Roma senz'acqua
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E se Roma senz’acqua fosse solo una grande bufala?

«A Roma nessun romano rimarrà senz’acqua». Ad assicurarlo è Claudio Cerasa, il direttore de il Foglio. Per il quotidiano l’emergenza idrica della Capitale (che – sottolinea il direttore – «è arrivata fino alle colonne del New York Times» ) è una «grande bufala» e chi l’ha messa in giro dovrebbe essere perseguito per il reato di «procurato allarme», previsto dall’articolo 658 del codice penale italiano.

Dopo aver seguito con interesse il dibattito di questi giorni relativo al rischio che Roma si trasformi in una provincia del Burundi verrebbe voglia di organizzare una class action contro il circo mediatico e politico specializzato a inventare allarmi che non ci sono e a spostare la propria attenzione sulle emergenze false dimenticando di mettere a fuoco le emergenze vere di una città.

Ma come fa Cerasa a essere così sicuro che quella idrica sia solo una finta emergenza? Fa i conti: se il problema è l’abbassamento del livello del lago di Bracciano e il lago di Bracciano copre l’8 per cento del fabbisogno idrico di Roma, allora il rischio di rimanere senz’acqua riguarda solo 224 mila romani, vale a dire l’8 per cento della popolazione. Parte da qui l’attacco de il Foglio all’amministrazione grillina:

Il lago di Bracciano copre, come abbiamo detto, il fabbisogno di 224 mila romani ma Acea risponde al provvedimento del presidente della regione dicendo che l’ordinanza può creare disagi per il 50 per cento dei romani, ovvero “1,5 milioni di cittadini”. L’Acea – il cui primo azionista è il comune di Roma, dunque Virginia Raggi, la quale ha cambiato il management della municipalizzata giusto pochi mesi fa, ovverso lo scorso 27 aprile, regalando la guida dell’azienda a un avvocato di fiducia dei grillini, Luca Lanzalone (quando i grillini fanno spoil system la perversa “lottizzazione” diventa virtuoso “avvicendamento”) – lancia dunque l’allarme del rischio desertificazione della Capitale scaricando sulla regione la responsabilità della tropicalizzazione e dell’assetamento di Roma.

ROMA SENZ’ACQUA, I RITARDI DI VIRGINIA RAGGI

Dunque per Cerasa ad Virginia Raggi ha procurato l’allarme di Roma senz’acqua per attaccare la Regione Lazio guidata dal Pd. Una colpa che, per il Foglio, è confermata anche dal ritardo con cui il Comune è intervenuto sulla questione, consiserando che «è noto che a Bracciano l’acqua si stava progressivamente abbassando dall’inizio dell’anno». Per il direttore la Raggi avrebbe potuto chiedere ad Acea (il cui maggior azionista è il Comune di Roma) di efficentare il servizio idrico, dato che la dispersione dell’acqua e il consumo pro capite a Roma sono maggiori che nel resto d’Italia.

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ROMA SENZ’ACQUA, COSA HA SBAGLIATO NICOLA ZINGARETTI

Ma Cerasa ne ha per tutti: la colpa è anche del governatore Zingaretti, che ha agito «non sulla base del semplice buonsenso ma sulla base di un’agenda che sui temi ambientali (e non solo) viene dettata direttamente dalle procure». Secondo il Foglio la regione ha agito in modo brusco, decidendo di interrompere “improvvisamente” i prelievi dal lago di Bracciano, a seguito dell’esposto presentato poche settimane fa da un gruppo di attivisti e politici locali alla procura di Civitavecchia riguardo «le responsabilità in ordine alla inquietante condizione ambientale in cui si trova l’ecosistema del bacino lacustre di Bracciano a rischio di ulteriori mutamenti e conseguente disastro ambientale».

«Nell’Italia del garantismo che diventa regolarmente gargarismo, un’indagine per disastro ambientale è sempre difficile da gestire e così la regione ha scelto di accelerare e di drammatizzare per evitare di ritrovarsi sulla coscienza troppi pesci morti tra le acque di Bracciano (il disastro ambientale è prima di tutto questo)», conclude Cerasa.

Foto copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI