Bruno Gulotta
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Bruno Gulotta, l’italiano ucciso a Barcellona e la riflessione sull’immigrazione poco prima di morire

Bruno Gulotta, il 35enne di Legnano morto nell’attentato di Barcellona sulla Rambla, pochi giorni fa aveva condiviso sul suo profilo Twitter un articolo sull’immigrazione islamica in occidente, una «lucida, razionale, apolitica analisi del fenomeno dell’immigrazione, da leggere a mente aperta», scriveva il responsabile marketing e vendite di Tom’s Hardware, morto nella città catalana, dove era in vacanza insieme ai due figli e alla moglie.

 

Bruno Gulotta

L’articolo condiviso da Bruno Gulotta l’11 agosto, meno di una settimana prima di morire nell’attacco terroristico di Barcellona, è stato pubblicato lo scorso 9 agosto sul blog libertario Liberty Corner: si tratta di un estratto di un saggio di Guglielmo Piombini, uno dei pionieri del libertarismo in Italia. Il titolo Libertarismo, diritto di muoversi e immigrazione islamica.

IL SAGGIO SULL’IMMIGRAZIONE ISLAMICA CONDIVISO DA BRUNO GULOTTA PRIMA DI MORIRE A BARCELLONA

La riflessione parte dagli anni che hanno preceduto la prima guerra mondiale, quando «si poteva viaggiare liberamente in tutto il mondo senza bisogno di documenti o formalità burocratiche. Ognuno andava dove voleva e vi rimaneva finché voleva. Non c’erano permessi né concessioni né lasciapassare». Oggi – però – sostiene il saggio condiviso da Bruno Gulotta – questo non sarebbe più possibile, perché:

I governi dell’epoca non assillavano i viaggiatori con controlli doganali, burocrazia, reticolati, passaporti e frontiere anche perché a quei tempi non esisteva il welfare state, e quindi gli immigrati non costituivano mai un costo per gli Stati che li accoglievano. A differenza di oggi il problema dell’immigrazione parassitaria, attirata dai benefici dello “stato sociale”, nemmeno si poneva. La mancanza di assistenzialismo pubblico incentivava gli immigrati a dedicarsi a occupazioni produttive e a integrarsi il prima possibile nella società che li ospitava.

Il saggio prosegue paragonando l’immigrazione negli Stati Uniti a fine XIX secolo con l’attuale immigrazione dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa.

L’attuale arrivo di popolazioni asiatiche e africane in Europa ha quindi un carattere molto diverso dalla grande emigrazione degli europei in America. Confrontando queste due esperienze storiche si ha l’impressione che meno i governi si ingeriscono nelle vite degli immigrati conferendogli “diritti”, facilitazioni o sussidi, più i nuovi arrivati si integrano e hanno successo. (…) Invece di fare la parte delle patetiche e lamentose “vittime della società” o della “discriminazione” come i miserabili scrocconi del welfare state che arrivano oggi in Europa, divennero artefici del proprio destino.

Nell’Europa di oggi, invece, le etnie che usufruiscono in maniera massiccia di sussidi e servizi pubblici possono permettersi di praticare atteggiamenti improduttivi, sprezzanti, pretenziosi, minacciosi, violenti e intimidatori nei confronti della popolazione autoctona, senza subire alcuna conseguenza negativa.

NEL SAGGIO CONDIVISO DA BRUNO GULOTTA IL PROBLEMA DELL’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA

Nel saggio condiviso sull’immigrazione islamica in Europa condiviso da Bruno Gulotta pochi giorni prima di morire, si riflette anche sull’islamizzazione del vecchio continente. Per il responsabile marketing morto nell’attentato di Barcellona sulla Rambla si trattava di una «analisi lucida, razionale, apolitica, da leggere a mente aperta». Nessun giudizio o commento sul suo tweet, solo il suggerimento di leggere un pensiero un po’ diverso da quelli comuni, un saggio libertario di confronto storico tra due diverse immigrazioni.

Non tutte le culture, infatti, sono uguali. Non tutte le culture accettano quei principi liberali che, sebbene soffocati dalla secolare avanzata dello statalismo, in Occidente ancora sopravvivono a livello sociale. Ma che fine faranno questi valori se le nostre società sono popolate sempre più da persone portatrici di una cultura, come quella islamica, che ritiene giusta l’abolizione della libertà d’espressione in materia religiosa, l’inferiorità giuridica delle donne e degli “infedeli”, la pena di morte per apostati, blasfemi o adultere, e che avversa profondamente tutte le manifestazioni artistiche della creatività umana come la musica, la scultura o la pittura?