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Dall’elettricista al becchino, lo scandalo degli autisti Atac con il doppio lavoro

La romana Atac, la più grande azienda partecipata dei trasporti pubblici d’Italia, ha avviato una serie di indagini interne per scoprire quanti dei suoi 11.771 dipendenti svolgano un secondo lavoro mai dichiarato all’ufficio del personale. È quanto racconta oggi il quotidiano Il Messaggero in un articolo a firma di Lorenzo De Cicco, che cita alcuni casi emblematici di autisti che svolgono un’altra attività che nulla ha a che fare con autobus o metro:

Un autista di Acilia, parcheggiato il bus in deposito, passa il pomeriggio a lavorare in una ditta di traslochi. Un altro conducente è famoso nei garage di Grottarossa come il cassamortaro, perché arrotonda lo stipendio aiutando, “a chiamata”, un’impresa di pompe funebri vicino casa. Poi c’è il piastrellista che ha rifatto il bagno a diversi colleghi macchinisti – a prezzi di favore, s’intende – e l’elettricista, anche lui generoso negli sconti con gli altri addetti della metro.

 

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LO SCANDALO DEL DOPPIO LAVORO ALL’ATAC

Il sospetto dell’Atac è che molti dei dipendenti (5,560 sono autisti, 517 macchinisti e 1.651 operai delle officine) oltre ad avere un doppio lavoro non dichiarato, svolgano quella seconda attività durante l’orario di servizio pagato dalla municipalizzata. Ciò spiegherebbe in parte anche l’elevato tasse di assenze nell’azienda romana, quasi doppio rispetto a quello registrato a Milano. Scrive Il Messaggero:

Basta mettere a confronto i numeri dell’ultimo rapporto sulle presenze in servizio. All’Atac, nel primo trimestre del 2017, si è assentato il 12,1% dei lavoratori, senza considerare ferie e riposi settimanali. All’Atm, l’azienda dei trasporti meneghini, il tasso di assenza nello stesso periodo è del 6,8%. Significa che ogni giorno, nella partecipata del Campidoglio, circa 1.400 dipendenti danno forfait. Di questi, 750 sono autisti o macchinisti, oltre la metà dei quali non timbra il cartellino per presunti «problemi di salute».

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)

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