Raffaela Carrà
|

Raffaella Carrà vi insegna come combattere l’omofobia

«L’ho chiesto a un amico gay, direttore di una rivista in lingua spagnola: “Que te gusta de mi persona?”. Lui mi ha guardato
come se fossi una torta al cioccolato: “Todo”. La verità è che morirò senza saperlo. Sulla tomba lascerò scritto: “Perché sono piaciuta tanto ai gay?”». Oggi Massimo Gramellini intervista Raffaella Carrà per il Corriere della Sera. E la cantante, madrina del World Pride 2017, non riesce a capacitarsi del fatto che sia diventata una icona planetaria del mondo LGBT. Ma racconta, quello che vissuto e quanti passi sono stati fatti per diritti uguali, per tutti.

LEGGI ANCHE > GLI PROIBISCONO DI FARE IL MERCATINO. «TRANS DI M***A.». CAOS A PESCHIERA DEL GARDA

Erano gli anni di Canzonissima, la costruzione del mito.
«Ricevevo tante lettere di ragazzi gay. Scrivevano: “Non mi suicido solo perché ci sei tu”. Con loro diventavo io la spalla a cui appoggiarsi».
E che cosa rispondeva?
«Se nel tuo corpo ci sono dei geni più prepotenti nei confronti del tuo sesso, devi accettarti e devi risolverti».
Continuano a scrivere?
«Nei piccoli paesi la loro condizione è difficile ancora adesso. Ho ricevuto la lettera di uno steward di Trenitalia: non posso
più vivere, tutti mi fanno la guerra. Ho risposto: “Non deprimerti, è la tua battaglia, devi vincerla”. Per me il mondo non è fatto di gay e di etero, ma di creature».
Le daranno della buonista.
«Non lo sono, ma amo la tenerezza. È la chiave dell’amore. Quello che resta quando finisce il fuoco del sesso».
Lei l’ha conosciuta?
«Ho avuto due grandi storie d’amore note, con Boncompagni e con Iapino. E altre ignote che non rivelerò mai…».

Sulle adozioni gay Carrà ha qualche riserva…

È favorevole all’adozione per i gay?
«Sono combattuta. Credo che la natura delle cose arriverà a fiorire da sola. Intanto si sono già fatti passi avanti. Due persone che si amano possono prestarsi assistenza. Ricordo il povero Don Lurio disperato perché aveva un compagno molto malato e non poteva andare in ospedale a trovarlo».
E l’adozione per i single?
«Vorrei sapere perché io, cresciuta da una mamma single, non ho potuto avere un figlio in quanto single! Ho persino pensato di farmi spagnola».
In che senso?
«Prendere la cittadinanza. Lì avrei potuto adottare. Ma mi è mancato il coraggio. Gli italiani, gay e non gay, sono tutti scontenti. Su ogni proposta di cambiamento spira un vento contrario. Anche se sei di centrosinistra, non devi avere paura di passare per decisionista.
Invece tutti si frazionano: Renzi, Prodi, D’Alema. E la gente è stanca. Dei politici e dei burocrati che hanno paura a prendere decisioni per timore di scoprirsi con i superiori. I soldi per i terremotati di Amatrice sono ancora
fermi. Basta parole. Io sono pragmatica, da buona emiliana».
Ma vive a Roma.
«Roma ti ingurgita. La sindaca Raggi faccia qualcosa di concreto e di immediatamente visibile. Prenda 50 extracomunitari con tre giardinieri e pulisca il Tevere, facendolo diventare come il Tamigi o la Senna».

foto ANSA/DANIEL DAL ZENNARO