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Italia in fiamme, con elicotteri a terra e senza piani antincendio (previsti dalla legge)

Gli incendi di questi giorni in zone boschive di diverse regioni italiane fanno emergere i seri problemi burocratici e di organizzazione del nostro Paese nell’affrontare un’emergenza roghi. Le difficoltà sono sotto gli occhi degli abitanti dei comuni sfiorati o travolti dalle fiamme: ci sono elicotteri fermi a terra e mancano piani antincendio previsti dalla legge.

INCENDI IN ITALIA, MA IN VOLO POCHI ELICOTTERI PER SPEGNERE LE FIAMME

L’insufficienza di mezzi impegnati a salvare il patrimonio naturale (e non solo quello) è legata anche allo smembramento del Corpo Forestale dello Stato, oggi accorpato a Vigili del Fuoco e Carabinieri. I Verdi denunciano che l’unica logica della riforma Madia è stata il taglio delle spese e che manca un’azione di coordinamento. Giampiero Calapà sul Fatto Quotidiano rileva che 32 elicotteri degli ex forestali 16 sono stati assegnati ai Vigili del Fuoco e 16 ai Carabinieri, ma questi ultimi sono esonerati dal servizio antincendio. Ad operare sarebbero solo 4 elicotteri:

Dei sedici che si potrebbero, quindi, utilizzare, quelli ora dei pompieri, ieri e nei giorni scorsi ne erano in volo soltanto quattro: due gru-volanti, gli Erickson S-64, con base a Napoli Capodichino e in Sicilia; e due Agusta Bell 412, di cui uno ancora con la livrea dei forestali, con base a Roma Ciampino e Pescara. Gli altri quattordici sono a terra per vari motivi, tra cui manutenzione e problemi legati a mancate certificazioni tecniche. Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco non ha ancora sottoscritto contratti per la manutenzione degli S-64, quindi se uno dei due utilizzati dovesse avere un guasto domani rimarrebbe a terra chissà per quanto tempo.

 

Le immagini da Ottaviano:

 

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Intanto Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, in un’intervista rilasciata a Roberto Giovannini per La Stampa, spiega che le Regioni più colpite dagli incendi non hanno ancora varato piani antincendio e attribuisce responsabilità anche a Comuni e governo:

«Avremmo dovuto per tempo approvare le regole sull’antincendio boschivo, per organizzare la prevenzione, il lavoro a terra, e gli accordi con i Vigili del Fuoco e con la Protezione Civile. Che ovviamente non può gestire decine e decine di grandi focolai in contemporanea. E guarda caso, proprio le Regioni più devastate dalle fiamme – Campania, Calabria e Sicilia – non hanno approntato i piani entro i tempi previsti. La Sicilia si è mossa il 10 maggio, la Calabria ha approvato il suo piano il 12 giugno, la Campania addirittura non lo ha ancora varato».

Ciofani sottolinea poi come dopo lo smembramento della Forestale «non sono arrivati i decreti attuativi indispensabili per completarla», «creando una grave impasse». «Oggi, sul territorio, non si sa chi deve fare cosa». I Comuni, secondo la legge del 200 sull’antincendio boschivo, dovrebbero gestire un catasto delle aree percorse dal fuoco, che è la precondizione per applicare la legge stessa, che impedisce per dieci anni di coltivare, pascolare o costruire sulle aree bruciate. «La legge è ottima – dice Ciafani – ma se i Comuni non censiscono le aree bruciate, il divieto viene aggirato».

(Foto: ANSA / CIRO FUSCO)

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