Marino Occhipinti vacanza
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L’ergastolano della banda della Uno Bianca va in vacanza in Val d’Aosta nell’hotel a 4 stelle

Era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della guardia giurata Carlo Beccari durante l’assalto ad un furgone portavalori davanti alla Coop di Casalecchio di Reno nel 1988. Ora Marino Occhipinti, membro della famigerata banda della Uno bianca (che ha operato tra gli anni Ottanta e Novanta seminando il panico) ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza di Padova la possibilità di trascorrere una settimana di vacanza in una struttura alberghiera della Valle d’Aosta. A Breuil, hotel a 4 stelle.

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MARINO OCCHIPINTI VACANZA VALLE D’AOSTA

Attualmente, Marino Occhipinti è detenuto in regime di semilibertà (la decisione è stata presa a partire dal 2012) e ha avuto anche la possibilità di trasferirsi da Padova, dove è detenuto, nella piccola regione ai piedi delle Alpi. Ufficialmente, secondo quanto riporta il quotidiano Il Gazzettino, Occhipinti sarebbe stato invitato da Comunione e Liberazione e dalla Cooperativa Giotto a una manifestazione dedicata «all’aggregazione e all’arricchimento dei detenuti».

L’iniziativa ha fatto molto scalpore per la natura clamorosa del permesso premio. Occhipinti lavora ormai da 15 anni per la Cooperativa Giotto e può già beneficiare di un trattamento di favore rispetto agli altri condannati all’ergastolo, in virtù del regime di semilibertà. Ora, la notizia della sua «vacanza» in una struttura a 4 stelle ha fatto storcere il naso a tante persone.

MARINO OCCHIPINTI VACANZA, IL PRECEDENTE DELLA VIA CRUCIS

Nell’ordinanza che concede il permesso a Occhipinti vengono poste soltanto due condizioni affinché il detenuto possa trascorrere la settimana in Valle d’Aosta: il regime di libertà vigilata e il divieto assoluto di intrattenersi con persone estranee all’iniziativa. Occhipinti aveva già fatto parlare di sé per il permesso accordato nel 2010 all’ex poliziotto per consentirgli di partecipare a una via Crucis organizzata sempre da Comunione e liberazione a Sarmeola di Rubano (Padova).

FOTO: BOLZONI/ANSA/IAN