Cultura

Stai pensando a me, stai pensando a lei

13 maggio 2009

La sfida-prove tecniche di racconto smutandabile
“la mascolinità e la femminilità non sono i due modi di essere dell’humanum come tale, ma sono solamente forme dell’humanum relative a condizioni storiche e da queste prodotte”- Card. Caffarra

–1–

Mi annoiavo. A sangue.
Morivo di pizzichi, come si suol dire.
Ero talmente fuori di me che incontrare l’amica di mia moglie, quella stronza coi colpi di sole e dalla lingua lunga almeno quanto le rughe d’espressione, mi sembrava quasi un medicamento a quel pomeriggio interminabile e infame. Un sollievo.
Mia moglie come sempre non ci faceva caso. Lei non passeggiava, volteggiava sulla vita e sulle cose. Faceva tante, di quelle cose, che non ne distinguevi più il rumore. Ne sentivi solo un cheto e innocuo ticchettio. Mia moglie non era più una donna: era soltanto il suo brusìo.
Arrivava sempre in orario, tanto che mi ci regolavo l’orologio. Quel giorno fece eccezione. Quasi che tra le rotture mie e i suoi capricci ci fosse stato un patto.
Almeno mi sarei divertito : quella donna, quella mesciata, sapeva al volo come irritare.
E coglieva spesso l’attimo in cui, è fatale, la guardia abbassi per affondare. Fossi stato (lei diceva) un uomo vero, d’altri tempi, avrei reagito da signore. Abbozzando e lasciandole l’ultima parola. Ma i tempi cambiano. Pure per questo. Ed eravamo sempre a batterci, due servette.
Mia moglie, l’arbitro. Mai un giudice migliore. Non avendo opinioni in merito, lasciava solamente andare. Falli (ops), scorrettezze, colpi bassi. Non era ignavia, diplomazia o indifferenza. Era soltanto una bassa stima per il regolamento. Amava il nostro battersi, la illanguidiva al punto da farla stare ferma. E le costava tanto farci smettere. In fondo come biasimarla. Era proprio lei, Eva tra due serpi, il premio in palio.

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2 commenti a Stai pensando a me, stai pensando a lei

  1. Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.”
    (Susanna Tamaro)

    …Un modo per dire che il matrimonio altro non è che la tomba dell’amore! Un rimedio: meglio non sposarsi, no? :)

  2. ricchiuti

    Non sono tranchant con l’istituzione. Se fossi uno che scrive per la Settimana Enigmistica, motteggerei che il (dopo) matrimonio serve agli uomini per imparare ad amare e alle donne per imparare ad odiare.

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