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L’Economist: «Berlusconi visto in Europa come un buffone o un truffatore»

Che Silvio Berlusconi in Europa non goda di una buona immagine è cosa risaputa. Il modo in cui la stampa del vecchio continente racconta le sue vicende politiche lo conferma ancora una volta. «Può il leader ottantenne tornare in scena?», si chiede ora l’Economist in un post che ricorda l’esperienza di governo del Cavaliere, i suoi guai giudiziari e le probabilità di successo alle prossime elezioni politiche a più di 23 anni dalla discesa in campo. La critica arriva dal sito del settimanale: si parla del possibile ruolo di primo piano di Berlusconi evidenziando che «gli italiani potrebbero portare al potere un uomo ampiamente visto nel resto d’Europa come un buffone o un truffatore» (espressione ribadita anche dal tweet che lancia l’articolo).

 

 

«BERLUSCONI POTREBBE ESSERE ARBITRO DEL DESTINO DEL SUO PAESE»

Per la sua condanna per frode fiscale Berlusconi non può essere eletto fino al 2019, si legge nel post. «Ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma i giudici non si pronunceranno sul suo caso prima delle prossime elezioni italiane, che si terranno entro maggio. Quindi le probabilità che torni in Parlamento o al governo sono minime. Ma la legge non può impedirgli di fare campagna elettorale per il suo partito, e in Italia spesso il vero potere è nelle mani di capipartito che non siedono alle Camere o al governo». L’ipotesi, dunque, o il rischio (questione di punti di vista), è che Berlusconi diventi il «vero arbitro del destino del suo paese» dopo le elezioni.

 

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«CON BERLUSCONI L’ITALIA RISCHIA DI TORNARE INDIETRO»

Ma l’Economist parla anche di sondaggi, del miglioramento di Forza Italia e di Pd e Movimento 5 Stelle che potrebbero non avere la maggioranza parlamentare. «Il vero motivo della rinnovata forza di Berlusconi è il fallimento di un accordo per una nuova legge elettorale», continua il settimanale britannico, e «la prospettiva del ritorno del fondatore di Forza Italia in una posizione di potere non è l’unico segnale che l’Italia rischia di tornare indietro». «Un parlamento frammentato porterebbe a governi instabili e ideologicamente eterogenei che hanno caratterizzato la politica italiana fino a inizio anni ’90». Un pericolo. «I tempi da allora sono cambiati – dice l’Economist – . L’economia ha bisogno di riforme radicali, strutturali. Non le farà una coalizione di diversi partiti, soprattutto se guidati dietro le quinte da un ottantenne che, malgrado dica di essere un liberale, non ha mai osato introdurre riforme liberali quando era in carica».