Apologia fascismo
|

Propaganda fascista: cosa non va nella legge Fiano per Mirabelli e Mentana

C’è davvero bisogno di una legge contro l’apologia di fascismo? La proposta di Emanuele Fiano (Pd) continua a suscitare polemiche e ad accendere il dibattito intorno alla necessità di reprimere i giudizi positivi sul Ventennio. Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale, paventa oggi sulle pagine del Messaggero il rischio di incostituzionalità, dal momento che una legge che persegue le idee rischia di violare l’art.21 della nostra carta fondamentale, quello che stabilisce la libertà di manifestazione del pensiero.

«…È da porre attenzione a sanzionare penalmente la manifestazione di idee che si combattono. L’equilibrio è dato dalla Costituzione, che garantisce all’art.21 la libertà di manifestare il proprio pensiero (…) e nella XII disposizione transitoria vieta la riorganizzazione, in qualsiasi forma, del partito fascista», scrive il giurista, sottolineando come il legislatore già nel 1952 sia intervenuto per sanzionare l’apologia del fascismo, senza violare la testo fondamentale. È di allora infatti la legge Scelba, che introduce il reato di apologia del fascismo. Ma attenzione – raccomanda Mirabelli sul Messaggero – a cosa costituisce reato di apologia del fascismo:

L’apologia non è una mera difesa elogiativa ma una esaltazione tale da poter condurre al pericolo di una riorganizzazione del partito fascista. E difatti la legge Scelba, ritenuta non in contrasto con la libertà di manifestazione del pensiero colpisce non le idee ma gli atti: si perseguono finalità antidemocratiche, esaltando, minacciando o usando violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla costituzione o denigrando le istituzioni democratiche e i valori della Resistenza.

APOLOGIA FASCISMO: LA CRITICA DI CESARE MIRABELLI

La proposta di legge di Emanuele Fiano pone il divieto di produrre, distribuire, o vendere raffigurazioni di persone, immagini o simboli riferiti al fascismo, ma fin dove arriva questo divieto? Mirabelli spinge in là il pensiero, facendo luce sull’assurda possibilità che diventino fuori legge anche i libri di storia, le trasmissioni di ricostruzione del Ventennio, le foto del regime, del Duce sul cavallo bianco, insomma il materiale che oggi serve a noi per comprendere perché il fascismo abbia attirato così tanto consenso intorno a sé.

«Altro discorso è aggravare le pene esistenti, possibilità legittima, ma che non cambierebbe la fattispecie, la descrizione dei fatti che costituiscono reato», scrive poi il giurista, ricordando però che:

La democrazia si nutre di convinzioni e non di sanzioni. E le convinzioni si coltivano con la formazione, il dibattito pubblico, il rispetto dei valori democratici che sono un bene assoluto. (…)Bisogna mantenere vivo il dibattito, con un confronto anche con chi non riconosce quegli orrori, dobbiamo combatterlo non impedendogli di pensare ma ponendolo di fronte alle evidenze di fatti che contrastano con un elementare senso di umanità

APOLOGIA FASCISMO: L’OPINIONE DI ENRICO MENTANA

Una posizione quella dell’ex presidente della Corte Costituzionale molto vicina a quella espressa ieri da Enrico Mentana, che in un post su Facebook ha spiegato le ragioni per cui è contrario alla proposta di legge di Fiano.

Io non ho mai creduto alle leggi che comprimono o penalizzano le opinioni, neanche nel caso di quelle estreme (come il negazionismo sull’Olocausto). L’ho detto, scritto e motivato molte volte. Sta a tutti noi studiare e comprendere le lezioni della storia. Non spetta ai giudici o ai legislatori decidere quali sono gli insegnamenti dei fatti passati. Mettere fuorilegge un’idea battuta dalla storia vuol dire averne ancora paura. E vuol dire anche darle una patente di perseguitata, di vittima, che nessuna ideologia crollata, in Italia, in Germania, in Russia può meritare, visti gli orrori che fascismo, nazismo e sovietismo hanno perpetrato nella repressione del dissenso. La differenza tra la democrazia e gli altri sistemi è proprio il culto della libertà. Non è solo il tributo a chi per ottenerla ha sacrificato la propria vita. E’ proprio l’ideale di libertà che ha fatto vincere le democrazie. E tra le libertà che una società democratica deve coltivare gelosamente c’è proprio il rispetto di tutte le idee, nella convinzione che la forza della ragione sia sempre maggioritaria, specie per i popoli che hanno già conosciuto i regimi totalitari e loro fanatismi e arbitrii. I nostalgici poi ci sono e ci saranno sempre. E’ inevitabile, è comprensibile, è umano. Decine di milioni di italiani avevano creduto nel fascismo, tra cui tanti dei protagonisti della successiva nascita della repubblica. Dovremmo piuttosto studiare ancora e di più su come sia stato possibile, e perché, un così esteso consenso. Ma la storia non marcia mai all’indietro. E il tempo dei fascismi e dei comunismi è finito in Europa con la fine del Novecento. Non sarà il trovarobato dei social a riportarli in vita. E’ stata anche la saggezza dei grandi partigiani a insegnarcelo. All’inizio del 1983, intervistato da due giovani giornalisti del tg1, alla domanda se avesse dei timori a causa del centenario della nascita di Mussolini, che cadeva quell’anno, Sandro Pertini rispose ridendo. “Ma è morto, è morto!

Foto copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

TAG: Fascismo