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pubblicato il 12 maggio 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

UN PROGETTO SBAGLIATO – Che la EOLO fosse un progetto tecnicamente sbagliato lo conferma la stessa MDI, che l’ha abbandonato per passare a una sua evoluzione, la Mini-CAT che abbiamo menzionato all’inizio di questo articolo. Si tratterebbe dell’autovettura oggetto dell’accordo con l’indiana Tata. Rispetto alla Eolo, notiamo subito che la temperatura dell’aria scamdi minicat EOLO: torna il sogno dell’automobile che va ad ariaricata è salita a -10 gradi centigradi. E’ ancora un bel freddo, ma siamo parecchio lontani dai -30 gradi di prima. Questa circostanza induce a pensare che il problema della formazione di ghiaccio sia stato risolto. La scheda tecnica della Mini-CAT pone più dubbi di quanti ne risolva, però. L’autonomia è scesa a 180 km, si parla di una versione che combina anche un motore a scoppio  e il prezzo indicato è di 13.000 euro. Inoltre il comunicato stampa della Tata  parla di un accordo per sfruttare le tecnologie di MDI ma non parla di autovetture da produrre.  E risale al febbraio 2007. Un servizio di RAI TRE mostra la Mini-CAT e la descrive come una vettura a tre posti. Sul sito dell’Air France, invece, leggiamo che quest’anno la compagnia di bandiera francese avvierà la sperimentazione di un piccolo veicolo ad aria compressa progettato dalla MDI per il trasporto logistico negli aeroporti.

GLI INCONVENIENTI TECNICI – Gli scettici fanno notare che la carrozzeria dell’autovettura della MDI è costruita utilizzando plastiche e resine,  il che potrebbe rivelarsi incompatibile con le esigenze di sicurezza dei passeggeri in caso di incidenti ad alta velocità. In effetti non risulta che la Eolo o la Mini-CAT siano state sottoposte a crash-test. Qualche maligno azzarda perfino l’ipotesi che l’intero programma sia solo una truffa per intascare finanziamenti della Comunità Europea. C’è poi chi osserva che ove si fosse realmente risolto il problema della formazione di ghiaccio, resterebbe quello dell’impossibilità di riscaldare l’abitacolo dell’auto in inverno, questione oggettivamente non di poco conto.  Va anche  detto che l’autonomia dichiarata di 200 km si ottiene a 60 km/h, una  prestazione grosso modo equiparabile a una vettura propulsa da batterie al piombo e inferiore a quelle ottenibili con vetture con batterie al litio, che rappresentano il futuro di questa tecnologia. Le autovetture a energia elettrica camminano già da anni (la Panda Elettra è del 1990) e possono essere acquistate da chiunque. Anch’esse presentano vari inconvenienti, fra i quali i costi di acquisizione e l’elevato tempo richiesto per la carica, nonché le scarse prestazioni.  Diciamo la verità: a ben pochi interessa un’auto in grado di percorrere 100 o 200 km a 60 km/h.  Gli accumulatori al litio promettono di risolvere questo  EOLO: torna il sogno dell’automobile che va ad ariaproblema, in futuro (anche abbinandoli con un sistema di ricarica a energia solare) ma nel frattempo le industrie automobilistiche si muovono nella direzione di autovetture ibride che combinano i vantaggi del motore a scoppio con quelli degli accumulatori, consentendo di realizzare significativi risparmi economici e sensibili abbattimenti delle emissioni inquinanti senza compromettere le prestazioni.

E IL PROBLEMA INQUINAMENTO RESTA – Nessun complotto, quindi. Semplicemente la tecnologia ad aria compressa non promette risultati migliori di altre tecnologie già introdotte o in sviluppo. L’unico vantaggio reale, rappresentato dalla velocità di ricarica laddove fossero disponibili distributori di aria compressa (che non ci sono), passa in secondo piano rispetto a problemi (autonomia, prestazioni, sicurezza) che non sembrano risolvibili nemmeno nel lungo periodo. In ogni caso, né la Eolo né le vetture elettriche né quelle a idrogeno risolvono davvero il problema dell’inquinamento: si limitano a spostarlo. Infatti l’energia necessaria a comprimere l’aria o ricaricare batterie e fuel-cell deve pur essere prodotta da qualche parte, e in particolare viene prodotta nelle centrali elettriche,  il cui numero dovrebbe essere notevolmente incrementato per far fronte a tutta la richiesta energetica che proverrebbe da milioni di autovetture “alternative”.  Il petrolio continuerebbe a bruciare, insomma, sia pure da un’altra parte. Il vero problema non è quindi solo quello di cambiare l’alimentazione delle autovetture, ma anche di implementare tutta la rete di distribuzione necessaria (energia elettrica, idrogeno, aria compressa o qualsiasi altra cosa) e di mettere a punto sistemi di produzione di energia elettrica non inquinanti.

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