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Angelo Metlicovec, vittima dell’orsa KJ2: «Non dovevano ucciderla»

Secondo Angelo Metlicovec, vittima dell’orsa KJ2, abbattuta ieri, l’animale non doveva essere ucciso. Lo spiega a La Stampa, in una intervista in cui ricorda l’aggressione subita a luglio.

«Ma perché l’hanno uccisa? Non dovevano. La dovevano portare via e basta. Catturarla, sedarla e lasciarla in vita. Ma abbatterla no, proprio no».

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Metlicovec ha ripreso a camminare. Fu aggredito venti giorni fa da KJ2 mentre passeggiava in Valle dei Laghi, su un sentiero che collega il secondo lago di Lamar con Terlago, con il suo cane.
Dicono che sia stato l’uomo a colpire per primo l’orsa con una bastonata ma Metlicovec non parla di questo aspetto. A La Stampa ribadisce però una cosa: «Non era necessario uccidere l’orsa. Bastava spostarla, portarla via».

Si è spostato da Trento per la convalescenza. A casa è rimasto suo figlio Andrea. È lui a smistare il traffico di chi cerca
con insistenza uno dei due uomini che hanno incontrato Kj2 e hanno rischiato la pelle. È lui ad avergli telefonato per raccontargli che i forestali avevano ucciso l’orsa. «Non spetta a me dare i numeri», dice ora Andrea Metlicovez, «però è evidente che non serve a niente uccidere un orso quando ce ne sono altri cento e più in circolazione. Servirebbe una gestione più ragionata della situazione».
Suo padre Angelo di questo non vuole parlare. Ripete soltanto: «Mi dispiace che sia finita così». Sa di essere vivo per
una combinazione di fortune: «Me lo sono trovato davanti. Deve essersi impaurito alla vista del mio cane, Kira. Ma io avevo più paura di lui. Non ho fatto nemmeno in tempo a scappare. Me lo sono trovato addosso in un attimo. Ho fatto appena in tempo a mettere il braccio sinistro davanti al viso che mi ha morso. Se non ci fosse stato il cane chissà come sarebbe finita».

(foto ANSA/ UFFICIO STAMPA/ CORPO FORESTALE DELLO STATO)