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La breasola della Valtellina diventerà italiana, davvero. Perché ora è un po’ straniera

Immaginare un prodotto italiano e scoprire che in realtà italiano non lo è del tutto. È il caso della bresaola della Valtellina che tra qualche anno diventerà completamente nostrana ma che fino ad oggi è un po’ (anzi, molto) straniera. Il salume viene prodotto attualmente a partire dalla carne di zebù nati e cresciuti in America e lo sarà ancora, nel futuro prossimo. Ne parla oggi Repubblica in un articolo a firma di Jenner Meletti, raccontando di un accordo siglato tra la Filiera agricola italiana della Coldiretti e la Rigamonti spa, azienda leader del settore (110 milioni di fatturato e 31% del mercato), che prevede l’uso di bovini italiani al posto degli zebù nati e cresciuti in America del Sud:

Diventeranno bresaola, entro tre anni, trentamila capi italiani ma l’obiettivo è più ambizioso.

«Per la bresaola tutta italiana – dice Alberto Marsetti, presidente della Coldiretti di Sondrio – vogliamo arrivare presto alla produzione di 500.000 bovini all’anno. Si creerà lavoro e soprattutto verrà ricostruita la filiera della carne italiana, ormai quasi scomparsa».

Trattativa lunga e difficile, come era un tempo per i divorzi fra gli umani. Tutto inizia nel gennaio 2008, quando l’Europa mette limiti pesanti alle importazioni di carne dal Brasile. La notizia finisce sui giornali e gli italiani scoprono che la carne per la bresaola non viene fornita dai manzi della Valtellina ma da quegli strani animali dalle corna arcuate.

 

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BRESAOLA DELLA VALTELLINA, DAGLI ZEBÚ SUDAMERICANI AI BOVINI ITALIANI

Le bresaole italiane al 100% avranno l’etichetta ‘Firmato dagli Agricoltori Italiani’. Arriveranno nuove opportunità di lavoro e verrà ricostruita una filiera quasi scomparsa. Claudio Palladi, ad di Rigamonti, a Repubblica ha spiegato che lo zebù è considerato «una razza bovina stupenda» (ha una carne magra che va benissimo per la produzione di bresaola) ed è anche allevato bene perché «nelle fazende ogni capo ha a disposizione un ettaro di pascolo». «Siamo però felici – ha proseguito – di sostenere gli allevatori italiani e di aumentare la quota di produzione 100% italiana».

In Valtellina vengono attualmente prodotte circa 18mila tonnellate di bresaola, 12.700 delle quali Igp. La filiera che conosciamo oggi è nata con l’industria negli anni ’80 e si è poi sviluppata con la carne estera. Si tratta di un prodotto dal costo elevato per le carni di elevata qualità necessarie, che oggi è presente su 8 tavole su 10.

Per ottenere il marchio di origine Igp («Indicazione geografica protetta» le aziende devono attenersi a rigide regole di produzione. Il marchio viene attribuito dall’ue a prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità dipende dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione o anche elaborazione ha luogo in una specifica area geografica determinata. Per ottenere l’indicazione quindi, almeno una fase del processo produttivo (ma non tutte le fasi) deve avvenire in una particolare area.

(Foto: zebù in Brasile. Credit: Dpa da archivio Ansa)