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Culturadi Vincenzo Ricchiuti
pubblicato il 13 maggio 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

La sfida-prove tecniche di racconto smutandabile
“la mascolinità e la femminilità non sono i due modi di essere dell’humanum come tale, ma sono solamente forme dell’humanum relative a condizioni storiche e da queste prodotte”- Card. Caffarra

–1–

Mi annoiavo. A sangue.
Morivo di pizzichi, come si suol dire.
Ero talmente fuori di me che incontrare l’amica di mia moglie, quella stronza coi colpi di sole e dalla lingua lunga almeno quanto le rughe d’espressione, mi sembrava quasi un medicamento a quelDevore Amante Stai pensando a me, stai pensando a lei pomeriggio interminabile e infame. Un sollievo.
Mia moglie come sempre non ci faceva caso. Lei non passeggiava, volteggiava sulla vita e sulle cose. Faceva tante, di quelle cose, che non ne distinguevi più il rumore. Ne sentivi solo un cheto e innocuo ticchettio. Mia moglie non era più una donna: era soltanto il suo brusìo.
Arrivava sempre in orario, tanto che mi ci regolavo l’orologio. Quel giorno fece eccezione. Quasi che tra le rotture mie e i suoi capricci ci fosse stato un patto.
Almeno mi sarei divertito : quella donna, quella mesciata, sapeva al volo come irritare.
E coglieva spesso l’attimo in cui, è fatale, la guardia abbassi per affondare. Fossi stato (lei diceva) un uomo vero, d’altri tempi, avrei reagito da signore. Abbozzando e lasciandole l’ultima parola. Ma i tempi cambiano. Pure per questo. Ed eravamo sempre a batterci, due servette.
Mia moglie, l’arbitro. Mai un giudice migliore. Non avendo opinioni in merito, lasciava solamente andare. Falli (ops), scorrettezze, colpi bassi. Non era ignavia, diplomazia o indifferenza. Era soltanto una bassa stima per il regolamento. Amava il nostro battersi, la illanguidiva al punto da farla stare ferma. E le costava tanto farci smettere. In fondo come biasimarla. Era proprio lei, Eva tra due serpi, il premio in palio.

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“Chi sei tu poi per mettere bocca ? Soltanto un marito, un classico marito da quattro soldi. Un marito tipico. L’hai sposata non ti ricordi neanche più perché (ma questo a lei glielo ricordi però e tutti i giorni !). Scopi pretendendo amore e non ne dai mezza in cambio. Hai un’amante fissa, in quelle classiche relazioni che amanti 120 nicoletta Stai pensando a me, stai pensando a leivi fate voi mariti, che durano anni e in cui le dici tutto quello che ti passa per la testa perché così lei crede che la ami e in cambio hai più o meno quello che ti serve. Una latrina su tacco 12, sempre a posto perché tu la trovi ancora bella, per lo scarico ambulante di umori e liquidi, che in più ti guarda come un Dio. Come neanche a sedici anni ti guardavano così”.
“Ti amo”.
“Anch’io”.
A quel punto mia moglie, soddisfatta della piega presa sia a noi che al suo sorriso, ci lasciava soli.
Il sesso sempre uguale ma piacevolissimo. Ritmo lento, guancia a guancia per sfregarle il rosso passione con la barba e lasciarle i segni. Lei che mi carezza il capo e si lascia andare a tutto quello che sapeva avrei usato contro di lei. Le migliori tenerezze. Spesso piangeva ed era un bello piangere(si, roba da licenza poetica). La gamba, la destra, la teneva sempre stesa in alto e ricordo sempre il particolare della scarpa semi tolta in perenne bilico tra il piede e l’aria, appesa ai suoi ditoni. Che incrociavo di sottecchi con lo sguardo mentre, sistematicamente nudo, consumavo il mio pasto.
“Ti distruggerò”.
“Domani, però, puntuale”.

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