ong proactiva
|

La Ong spagnola Proactiva fermata dalle forze libiche: «Volevano spararci, sono come pirati»

Oggi Fabio Albanese su La Stampa intervista Riccardo Gatti, capo dell’Ong spagnola Proactiva sequestrata a Ferragosto dalle forze libiche.

«Stavamo facendo addestramento in mare. Vicino a noi a un miglio e mezzo c’era la nave della C-Star (l’imbarcazione antimigranti di Defend Europe, ndr). A un certo punto abbiamo visto che a loro si avvicinava una pattuglia della guardia costiera di Tripoli. I libici sono stati qualche minuto dalla CStar e poi si sono diretti verso di noi. Hanno iniziato a chiederci se avevamo l’autorizzazione a rimanere nella zona; noi abbiamo detto che non siamo obbligati. Loro ci hanno risposto che invece sì, che loro sono l’autorità e perciò dovevamo avere un’autorizzazione del governo libico. Hanno iniziato a minacciarci che dovevamo seguirli a Tripoli, sennò ci avrebbero sparato.
Noi abbiamo iniziato a dire che ci mettevamo in contatto con la guardia costiera italiana, visto che noi siamo coordinati da Roma. I libici ci hanno detto che a loro non interessava ciò che dicevamo e chi stavamo chiamando».
Siete rimasti lì senza potervi muovere per quanto tempo?
«É durato tutto un paio di ore da quando ci hanno detto di fare rotta verso Sud, verso Tripoli, fino a quando invece ci hanno obbligato ad andare a Nord».

LEGGI ANCHE > La coppia di italo-cubani rifiutata dalla casa già affittata: «Siete neri»

Aspetto curioso della vicenda è la presenza della nave di estremisti di destra (C-Star) che non sembra esser minimamente toccata dai provvedimenti delle forze libiche.

Come si è sbloccata la situazione?
«Tutti i loro messaggi erano conditi dalla minaccia che ci avrebbero sparato. Iniziarono a dirci che volevano salire a bordo e di preparare la scaletta. Abbiamo risposto che non potevano salire a bordo e che stavano facendo qualcosa di illegale, ripetendo questo messaggio diverse volte e aggiungendo che eravamo nella legalità, eravamo coordinati e stavamo informando la guardia costiera italiana e l’operazione Sophia di Eunavformed.
Quando abbiamo dovuto seguirli, eravamo abbastanza lenti e loro ci minacciavano di spararci se non avessimo accelerato. Abbiamo risposto che stavamo chiamando la Nato per chiedere protezione.
A questo punto ci sono stati dieci minuti di silenzio radio, poi ci hanno richiamato minacciandoci che dovevamo dirigerci a Nord e non tornare mai più, e se ci avessero visto tornare ci avrebbero sparato e ammazzato.
Ci hanno seguito per 20 minuti e poi ci hanno lasciati andare. Dietro di loro c’era la nave della C-Star che ci ha seguito ancora per un bel po’. Io credo che la C-Star sia coinvolta perché a loro non é stato chiesto assolutamente niente, non hanno avuto nessun problema; appena abbiamo fatto rotta a Nord, la C-Star ci ha contattato via radio ma con loro non abbiamo parlato. C’è qualcosa di molto machiavellico in tutto questo. Quello della guardia costiera di Tripoli è stato un atto di pirateria, se così si può chiamare, un sequestro in tutta regola perché abbiamo potuto fare solo ciò che dicevano, cioè seguirli sotto minaccia delle armi».

(in copertina l’equipaggio della Proactiva Open Arms, foto via Fb)