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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 11 maggio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Non so se lo sapevate, ma ieri Eugenio Scalfari nel suo editoriale da “brevi cenni dall’universo” ha anche fatto sapere ai lettori di Repubblica che durante la settimana ha guardato la televisione, e in particolare ha visto il talk show Porta a Porta,  in cui è intervenuto Silvio Berlusconi a dare la sua versione sulla 3517042346 910acf3f72 o De Bortoli, Vespa e i presunti ossequi a Silvio B.richiesta pubblica di divorzio intentatagli dalla moglie Veronica Lario. Barbapapà ha scritto: “Nella trasmissione di Bruno Vespa dedicata a Berlusconi e alla sua rottura con la moglie il titolo che campeggiava sul telone di fondo era: «Oggi parlo io». Infatti così è stato per oltre due ore, ha parlato soltanto lui anche se, oltre al conduttore come sempre abilissimo, c´erano tre “figuranti” nelle persone del direttore del “Corriere della Sera”, del direttore del “Messaggero” e dell´estroso Sansonetti, già direttore di “Liberazione”. Sono amico di Ferruccio De Bortoli e ho stima di lui sicché uso con disagio la parola “figurante” ma non ne trovo altre più appropriate. La loquela berlusconiana ha letteralmente sommerso i tre colleghi. Il direttore del “Corriere” ha avuto soltanto la possibilità di raccomandare al premier maggior sobrietà nell´esercizio delle sue pubbliche funzioni, ma si è preso un rimbrotto immediato perché il Protagonista ha rivendicato il suo modo d´essere come un irrinunciabile esempio di democrazia popolare. Per il resto i tre colleghi hanno ascoltato silenti il suo lunghissimo monologo. Forse sarebbe stato meglio se avessero rinunciato ad una presenza alquanto umiliante“. E poi ha continuato parlando di Ghedini a Tempo Reale, e ha fatto una tirata delle sue, sulla stampa cane da guardia e via messacantando (con una interessante osservazione sui cattolici nel finale).

Ora, sarebbe interessante sapere invece quali sarebbero state, le domande a Silvio da parte di Scalfari, e quale sarebbe, a parte la notizia del divorzio di Berlusconi, il ruolo della stampa watchdog nell’occasione. Nel senso: qui abbiamo un premier che ha fatto una comparsata “divistica” – quasi fosse uno di quegli artisti da poco che fanno le serate in discoteca – a una festa privata. Il modo in cui è stata presentata la cosa ha dato il via a una stura di voci (amante? figlia illegittima?) evidentemente senza alcun fondamento; ma la moglie si è arrabbiata e ha annunciato tramite i giornali che vuole il divorzio. Berlusconi, come al solito, ha deciso che si sarebbe giocato la partita mediatica, e ha cominciato con la comparsata a Porta a Porta dove, come suo costume, ha fatto fare scena muta a tutti gli interlocutori. Ma anche avendo facoltà illimitata di parola, che avrebbe chiesto Scalfari a Silvio, se per caso la famosa Noemi era sua figlia? E cosa avrebbe ottenuto, in risposta, se non un risolino sdegnato o una reazione fumantina con un “lei non si deve permettere di insinuare” e così via? Ma soprattutto: Scalfari ci fa, o è veramente convinto qualcuno che una domanda del genere avrebbe provocato la caduta immediata del governo? …No, perché nei paesi che si dicono seri, i tormentoni dopo un po’ finiscono, o stufano. Scalfari nell’articolo parla del caso Clinton-Lewinsky, e lo fa a sproposito. Perché mentre in America il punto non era che il presidente avesse avuto rapporti “orali” con la stagista, ma che avesse mentito al Congresso. Scalfari lo sa, eppure chiosa: “Confrontare le normative italiane in proposito con quelle americane sarebbe umiliante“. E quale sarebbe, il reato commesso da Berlusconi, di grazia? Presenzialismo festaiolo? Oppure è una questione sessuale? Ma allora a Largo Fochetti si dovrebbe anche pensare che a scagliare la prima pietra dovrebbe essere quello senza peccato (chi ha orecchie per intendere, intenda). E in ogni caso, ci vorrebbero le prove. Quelle che il giornalismo watchdog che Scalfari sembra amare (o rimpiangere?) tanto dovrebbero trovare, invece di star lì a fare a gara a chi insinua la peggiore ipotesi. Le ipotesi non sono fatti, fino a prova contraria. Poi, se anche fosse, bisognerebbe anche ricordarsi di altro. Ovvero, che forse fare giornalismo investigativo non significa tanto scandagliare le mutande del premier – qualcuno, per ipotesi, potrebbe anche pensare che i fatti privati debbano rimanere tali, oppure che non siano tanto rilevanti nel giudizio nei confronti di un uomo pubblico – ma passare ai raggi X gli atti del suo governo. Ad esempio, il decreto sul terremoto in Abruzzo come in realtà non ha fatto Antonello Caporale su Repubblica qualche giorno fa: “La lettura approfondita del decreto legge, e la verifica che i soldi all’Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro) saranno racimolati dall’indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033) hanno creato fremiti di rabbia prima isolati e poi sempre più partecipati“, ci fa sapere Caporale, come se non lo sapessimo. E poi ha aggiunto: “È stato ribattezzato “decreto abracadabra”“. Già. Chissà da chi, eh? In ogni caso, è per gli atti pubblici fatti utilizzando il denaro dei contribuenti che si dovrebbero giudicare positivamente o negativamente i governi. Non certo per le feste a cui va il premier nel tempo libero, che sono giustamente al massimo folklore. E tutta questa attenzione sulle feste non fa altro che distogliere l’attenzione sugli atti pubblici. Poi, se Scalfari vuole andare avanti così fino alle Europee, con questa storia di Papi e Noemi, padronissimo. Non farà altro che confermare il detto di Flaiano: in Italia la situazione è disperata, ma non seria. 

In un post molto più serio del suo blog, invece, Leonardo  ha invece mosso critiche molto articolate a Ferruccio De Bortoli, per la sua partecipazione alla trasmissione di Vespa. Più intelligente e circostanziata è la critica di Leonardo al comportamento del direttore del Corriere. Tuttavia, le obiezioni su come si sono svolti i fatti (se di fatti dobbiamo parlare: la gente a casa può malignare quanto vuole, fino ad arrivare, se particolarmente incavolata, a definire Silvio in modi anche molto cattivi; ma in assenza di esami del Dna o visite ginecologiche accurate, non è che se ne cavi granché) rimangono. Leonardo scrive che De Bortoli ha dato segno di esistere soltanto in occasione dell’uscita riguardante il premier che non dovrebbe frequentare posti e gente del genere (alla quale Berlusconi in diretta ha dato una risposta molto più di sinistra della domanda, tra l’altro). De Bortoli – per ricordarlo en passant – è il direttore del Corriere che resistette alle pressioni di Cesare Previti, il quale voleva far rimuovere il giornalista Luigi Ferrarella che si occupava dei suoi processi. Nella trasmissione ha esordito dicendo che avrebbe anche lui pubblicato la lettera di Veronica Lario in cui annunciava il divorzio, e che non c’era nessun complotto mediatico contro di lui. E secondo Leonardo s’è fatto ridurre al silenzio da un settantenne arzillo ma retoricamente non irresistibile. Questa è la stampa italiana, oggi, rappresentata dai suoi professionisti più prestigiosi. Delle interviste scomode ai potenti si è semplicemente persa la memoria storica”. Tutto questo perché non gli ha domandato del regalino che il premier si era portato dietro per la festeggiata, che in questa storia rappresenta un po’ la pistola fumante dei sostenitori del filone complottistico. E’ vero, inutile negarlo: questa domanda De Bortoli doveva fargliela. Dopodiché, quelli di voi che pensano che questo avrebbe fatto cadere il governo, alzino la mano adesso. Oppure tacciano per sempre. Oppure ancora si incazzino invece (o anche) perché De Bortoli a Berlusconi non ha fatto nessuna domanda sul decreto per il terremoto in Abruzzo. Questa è l’unica cosa che nessuno ha notato. Ma si capisce: sono tutti presi dalla questione di pelo. Poi sarebbe Silvio, quello poco serio, vero?

(la bellissima vignetta su Peppino Impastato è di Mauro Biani)

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