Giorgio Gori #iostoinpanchina
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Bergamo, Gori affida (gratis) la manutenzione delle panchine ai migranti. La rete lo accusa di essere «schiavista»

C’è una polemica curiosa intorno a un progetto del comune di Bergamo. L’amministrazione guidata dal sindaco PD Giorgio Gori ha affidato ai migranti la manutenzione di 1200 panchine nella città, con il progetto #iostoinpanchina. Questi lavori avvengono in maniera gratuita e su base volontaria: «È una forma di ‘restituzione’ (lo Stato spende per l’accoglienza) – ha scritto il primo cittadino su Twitter – e di educazione dei giovani immigrati. Che non sottrae lavoro a nessuno».

GIORGIO GORI #IOSTOINPANCHINA, IL PROGETTO

Questa frase è bastata a scatenare un vero e proprio coro di protesta contro l’iniziativa del sindaco di Bergamo, accusato da molti utenti di Twitter di essere «schiavista» e di utilizzare metodi da «raccolta del cotone». Altri, invece, nonostante la precisazione del sindaco, continuano a sostenere che questa iniziativa sottrarrà lavoro ai giovani della comunità bergamasca, mentre altri ancora ritengono che si tratti di una vera e propria campagna propagandistica e che «quelle panchine andrebbero tolte per non far vivacchiare lì i migranti». E c’è addirittura chi ipotizza anche per il sindaco di Bergamo una tessera onoraria di Forza Nuova, come accaduto alla sua collega (e compagna di partito) di Codigoro che aveva promesso tasse più alte a chi ospita migranti.

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GIORGIO GORI #IOSTOINPANCHINA, CRITICHE DA DESTRA E DA SINISTRA

Insomma, l’iniziativa di Giorgio Gori incassa colpi da destra e da sinistra. Se i più favorevoli all’accoglienza dei migranti richiedenti asilo in Italia non apprezzano il fatto che il lavoro avvenga su base volontaria e senza retribuzione, le persone che, dall’altra parte, sono meno disposti all’integrazione, invece, rimarcano l’inutilità di iniziative del genere che, anzi, costituirebbero un ostacolo per lo sviluppo del locale mercato del lavoro.

La polemica che corre attraverso i social network su questo episodio di «cronaca minore», insomma, ci offre lo specchio chiaro di quanto possa essere confusa, al momento, la questione dell’accoglienza in Italia e di come possa essere manipolata a piacimento dall’opinione pubblica. In un contesto del genere, anche una iniziativa all’apparenza innocente e in buona fede, si può trasformare in un vistoso boomerang.