UN PROGETTO SBAGLIATO – Che la EOLO fosse un progetto tecnicamente sbagliato lo conferma la stessa MDI, che l’ha abbandonato per passare a una sua evoluzione, la Mini-CAT che abbiamo menzionato all’inizio di questo articolo. Si tratterebbe dell’autovettura oggetto dell’accordo con l’indiana Tata. Rispetto alla Eolo, notiamo subito che la temperatura dell’aria sca
ricata è salita a -10 gradi centigradi. E’ ancora un bel freddo, ma siamo parecchio lontani dai -30 gradi di prima. Questa circostanza induce a pensare che il problema della formazione di ghiaccio sia stato risolto. La scheda tecnica della Mini-CAT pone più dubbi di quanti ne risolva, però. L’autonomia è scesa a 180 km, si parla di una versione che combina anche un motore a scoppio e il prezzo indicato è di 13.000 euro. Inoltre il comunicato stampa della Tata parla di un accordo per sfruttare le tecnologie di MDI ma non parla di autovetture da produrre. E risale al febbraio 2007. Un servizio di RAI TRE mostra la Mini-CAT e la descrive come una vettura a tre posti. Sul sito dell’Air France, invece, leggiamo che quest’anno la compagnia di bandiera francese avvierà la sperimentazione di un piccolo veicolo ad aria compressa progettato dalla MDI per il trasporto logistico negli aeroporti.
GLI INCONVENIENTI TECNICI – Gli scettici fanno notare che la carrozzeria dell’autovettura della MDI è costruita utilizzando plastiche e resine, il che potrebbe rivelarsi incompatibile con le esigenze di sicurezza dei passeggeri in caso di incidenti ad alta velocità. In effetti non risulta che la Eolo o la Mini-CAT siano state sottoposte a crash-test. Qualche maligno azzarda perfino l’ipotesi che l’intero programma sia solo una truffa per intascare finanziamenti della Comunità Europea. C’è poi chi osserva che ove si fosse realmente risolto il problema della formazione di ghiaccio, resterebbe quello dell’impossibilità di riscaldare l’abitacolo dell’auto in inverno, questione oggettivamente non di poco conto. Va anche detto che l’autonomia dichiarata di 200 km si ottiene a 60 km/h, una prestazione grosso modo equiparabile a una vettura propulsa da batterie al piombo e inferiore a quelle ottenibili con vetture con batterie al litio, che rappresentano il futuro di questa tecnologia. Le autovetture a energia elettrica camminano già da anni (la Panda Elettra è del 1990) e possono essere acquistate da chiunque. Anch’esse presentano vari inconvenienti, fra i quali i costi di acquisizione e l’elevato tempo richiesto per la carica, nonché le scarse prestazioni. Diciamo la verità: a ben pochi interessa un’auto in grado di percorrere 100 o 200 km a 60 km/h. Gli accumulatori al litio promettono di risolvere questo problema, in futuro (anche abbinandoli con un sistema di ricarica a energia solare) ma nel frattempo le industrie automobilistiche si muovono nella direzione di autovetture ibride che combinano i vantaggi del motore a scoppio con quelli degli accumulatori, consentendo di realizzare significativi risparmi economici e sensibili abbattimenti delle emissioni inquinanti senza compromettere le prestazioni.
E IL PROBLEMA INQUINAMENTO RESTA – Nessun complotto, quindi. Semplicemente la tecnologia ad aria compressa non promette risultati migliori di altre tecnologie già introdotte o in sviluppo. L’unico vantaggio reale, rappresentato dalla velocità di ricarica laddove fossero disponibili distributori di aria compressa (che non ci sono), passa in secondo piano rispetto a problemi (autonomia, prestazioni, sicurezza) che non sembrano risolvibili nemmeno nel lungo periodo. In ogni caso, né la Eolo né le vetture elettriche né quelle a idrogeno risolvono davvero il problema dell’inquinamento: si limitano a spostarlo. Infatti l’energia necessaria a comprimere l’aria o ricaricare batterie e fuel-cell deve pur essere prodotta da qualche parte, e in particolare viene prodotta nelle centrali elettriche, il cui numero dovrebbe essere notevolmente incrementato per far fronte a tutta la richiesta energetica che proverrebbe da milioni di autovetture “alternative”. Il petrolio continuerebbe a bruciare, insomma, sia pure da un’altra parte. Il vero problema non è quindi solo quello di cambiare l’alimentazione delle autovetture, ma anche di implementare tutta la rete di distribuzione necessaria (energia elettrica, idrogeno, aria compressa o qualsiasi altra cosa) e di mettere a punto sistemi di produzione di energia elettrica non inquinanti.






















e che dirà beppe grillo ora?
Fra l’altro mi ricordo che per curiosità scaricai le visure camerali della società italiana che voleva produrla. Andando a memoria: dopo essersi costituita, deliberarono un cospicuo aumento di capitale (interamente versato) per coprire gli investimenti necessari, ma tempo qualche mese si dovette ridurre il capitale all’entità iniziale perché il proprietario del brevetto della Eolo non aveva mai consegnato alcuna documentazione necessaria per avviare la produzione.
Se le ripesco sarò più preciso.
Poco tempo fa vidi una puntata di “Meccanici del Pianeta” su National Geographic (piattaforma Sky) dove i due protagonisti costruirono un piccolo ciclomotore alimentato ad aria compressa. Da quello che mi ricordo, utilizzarono due bombole da 6 litri riempite da aria a 300 bar (o atmosfere, la differenza è poca, in ogni caso è una pressione di tutto rispetto) che alimentavano un motore industriale da pochi cavalli. Percorrevano la bellezza di 3 km ad una velocità bassissima prima di dover nuovamente riempire le bombole. Chi ha un po’ di familiarità con la termodinamica potrà farsi due calcoli e vedere che purtroppo questa tecnologia non potrà offrire molto finchè si comprimerà l’aria a causa dei problemi citati nell’articolo, purtroppo il vantaggio “ecologico” dato dalle emissioni 0 e dalla facile ricarica non permettono l’utilizzo di altri gas. Quindi direi che è il caso di affidarci alle batterie, che sicuramente hanno una maggiore possibilità di innovazione tecnologica
Ho trovato il testo della mia “ricerchina” di tre anni fa.
A grandi linee:
l’esatta denominazione sociale è “EOLOENERGIE AQUILA SOCIETA’ PER AZIONI “, con sede all’aquila, via Sfrizzoli n. 8.
Costituita con atto del 18 gennaio 2005, già il 19 marzo successivo procede ad un consistente aumento di capitale sociale, da €. 120.000 ad €. 10.000.000 (comunque interamente versato), mediante l’ammissione di nuovi soci, il tutto per finanziare un nuovo investimento (non meglio precisato).
Passa qualche mese ed il 29 luglio successivo deve operare una, consistente, riduzione del capitale sociale, in pratica riportandolo all’originario ammontare di €. 120.000. Motivazione? Testualmente, un deterioramento nei rapporti colla Mida SA e col signor Guy Negre, tale da arrivare, da parte di questi ultimi due citati, nonostante gli impegni presi, a rifiutare la consegna di “conoscenze e tecnologie da brevetto”.
Inoltre la Mida SA avrebbe preteso dalla EOLOENERGIE il pagamento di somme non dovute e, secondo una voce raccolta dal Bussotti, sarebbe stata sfrattata dal suo stabilimento di Carros.
Fra le altre cariche ricoperte, il signor Bussotti Giuseppe risultava essere il liquidatore della EOLO ITALIA AUTO S.R.L., società fondata a gennaio 2004 e posta in liquidazione già a gennaio 2006 (poco più di due anni dopo).
Immagino che – forse – l’utilizzo pensato da Air France sia tra quelli più concretamente realizzabili. Sugli aeroporti non mancano compressori per ricaricare le bombole, i tratti da percorrere sono brevi, le pendenze inesistenti, le velocità molto ridotte.
Air France? Vuoi vedere che in mezzo a questa storia c’è lo zampino delle Scie Chimiche… via aria compressa sai quante persone infetti…
)))
Abbasso i complottisti…
“Infatti l’energia necessaria a comprimere l’aria o ricaricare batterie e fuel-cell deve pur essere prodotta da qualche parte”
La toyota prous monta i pannelli solari sul tetto, a lei servono per ricaricare le batterie che permettono di far ripartire l'auto dopo ogni semaforo rosso e, se nn ricordo male, di farla circolare fino a 40km/h senza l'ausilio del motore a scoppio.
Pertanto un modo per produrre l'energia necessaria all' EOLO ( o alla mini-CAT se vogliamo chiamarla così) potrebbe essere proprio questo sopradescritto.
Restano comunque tutti gl ialtri problemi ma non mi sembrano così insormontabili…
Personalmente comunuqe o molta fiducia nelle auto ibride…