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La Germania dice sì alle nozze gay, ma Merkel vota contro

La Germania è ufficialmente il quattordicesimo Paese europeo ad aver introdotto il matrimonio gay. Col sì del Bundestag, arrivato questa mattina, l’Italia rimane l’ultima grande nazione UE a non permettere alla comunità LGBT di sposarsi. I parlamentari tedeschi hanno approvato il provvedimento con i voti di Spd, Linke e Grunen. Angela Merkel ha votato contro anche se, nei giorni scorsi, aveva annunciato di lasciare libertà d’espressione ai suoi colleghi di partito della Cdu.

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IL DIBATTITO SU NOZZE GAY GERMANIA

La decisione è stata accolta dai festeggiamenti dei parlamentari favorevoli al provvedimento. La legge sulle nozze gay è stata approvata con 393 voti favorevoli, 226 contrari e 4 astenuti.

L’approvazione del matrimonio gay da parte dell’aula ha determinato una sostanziale rottura sul punto della maggioranza formata da centrodestra e centrosinistra.  La SPD ha voluto inoltre cogliere l’ultima opportunità di votare su un tema di diritti civili prima delle prossime elezioni che potrebbero rendere assai meno progressista il Bundestag.

NOZZE GAY GERMANIA, IL DOPPIO GIOCO DI ANGELA MERKEL

Attualmente, infatti, benché la Cdu di Angela Merkel sia il primo partito, all’interno del Parlamento tedesco c’è una maggioranza di forze di sinistra, Spd, Linke e Verdi, partiti che da tempo sono schierati a favore delle nozze gay.

In Germania erano già previste le unioni civili che, tuttavia, non erano equiparate al matrimonio tra eterosessuali. La cancelliera si era sempre opposta alle nozze gay, ma negli ultimi tempi ha valutato la scelta, probabilmente strategica, di lasciare libertà di coscienza agli altri parlamentari della Cdu, facendo restare spiazzati i socialisti della SPD che avevano fatto del tema un loro cavallo di battaglia.

La decisione della Germania rappresenta un altro passo in avanti nei confronti dei diritti civili a livello europeo. Con il riconoscimento delle nozze gay, i tedeschi sono riusciti a smarcarsi da una tradizione che, in sostanza, li rendeva decisamente conservatori sulla tematica. Ora, praticamente, resta soltanto l’Italia. Ma il timore è che, prima del grande passo, trascorrerà troppo tempo.