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Lido fascista a Chioggia, arrivano Digos e polizia scientifica: denunciato il gestore

È stato denunciato per apologia di fascismo Gianni Scarpa, il gestore di ‘Punta Canna’, il lido di Chioggia (Venezia) trasformato in una sorta covo per nostalgici del Ventennio. Nello stabilimento balneare erano spuntati poster e immagini di Benito Mussolini, slogan di Ezra Pound, cartelli con riferimenti alle leggi marziali, e veniva fatta propaganda del regime. «Qui vige il regime, la democrazia mi fa schifo, se non vi piace me ne frego!», era uno dei messaggi diffusi. E ancora: «Regole: ordine, pulizia, disciplina, severità». Oppure: «Servizio solo per i clienti… altrimenti manganello sui denti».

 

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LIDO FASCISTA A CHIOGGIA, ARRIVANO DIGOS E POLIZIA SCIENTIFICA

A denunciare l’esistenza di una spiaggia fascista è stato il quotidiano Repubblica. Come spiega l’inviato Paolo Berizzi, ieri si sono attivate questura e prefettura di Venezia. Scarpa è stato denunciato e la procura aprirà un fascicolo. Probabilmente all’imprenditore verrà revocata la concessione della spiaggia. Il questore Vito Danilo Gagliardi ha inviato al lido ‘Punta Canna’, frequentato fino giorno da oltre 650 persone, i poliziotti della Digos e della scientifica per capire in che modo e da quanto tempo nello stabilimento avvenisse la strana politicizzazione. La polizia ha anche acquisito audio e immagini pubblicati da Repubblica.

LIDO FASCISTA A CHIOGGIA, GESTORE DENUNCIATO PER APOLOGIA DI FASCISMO

La vicenda ha suscitato molta indignazione sul web, tra le associazioni antifasciste e nel mondo politico. Il deputato Pd Emanuele Fiano ha garantito che verrà chiesto al governo di intervenire in Parlamento. Sono stata annunciate interrogazioni urgenti al Ministro dell’Interno Marco Minniti. Ma anche la presidente della Camera Laura Boldrini si è occupata personalmente del caso. Con gli inni al Duce, le immagini di Mussolini e dei saluti romani e la propaganda Scarpa sfida due leggi: quella Scelba, che vieta l’apologia di fascismo, e la Mancino, che riguarda l’odio e la discriminazione razziale.

(Immagine ripresa da Google Maps)

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