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Le polemiche sulla produttrice di vaccini Glaxo: sospetti conflitti di interesse e frode

Lo scontro sui vaccini vede in queste settimane la casa farmaceutica GlaxoSmithKline (conosciuta più semplicemente come Glaxo) nel mirino del popolo arancione dei free vax che si oppongono al decreto Lorenzin. Protagonista dell’ultimo affondo è stato il giudice Ferdinando Imposimato, che ieri prendendo parte alla manifestazione contro le vaccinazioni obbligatorie in piazza Montecitorio, dal megafono ha ricordato le condanne subite dall’azienda, accusandola di non essere credibile sia a livello nazionale che internazionale.

VACCINI, GLAXO NEL MIRINO DEI FREE VAX E DI PARLAMENTARI

Le polemiche in realtà si sono già infiammate pochi giorni fa, quando la società multinazionale ha annunciato un avvicendamento ai vertici di Gsk Italia, con la promozione alla carica di presidente e amministratore delegato di Luis Arosemena, fino a quel momento responsabile commerciale mondiale vaccini per il gruppo. Qualcuno nel movimento free vax ci ha visto una decisione legata alla vicenda italiana dei vaccini obbligatori e ad una scelta, quella del decreto Lorenzin, che potrebbe recare vantaggi all’attività aziendale. Glaxo è infatti leader mondiale nel mercato dei vaccini. In Italia distribuisce il vaccino esavalente Infanrix Hexa, criticato perché finora ha di fatto imposto ai bimbi sei vaccini con un’unica puntura anziché i quattro obbligatori per legge. La possibilità di prevedere vaccini monodose è stata una delle discussioni più accese in Senato durante l’approvazione del decreto Lorenzin, tanto che alla fine è stato approvato un emendamento in tal senso.

 

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Ma accuse alla Glaxo sono finite anche agli atti del Parlamento. Tra giugno e luglio alla Camera sono state presentate, da deputati di Sinistra italiana e M5S, due interrogazioni al ministro della Salute riguardanti un potenziale conflitto di interessi di Ranieri Guerra, accusato di essere dirigente del Ministero e nello stesso tempo componente del cda della Fondazione Glaxo. Secondo una denuncia del Codacons (ripresa dagli onorevoli) risulterebbe che Guerra abbia firmato tutti i provvedimenti sui vaccini «anziché astenersi come dovuto in base all’articolo 323 del codice penale» (abuso d’ufficio). E l’associazione dei consumatori ha anche ‘denunciato’ che lo stesso dirigente nel 2014 era presente in prima fila a Washington con la ministra Lorenzin al momento della firma sull’accordo che avrebbe messo l’Italia alla guida delle campagne vaccinali nel mondo. In realtà Guerra era stato membro del cda della Fondazione prima delle nomina al Ministero.

 

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VACCINI, IMPOSIMATO CONTRO GLAXO PER LE CONDANNE ALL’ESTERO

Altri sospetti sulla Glaxo sono stati indirettamente sollevati in Parlamento anche durante il dibattito sul decreto Lorenzin. In Aula il dem Stefano Esposito ha attaccato il ministro sulle dosi monocomponenti accusando di delegare una scelta alle aziende farmaceutiche. «Io – ha affermato il senatore Pd – sono un genitore ‘Sì vax’, nel senso che ho fatto ai miei figli tutte le vaccinazioni che questo decreto rende obbligatorie e altre. Non ho partecipato al surreale dibattito con argomentazioni complottistiche, ma sulla questione della possibilità che siano resi disponibili vaccini monocomponente non accetterò mai che questa scelta venga delegta alle case farmaceutiche…».

 

 

Infine, sono giunte le accuse di Imposimato. «È incaricata di produrre i vaccini un’associazione, la Glaxo, che – ha urlato il presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione ieri in piazza a pochi metri dalla Camera – è stata condannata in tutto il mondo per violazione delle norme penali, civili, sulla salute. È stata condannata in America, in Cina, in Argentina e altri paesi. Non è possibile dare un incarico ad un’associazione come questa, che non ha nessuna credibilità sul piano nazionale e internazionale». Uno dei casi più eclatanti è la condanna inflitta per frode nel 2012 negli Stati Uniti per non aver riportato correttamente i dati di sicurezza di utilizzo di farmaci e averli promossi per usi non autorizzati. Si tratta del più grande caso di frode sanitaria in America, che è costato un risarcimento di 3 miliardi di dollari.

(Foto di copertina da archivio Ansa)

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