|

«Vi racconto come è vivere da disabile a Roma (con il Comune che mi deve ancora migliaia di euro)»

Maria Teresa, 32 anni a luglio, lavora a Cinecittà ed è in sedia a rotelle da una vita. Ogni giorno deve arrivare lì partendo da Rocca Cencia, periferia est di Roma. Per arrivare a lavoro usufruisce dei servizi trasporti disabili del Comune di Roma. Ultimamente però il percorso casa-lavoro non è più sostenibile. Costa, nonostante Roma Mobilita dia alla cooperativa taxi 3570 ben 1100 euro, ogni mese, solo per il suo trasporto.

IL TRASPORTO DEI DISABILI A ROMA: COSA FUNZIONAVA E COSA NO

Partiamo però con ordine. Perché esser un disabile a Roma non è facile. Lo diventa ancor meno se si lavora, anche nei giorni festivi o nei turni serali. Nel 2009 il trasporto per i romani, per motivi di lavoro, studio, terapia veniva effettuato sul singolo disabile, via pulmino. Un servizio molto limitato: operativo dalle sei fino alle 21 solo dal lunedì al venerdì. «Già all’epoca la mia azienda, per venirmi incontro, fece diversi cambi turno», spiega. «Visti i vari disagi avuti con il pulmino – aggiunge la giovane – anche perché si trattava di mezzi fatiscenti, diversi disabili hanno potuto optare per il 3570». Molti scelsero il taxi per arrivare tranquilli e sereni nel proprio ufficio, centro Asl, Università. Al tempo non c’era un limite di budget per utente e quel servizio era la cosa ideale perché copriva anche i festivi. Poi le cose son cambiate. Sono arrivati i pulmini con più disabili a bordo (impossibile se si vuole arrivare in orario), il taxi (con il 50 per cento delle spese a carico dell’utente) e il trasporto autogestito.

ROMA CAPITALE  E QUEI 5 MILA EURO ANTICIPATI DAL DISABILE

Maria Teresa scelse quest’ultima opzione, l’autogestito. Si trattava di un sistema di ferro. In primis perché l’accompagnatore non poteva essere un familiare o convivente, ma una persona esterna al nucleo familiare. Non solo: il disabile doveva dimostrare la sua presenza al lavoro (con orario d’entrata e uscita) in un foglio firmato dal datore, ogni mese. Il Comune doveva poi versare sul conto dell’assistito 750 euro, come rimborso per il servizio concordato. Immaginate un disabile che può scegliere una persona amica, che conosce perfettamente i suoi orari, che lavora o vive vicina casa. Con 750 euro mensili si rientra sia con la benzina che con le piccole spese di manutenzione dell’auto. Ma non tutto è perfetto. «I soldi? Li ho dovuti sempre anticipare», spiega Maria Teresa. «Ad oggi – aggiunge – sto aspettando la somma di luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre 2016, gennaio e febbraio 2017». Una somma che supera i 5mila euro, cifre che il Campidoglio deve ancora a Maria Teresa. Ma non è finita qui. A febbraio arriva una raccomandata a casa. «Roma mobilita – spiega la ragazza – comunica che non c’è più il trasporto autogestito ma si può scegliere o con un contratto di trasporto autogestito con NCC, bus multiplo o il taxi». Una navetta multipla sarebbe impossibile. Immaginate in alternativa il giro di un minivan per accompagnare almeno cinque disabili in vari punti della città. Si rischia di arrivare tardi a lavoro o rientrare a casa diversi, troppi, minuti dopo.
E il noleggio con NCC? Anche lì diventa un bel problema. Maria Teresa ha dato fondi alle sue finanze, anticipando quei 750 euro mensili. Come può permettersi ora di pagare un NCC? La ragazza ha scelto la terza opzione. E qui viene il bello. Come funziona?

Con questo sistema Roma Mobilita, spiega la ragazza, stabilisce un budget mensile di 1100 euro che elargisce direttamente al 3570. Il disabile non paga un centesimo ma deve dimostrare ricevuta per ricevuta che rientra entro la somma pattuita. Se si sfora, si paga.
Maria Teresa conserva minuziosamente tutte le ricevute. Rocca Cencia – Cinecittà? 50 euro a tratta. Cinecittà – Rocca Cencia? Data la vicinanza alla stazione taxi se si è fortunati si viaggia sui 35 euro.
A fine mese però, con queste tariffe, la ragazza spesso si ritrova scoperta di tre, quattro giorni. Se c’è un amico che l’accompagna bene. Sennò? Sennò rischia di bruciarsi giorni liberi, permessi, ferie. Si è ritornati, in pratica, al 2014.

Ricapitolando: ora se si decide per il trasporto individuale in taxi il Comune paga 1100 euro a disabile direttamente al 3570, mentre non è più possibile utilizzare i 750 euro del trasporto autogestito, soldi che avrebbe comunque pagato il Comune al disabile stesso, ma con un risparmio superiore. Da aprile 2016 Roma Servizi per la Mobilità affianca il Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale. Non è  ancora chiaro dove siano finiti i soldi che ha anticipato Maria Teresa. In tutto questo caos il gabinetto della sindaca Virginia Raggi ha risposto alla ragazza, sollecitando il Dipartimento a saldare gli importi arretrati. Sul conto però non c’è ancora nulla.

ROMA, NUOVO REGOLAMENTO IN VISTA. LA RIVOLTA DELLE ASSOCIAZIONI DI SETTORE: «IL COMUNE NON CI HA ASCOLTATO»

Quella di Maria Teresa potrebbe esser una situazione che accomuna diversi disabili romani. Oltre mille cittadini usufruiscono di questo servizio, sia per lavoro, che per studio o terapia. Le cose sembrano volgere al meglio? Non proprio. Fish Lazio, Fand sezione Roma, Uici sezione Roma e Consulta per l’handicap hanno bocciato, per esempio, la bozza del nuovo regolamento del “Servizio di Trasporto cittadino per le persone con disabilità motoria, cieche e ipovedenti”. Le realtà di settore si sono incontrate per mesi al tavolo in Campidoglio, ma le loro richieste, secondo quanto denunciano, sono rimaste inascoltate.
«Nella bozza definita in questi ultimi giorni che dovrebbe approdare in aula di Consiglio Comunale non ha trovato accoglimento nessuna delle proposte delle organizzazioni rappresentative degli utenti». Nemmeno quelle «che avrebbero portato ad una netta riduzione delle spese sostenute da Roma Capitale per questa tipologia di interventi». L’attuale testo «non risponde minimamente alle esigenze di mobilità delle persone con disabilità di Roma, che l’Amministrazione Capitolina dovrebbe tutelare e promuovere, ma sembra più orientato a dare priorità al controllo degli utenti che utilizzeranno il servizio, limitando drasticamente la libertà di scelta della persona, anche rispetto alla precedente disciplina». Non solo, secondo le associazioni ci sarebbero «criteri di accesso che non hanno alcuna rilevanza con il diritto alla mobilità». «Il regolamento  – spiegano – darebbe sicuramente luogo a fenomeni di esclusione e segregazione».