Massimo D'Alema
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Massimo D’Alema bocciato dai socialisti europei perde la presidenza Feps

Massimo D’Alema non è più il presidente FEPS, l’organizzazione che riunisce le fondazioni dei partiti affiliati al socialismo europeo. La sostituzione di D’Alema è stata promossa dal PD. Secondo diversi quotidiani Matteo Renzi, attraverso Giacomo Filibeck, vicesegretario generale del PSE, ha fatto una campagna affinché uno dei principali fautori della scissione del PD perdesse questo incarico prestigioso, che svolgeva dal 2010. L’ex presidente del Consiglio, fondatore della fondazione Italianieuropei con Giuliano Amato, era diventato il presidente FEPS dopo che non era stato nominato all’incarico di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri nel 2009, ruolo che ora ricopre Federica Mogherini.

MASSIMO D’ALEMA PERDE LA PRESIDENZA FEPS

Massimo D’Alema ha tentato, come racconta La Stampa, di procrastinare la votazione a fine anno, al fine di prolungare il suo incarico e avere più tempo per fermare l’offensiva del PD. Il tentativo dell’esponente di Articolo 1 – Mdp è però stato, bocciato, a maggioranza dall’assemblea annuale della fondazione per gli studi progressisti europei, la traduzione dell’acronimo di FEPS. Oltre alla fondazione del Partito Democratico, settimana scorsa si erano schierate contro D’Alema anche la fondazione Ebert della Spd, la portoghese Res Publica, , la francese Jean Jaurès, la spagnola Pablo Iglesias, la svedese Olof Palme International Center, la ceca Masarykova Demokraticka Akademie e la maltese Ideat. Il voto dell’assemblea generale è stato equilibrato, 22 a 15, ma negativo per D’Alema. La favorita per la presidenza FEPS è così diventata una esponente dei socialisti portoghesi, l’europarlamentare Maria João Rodrigue, al momento unica candidato per quest’incarico. Non è la prima volta che il PSE assume una posizione contraria alla scissione del Partito Democratico. Durante il referendum costituzionale l’organizzazione che raggruppa i partiti socialisti europei aveva inoltro fatto campagna per il Sì, schierandosi con la posizione del segretario Matteo Renzi e contro i futuri scissionisti D’Alema, Bersani e Speranza.

Foto copertina: Ansa/Daniel Dal Zennaro