Winnie the Pooh
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Winnie the Pooh censurato in Cina, offende il Presidente

Winnie the Pooh è un tema troppo sensibile politicamente: l’orsetto dei cartoni è stato censurato sui social media cinesi. A farlo sapere è il Financial Times, che rende noti due episodi capitati nel week end: «Alcuni post che includevano il nome cinese dell’orsetto di fantasia sono stati censurati da Sina Weibo, la piattoforma cinese simile a Twitter, mentre una collezione di gif animate di Winnie the Pooh è stata rimossa dalla app di messaggi WeChat».

Nessuna spiegazione ufficiale dietro all’inusuale censura, ma l’ipotesi – riferisce il Financial Times – è che il presidente Xi Jinping sia stato infastidito dalle vignette, diventate virali, che lo paragonavano all’orsetto grasso disegnato da AA Milne. Una buffa analogia che risale al 2013, quando la foto del leader di Pechino a passeggio con Obama è stata affiancata all’immagine di Winnie the Pooh a spasso con l’amico Tigro.

L’ESCALATION DELLA CENSURA CINESE: VIETATO WINNIE THE POOH

«Il divieto – scrive il quotidiano americano – è solo l’ultimo nell’escalation della censura online in preparazione del congresso del partito Comunista il prossimo autunno (…), il primo evento in cinque anni che potrebbe portare a un difficoltoso passaggio di potere ai vertici del partito». Da qui la stretta a qualsiasi idea o immagine potenzialmente eversiva. «Storicamente due cose non sono state permesse: l’organizzazione politica e l’azione politica – spiega al Financial Times Mu, un accademico cinese che si occupa di media – quest’anno però se n’è aggiunta una terza: parlare del leader. Credo che il problema con Winnie the Pooh rientri nel trend». Non è inusuale che in vista di eventi politici importanti venga bandito l’uso di alcune parole, ma solitamente si trattava di termini legati all’evento stesso.

«Le recenti restrizioni alla libertà online hanno allarmato il mondo del business», racconta il Fnancial Timese. La paura è arrivata quando la scorsa settimana ha iniziato a circolare la voce che il governo voglia bloccare completamente le reti VPN, quelle che permettono l’accesso a Google o ad altre piattaforme comunemente usate dalle aziende straniere. Nonostante il governo abbia subito negato, la multinazionali restano preoccupate.

Foto copertina: ANSA/FINANCIAL TIMES