anello.

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