EOLO, la vettura ad aria compressa, fu travolta dalla cospirazione dei petrolieri o da insormontabili problemi tecnici?
Nel 2001 la società francese MDI presentò un’auto che funzionava ad aria compressa, progettata dall’ingegner Guy Negre. Il modello si chiamava EOLO ed era costruito attorno a un sistema motore bilicilindrico in grado di erogare 25 CV utilizzando l’energia fornita da una serie di bombole ad aria compressa. Le bombole si ricaricavano con un compressore ad energia elettrica, per cui tutto quello che serviva per
“rifornire” l’autovettura era una presa elettrica. Secondo i dati dichiarati da MDI, la EOLO aveva un’autonomia di 200 km e una velocità massima di circa 110 km/h, era costruita con materiali leggeri e il tempo di ricarica (utilizzando l’energia elettrica) era pari a circa 5-6 ore che si riducevano a pochi minuti se la ricarica avveniva attingendo a un serbatoio di aria già compressa. Il costo di una ricarica era irrisorio: appena un euro e mezzo.
IL MITO EOLO – Ma i vantaggi non finivano qui: gli scarichi dell’autovettura erano rappresentati esclusivamente da aria freddissima (-30 gradi) e quindi l’inquinamento era nullo. L’aria fredda era riutilizzata per condizionare l’abitacolo d’estate. Il propulsore funzionava solo quando l’auto si muoveva per cui non c’era spreco di energia con l’autovettura ferma a un semaforo. L’assenza delle sollecitazioni termiche e meccaniche tipiche dei motori a scoppio garantiva una manutenzione semplice ed economica. Insomma, tutto era pronto per una rivoluzione destinata a spazzar via le auto tradizionali e anche i vari progetti alternativi (auto a idrogeno, auto elettriche) che stentavano ad affermarsi, a risolvere per sempre i problemi di inquinamento nelle grandi città e a innescare un grosso beneficio economico per le tasche degli automobilisti. Il lancio sul mercato era programmato per l’estate del 2002, la MDI aveva già venduto oltre 30 licenze di produzione ad altrettante società (una delle quali, la Eolo Auto, in Italia) che avrebbero dovuto sfornare migliaia di autovetture in tutto il mondo. Il modello base sarebbe costato meno di 9000 euro.
IL COMPLOTTO – E invece, la EOLO sparì. Il lancio della produzione fu rinviato di anno in anno, l’azienda italiana nata per sfruttarne la licenza chiuse i battenti, coloro che avevano prenotato l’autovettura restarono a bocca asciutta. Cos’era successo? Per i sostenitori del complotto delle lobby petrolifere non c’erano dubbi: la EOLO era stata boicottata perché costituiva una minaccia inaccettabile ai loro guadagni. Pochi mesi fa, però, si è tornato a parlare di EOLO. La MDI avrebbe venduto il progetto all’indiana Tata che prevede di costruire l’autovettura con il nome di Mini-CAT. E dunque gli indiani sarebbero riusciti a beffare le compagnie petrolifere e a produrre l’auto del millennio, che costerà appena 8000 euro.
I FATTI – Questo il mito. Adesso esaminiamo i fatti. I veri problemi della EOLO non furono le compagnie petrolifere ma difficoltà di natura tecnologica. La EOLO emetteva aria fredda a -30 gradi centigradi. A temperature così basse il vapore acqueo contenuto nell’aria tende a ghiacciare bloccando il funzionamento di qualsiasi parte meccanica. EOL
O funzionava, ma solo per pochi minuti, poi si bloccava e bisogna aspettare il… disgelo. Il problema fu accertato anche da pubblicazioni di settore come Quattroruote. Ancora, uno studio del professor Ugo Bardi, Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, e calcoli fisici e matematici, hanno evidenziato che dati, caratteristiche e prestazioni proclamate dalla MDI erano fisicamente impossibili. Questi calcoli sembrano confermati dalle dichiarazioni rilasciate nel 2005 da Eolo Auto Italia, costretta a licenziare i suoi dipendenti perché la MDI non aveva mai fornito i materiali e i disegni progettuali necessari ad avviare la produzione in serie. I soci dell’azienda italiana persero oltre sei milioni di euro investiti nel progetto, oltre settanta lavoratori rimasero disoccupati. Un tentativo di passare alla produzione di un semplice generatore elettrico ad aria compressa, commercializzato sotto il nuovo marchio di Eolo Energie è fallito anch’esso. I siti di Eolo Auto e Eolo Energie sono chiusi da tempo e noi abbiamo potuto rintracciarne copia solo sull’archivio Web di Archive.























e che dirà beppe grillo ora?
Fra l’altro mi ricordo che per curiosità scaricai le visure camerali della società italiana che voleva produrla. Andando a memoria: dopo essersi costituita, deliberarono un cospicuo aumento di capitale (interamente versato) per coprire gli investimenti necessari, ma tempo qualche mese si dovette ridurre il capitale all’entità iniziale perché il proprietario del brevetto della Eolo non aveva mai consegnato alcuna documentazione necessaria per avviare la produzione.
Se le ripesco sarò più preciso.
Poco tempo fa vidi una puntata di “Meccanici del Pianeta” su National Geographic (piattaforma Sky) dove i due protagonisti costruirono un piccolo ciclomotore alimentato ad aria compressa. Da quello che mi ricordo, utilizzarono due bombole da 6 litri riempite da aria a 300 bar (o atmosfere, la differenza è poca, in ogni caso è una pressione di tutto rispetto) che alimentavano un motore industriale da pochi cavalli. Percorrevano la bellezza di 3 km ad una velocità bassissima prima di dover nuovamente riempire le bombole. Chi ha un po’ di familiarità con la termodinamica potrà farsi due calcoli e vedere che purtroppo questa tecnologia non potrà offrire molto finchè si comprimerà l’aria a causa dei problemi citati nell’articolo, purtroppo il vantaggio “ecologico” dato dalle emissioni 0 e dalla facile ricarica non permettono l’utilizzo di altri gas. Quindi direi che è il caso di affidarci alle batterie, che sicuramente hanno una maggiore possibilità di innovazione tecnologica
Ho trovato il testo della mia “ricerchina” di tre anni fa.
A grandi linee:
l’esatta denominazione sociale è “EOLOENERGIE AQUILA SOCIETA’ PER AZIONI “, con sede all’aquila, via Sfrizzoli n. 8.
Costituita con atto del 18 gennaio 2005, già il 19 marzo successivo procede ad un consistente aumento di capitale sociale, da €. 120.000 ad €. 10.000.000 (comunque interamente versato), mediante l’ammissione di nuovi soci, il tutto per finanziare un nuovo investimento (non meglio precisato).
Passa qualche mese ed il 29 luglio successivo deve operare una, consistente, riduzione del capitale sociale, in pratica riportandolo all’originario ammontare di €. 120.000. Motivazione? Testualmente, un deterioramento nei rapporti colla Mida SA e col signor Guy Negre, tale da arrivare, da parte di questi ultimi due citati, nonostante gli impegni presi, a rifiutare la consegna di “conoscenze e tecnologie da brevetto”.
Inoltre la Mida SA avrebbe preteso dalla EOLOENERGIE il pagamento di somme non dovute e, secondo una voce raccolta dal Bussotti, sarebbe stata sfrattata dal suo stabilimento di Carros.
Fra le altre cariche ricoperte, il signor Bussotti Giuseppe risultava essere il liquidatore della EOLO ITALIA AUTO S.R.L., società fondata a gennaio 2004 e posta in liquidazione già a gennaio 2006 (poco più di due anni dopo).
Immagino che – forse – l’utilizzo pensato da Air France sia tra quelli più concretamente realizzabili. Sugli aeroporti non mancano compressori per ricaricare le bombole, i tratti da percorrere sono brevi, le pendenze inesistenti, le velocità molto ridotte.
Air France? Vuoi vedere che in mezzo a questa storia c’è lo zampino delle Scie Chimiche… via aria compressa sai quante persone infetti…
)))
Abbasso i complottisti…
“Infatti l’energia necessaria a comprimere l’aria o ricaricare batterie e fuel-cell deve pur essere prodotta da qualche parte”
La toyota prous monta i pannelli solari sul tetto, a lei servono per ricaricare le batterie che permettono di far ripartire l'auto dopo ogni semaforo rosso e, se nn ricordo male, di farla circolare fino a 40km/h senza l'ausilio del motore a scoppio.
Pertanto un modo per produrre l'energia necessaria all' EOLO ( o alla mini-CAT se vogliamo chiamarla così) potrebbe essere proprio questo sopradescritto.
Restano comunque tutti gl ialtri problemi ma non mi sembrano così insormontabili…
Personalmente comunuqe o molta fiducia nelle auto ibride…