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pubblicato il 12 maggio 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

EOLO, la vettura ad aria compressa, fu travolta dalla cospirazione dei petrolieri o da insormontabili problemi tecnici?

Nel 2001 la società francese MDI presentò un’auto che funzionava ad aria compressa, progettata dall’ingegner  Guy Negre. Il modello si chiamava EOLO ed era costruito attorno a un sistema motore bilicilindrico in grado di erogare 25 CV utilizzando l’energia fornita da una serie di bombole ad aria compressa. Le bombole si ricaricavano con un compressore ad energia elettrica, per cui tutto quello che serviva per ScreenShot1301 EOLO: torna il sogno dell’automobile che va ad ariarifornire” l’autovettura era una presa elettrica. Secondo i dati dichiarati da MDI, la EOLO aveva un’autonomia di 200 km e una velocità massima di circa 110 km/h, era costruita con materiali leggeri e il tempo di ricarica (utilizzando l’energia elettrica) era pari a circa 5-6 ore che si riducevano a pochi minuti se la ricarica avveniva attingendo a un serbatoio di aria già compressa.  Il costo di una ricarica era irrisorio: appena un euro e mezzo.

IL MITO EOLO – Ma i vantaggi non finivano qui: gli scarichi dell’autovettura erano rappresentati esclusivamente da aria freddissima (-30 gradi) e quindi l’inquinamento era nullo. L’aria fredda era riutilizzata per condizionare l’abitacolo d’estate.  Il propulsore funzionava solo quando l’auto si muoveva per cui non c’era spreco di energia con l’autovettura ferma a un semaforo. L’assenza delle sollecitazioni termiche e meccaniche tipiche dei motori a scoppio garantiva una manutenzione semplice ed economica. Insomma, tutto era pronto per una rivoluzione destinata a spazzar via le auto tradizionali e anche i vari progetti alternativi (auto a idrogeno, auto elettriche) che stentavano ad affermarsi, a risolvere per sempre i problemi di inquinamento nelle grandi città e a innescare un grosso beneficio economico per le tasche degli automobilisti. Il lancio sul mercato era programmato per l’estate del 2002, la MDI aveva già venduto oltre 30 licenze di produzione ad altrettante società (una delle quali, la Eolo Auto, in Italia) che avrebbero dovuto sfornare migliaia di autovetture in tutto il mondo. Il modello base sarebbe costato meno di 9000 euro.

IL COMPLOTTO E invece, la EOLO sparì. Il lancio della produzione fu rinviato di anno in anno, l’azienda italiana nata per sfruttarne la licenza chiuse i battenti, coloro che avevano prenotato l’autovettura restarono a bocca asciutta. Cos’era successo? Per i sostenitori del complotto delle lobby petrolifere non c’erano dubbi: la EOLO era stata boicottata perché costituiva una minaccia inaccettabile ai loro guadagni. Pochi mesi fa, però, si è tornato a parlare di EOLO. La MDI avrebbe venduto il progetto all’indiana Tata che prevede di costruire l’autovettura con il nome di Mini-CAT. E dunque gli indiani sarebbero riusciti a beffare le compagnie petrolifere e a produrre l’auto del millennio, che costerà appena 8000 euro.

I FATTI – Questo il mito. Adesso esaminiamo i fatti. I veri problemi della EOLO non furono le compagnie petrolifere ma difficoltà di natura tecnologica. La EOLO emetteva aria fredda a -30 gradi centigradi. A temperature così basse il vapore acqueo contenuto nell’aria tende a ghiacciare bloccando il funzionamento di qualsiasi parte meccanica. EOLair2 EOLO: torna il sogno dell’automobile che va ad ariaO funzionava, ma solo per pochi minuti, poi si bloccava e bisogna aspettare il… disgelo. Il problema fu accertato anche da pubblicazioni di settore come Quattroruote. Ancora, uno studio del professor Ugo Bardi,  Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, e calcoli fisici e matematici, hanno evidenziato che dati, caratteristiche e prestazioni proclamate dalla MDI erano fisicamente impossibili. Questi calcoli sembrano confermati dalle dichiarazioni rilasciate nel 2005 da Eolo Auto Italia, costretta a licenziare i suoi dipendenti perché la MDI non aveva mai fornito i materiali e i disegni progettuali necessari ad avviare la produzione in serie. I soci dell’azienda italiana persero oltre sei milioni di euro investiti nel progetto, oltre settanta lavoratori rimasero disoccupati. Un tentativo di passare alla produzione di un semplice generatore elettrico ad aria compressa, commercializzato sotto il nuovo marchio di Eolo Energie è fallito anch’esso. I siti di Eolo Auto e Eolo Energie sono chiusi da tempo e noi abbiamo potuto rintracciarne copia solo sull’archivio Web di Archive.

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