matteo salvini
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Matteo Salvini e quella scorta che paghiamo anche per lui

Quella di assegnare o meno la scorta ad un politico, un magistrato, uno scrittore, un giornalista, un imprenditore, un ambasciatore o qualsiasi altra persona minacciata dalla criminalità non è una decisione avventata. Ma ragionata. Assunta dopo approfondite valutazioni. Come ha ricordato a luglio nella risposta ad un’interrogazione parlamentare il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, le misure di protezione vengono adottate dopo un’analisi attenta del concreto livello di rischio, garantendo successivamente un costante monitoraggio del profilo di rischio dei soggetti protetti. La valutazione si svolge ad un duplice livello: in sede periferica, presso le Prefetture, gli uffici territoriali del governo, e in sede centrale, presso l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis). Se dunque a Roberto Saviano, scrittore e simbolo antimafia, viene assegnata e confermata una scorta, le ragioni non sono banali. L’Ucis ha il compito di raccogliere e analizzare le informazioni a rischio comunicate dai Prefetti e quelle direttamente fornite dagli organismi di informazione e di sicurezza e dagli uffici e reparti delle varie Forze di Polizia.

 

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SALVINI E LA SCORTA COME (TUTTI) GLI ALTRI POLITICI

Questa prassi va seguita per tutti. E perfino per Matteo Salvini. Sì, proprio lui, il segretario della Lega, il leader politico che chiede la revoca della protezione di Saviano viene a sua volta protetto da un gruppo di agenti. Il suo nome compare nell’elenco pubblicato poche settimane fa dal quotidiano Il Tempo insieme a quello di altri capipartito. Nella lista ci sono circa 250 personalità, e in tanti (quasi un quarto) sono politici. Si passa dagli ex premier come Massimo D’Alema, Giuliano Amato, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, al presidente del Consiglio e ai ministri in carica, da vertici di partito come Renato Brunetta e Matteo Orfini a governatori regionali come Roberto Maroni, Rosario Crocetta e Debora Serracchiani, da sottosegretari come Maria Elena Boschi, Sandro Gozi e Gennaro Migliore al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da sindaci come Enzo Bianco e Leoluca Orlando ad ex ministri come Maurizio Sacconi, Ignazio La Russa e Piero Fassino.

Non c’è motivo di ritenere che la loro protezione sia «inutile», come Salvini definisce oggi la protezione di Saviano. E non c’è, quindi, nemmeno motivo di ritenere che sia «inutile» la protezione che le forze dell’ordine riservano quotidianamente al leader del Carroccio, che in Italia – tra l’altro – non ha ancora avuto incarichi di governo e non siede né alla Camera né al Senato, e che si è limitato finora a conquistare un posto all’Europarlamento di Strasburgo. Sarebbe però semplice chiedere la revoca della sua scorta seguendo il ragionamento che lui stesso ha fatto chiedendo la revoca della protezione di Saviano. Salvini ha espresso la sua posizione riferendo della critica di Saviano nei suoi confronti. Per lui «sono razzista, ignorante, sgrammaticato…», ha scritto rispondendo allo scrittore. «Se andiamo al governo, dopo aver bloccato l’invasione, gli leviamo l’inutile scorta», ha poi aggiunto. Dimenticando, forse, che il governo in carica se agisse considerando le critiche ricevute la protezione dovrebbe toglierla proprio a lui, prima di ogni altro.

Fortunatamente così non è. E non vale nemmeno il discorso dei costi della sicurezza, così tanto in voga di questi tempi. A maggio di due anni fa, quando, dopo l’ennesima contestazione subita, alimentò il sospetto che il governo e le forze dell’ordine favorissero le proteste per impedire i comizi della Lega, Salvini incassò un comunicato del Viminale che indicava tutte le spese sostenute per la sua protezione. «Dal 28 febbraio del 2015 ad oggi – faceva sapere il Ministero dell’Interno -, in relazione alle iniziative politiche dell’onorevole Salvini sono state impiegate 8.465 unità delle forze dell’ordine». Fonti delle forze di polizia citate dal Fatto Quotidiano, inoltre, parlavano dell’assegnazione al segretario della Lega di un dispositivo di tutela di livello alto: una scorta di circa 30 persone che ruotavano su 5 turni per un costo di circa 120mila euro mensili, quasi un milione e mezzo, se calcolati su un anno intero. Cifre elevate. Come quelle che circolano ancora oggi. L’inchiesta del Tempo riporta la stima di 25o milioni di euro di costo delle scorte per le 250 personalità sotto protezione. Il conto è facile. In media un milione a testa. Tanti soldi ma soldi da spendere. Sia per Saviano che per Salvini.

(Foto da archivio Ansa. Credit: Andrea Ronchini / Pacific Press via ZUMA Wire)