stupro per vendetta
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Stupro per vendetta in Pakistan, ordinato dagli anziani del villaggio

«Ha stuprato tua sorella, tu stupra la sua!». È andata proprio così in un villaggio rurale del Pakistan, a sud della città di Multan. A ordinare lo stupro per vendetta sono stati gli anziani che compongono il consiglio del villaggio e che sopperiscono alle mancanze del moderno sistema di giustizia. Ora 14 di loro sono finiti in manette.

I fatti risalgono all’inizio di luglio: una ragazzina di 12 anni è stata violentata da un cugino. La famiglia della vittima si è allora rivolta al consiglio del villaggio, che per risolvere la controversia ha obbligato il fratello della dodicenne abusata a commettere uno stupro per vendetta ai danni della sorella del cugino, di 17 anni.

“Occhio per occhio, dente per dente”, insomma, hanno ordinato gli anziani del villaggio. La polizia pakistana ha sottolineato che il fratello della prima vittima «è stato obbligato a commettere lo stupro per vendetta».

GLI ARRESTI DOPO LO STUPRO PER VENDETTA IN PAKISTAN

L’indagine coinvolge 20 persone e per ora ne sono state arrestate 14, tutti membri del consiglio del villaggio. Il maggior indagato, il primo stupratore, è ancora a piede libero. E il capo della Polizia, Ahsan Younus, ha dichiarato all’Associated Press che le forze dell’ordine sono alla ricerca sia di lui, che del cugino che ha commesso lo stupro per vendetta. Il caso è stato immediatamente trasmesso al Centro per la tutela delle donne di Multan.

Il poliziotto che guida le indagini sullo stupro per vendetta, Rashid Taheem, ha fatto sapere a France Press che dopo gli arresti della scorsa settimana, «entrambe le parti hanno presentato denuncia per stupro l’una contro l’altra alla stazione di polizia locale».

Il consiglio del villaggio, conosciuto come “jirgas”, è composto da anziani del luogo ed è illegale in Pakistan. Il problema è che nelle aree rurali del paese i tribunali e gli avvocati non sono sempre disponibili, né affidabili, così è frequente ricorrere a questa organo tradizionale di giustizia.

Il caso ha sollevato proteste dagli attivisti per i diritti umani in Pakistan, tra cui la celebre avvocata Asma Jahangir, che ha chiesto che il sistema della giustizia penale venga migliorato e che venga cancellato il ruolo dei consigli del villaggio.

Foto copertina: Ansa/Zumapress