sconfitta Bolt
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Bolt abdica nell’ultimo 100 in carriera. Vince Gatlin, tra fischi e insulti | VIDEO

Ai mondiali di atletica leggera di Londra 2017 succede l’incredibile. Usain Bolt, negli ultimi 100 metri della carriera (almeno nell’individuale, in questa edizione correrà anche la staffetta), arriva soltanto al terzo posto, battuto dagli statunitensi Justin Gatlin e Christian Coleman. Il fulmine jamaicano si ferma a 9”95, miglior crono stagionale personale, ma insufficiente a chiudere sul gradino più alto del podio. Se si esclude la falsa partenza ai mondiali di Daegu nel 2011, tra rassegna iridata e mondiali, Bolt non aveva mai perso dal 2008 in poi.

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SCONFITTA BOLT, FISCHI E INSULTI PER IL VINCITORE GATLIN

Il jamaicano perde – neanche gli ultimi trenta metri a tutta gli hanno permesso di recuperare la solita partenza lenta -, ma nessuno se ne accorge. Lo stadio di Londra è tutto per lui, nonostante la gara sia stata vinta da un altro. Nella fattispecie, si tratta di quel Justin Gatlin che, dal momento del suo ingresso in pista fino alla cerimonia di premiazione, è stato accompagnato da fischi e insulti.

Il pubblico britannico non gli perdona i quattro anni di squalifica per doping, nonostante quella di ieri sera sia stata una vera e propria impresa. A 35 anni, l’americano diventa il velocista più anziano a imporsi nella gara regina. E lo fa con tutta la dignità possibile, riconoscendo la grandezza di Bolt (e inginocchiandosi ai suoi piedi dopo il traguardo) e facendosi sfuggire – solo per un istante – un gesto di rabbia nei confronti delle tribune. Ma nessuna protesta plateale, nonostante il clima sfavorevole.

In mezzo a loro, la stellina della velocità, l’astro nascente Christian Coleman che, a soli 21 anni, centra un prestigioso argento iridato. La sensazione è che ci sarà tanto tempo per lui per raggiungere il traguardo più importante. Il resto è giro di campo e celebrazioni: Bolt, teatrale come sempre, nasconde la delusione per la sconfitta all’ultimo atto e si prende l’omaggio del pubblico. Sicuramente aveva immaginato un finale diverso. Ma tant’è.

(FOTO: Jon Olav Nesvold/Bildbyran via ZUMA Wire)