Che cos’è un defibrillatore e a cosa serve

Livorno, fiori e striscioni davanti allo stadio Armando Picchi per ricordare Piermario Morosini

Dopo la morte di Morosini si discute sull'obbligatorietà

Il defibrillatore e’ grande come un I-Pad e costa poche centinaia di euro in piu’, e’ facile da usare perche’ funziona ‘in automatico’ e puo’ permettere, attraverso scosse elettriche, di ‘riattivare’ il cuore e di salvare in extremis dalla morte cardiaca improvvisa, che potrebbe aver colpito anche Piermario Morosini, il calciatore del Livorno morto in campo a Pescara sabato scorso, come dovra’ verificare l’autopsia.

LA MORTE CARDIACA IMPROVVISA – colpisce ogni anno 60mila persone ‘di tutte le fasce di eta’ ‘ e circa ’1000 giovani sotto i 35 anni’, chiarisce Francesco Romeo, presidente della federazione dei cardiologi, ma rappresenta ‘il 90-95% delle cause di morte improvvisa tra gli sportivi’. Per questo secondo i cardiologi andrebbe potenziato il ruolo dello specialista nello screening per ottenere l’idoneita’ sportiva e anche a bordo campo, quando spesso si ha la presenza di un ortopedico, il personale deve essere sempre adeguatamente preparato a un intervento di rianimazione cardiopolomonare.

ENTRO 5 MINUTI DALL’ARRESTO – in caso di arresto cardiaco, spiega Francesco Fedele, direttore del dipartimento di malattie cardiovascolari e respiratorie dell’università La Sapienza di Roma, il defibrillatore deve intervenire ‘entro cinque minuti’ e va usato ‘sempre’ anche quando con il massaggio cardiaco non si registra ‘la ripresa del respiro’ perche’ ‘il polso puo’ risultare assente sia in caso di asistolia sia in caso di fibrillazione’.

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COME FUNZIONA DEFIBRILLATORE – il defibrillatore fa un’analisi del ritmo cardiaco e se riscontra la necessita’ di dare una scarica, basta premere un pulsante perche’ questa avvenga. E’ formato da un ‘cervello’, poco piu’ grande appunto di un I-Pad, che analizza i dati ottenuti grazie a due elettrodi che vanno applicati sul torace (uno a destra l’altro a sinistra). La macchina da’ automaticamente le indicazioni, con una voce elettronica che guida nell’intervento, stabilisce se siano necessarie una o piu’ scariche elettriche e se si debba poi intervenire con il massaggio cardiaco (che va protratto anche ‘per 50-60-70 minuti, e non ha importanza poi quando arrivi l’ambulanza’ sottolinea Romeo).

ANCHE I’LAICI’ POSSONO USARLO – il defibrillatore puo’ essere usato anche da personale non medico, adeguatamente istruito con un corso di rianimazione cardiopolomonare (la teoria si studia anche online e la pratica dura due-tre ore) dopo il quale viene rilasciato un patentino, perche’, spiega ancora Romeo, ‘non si deve fare diagnosi, la fa automaticamente l’apparecchio analizzando il ritmo cardiaco ed e’ il defibrillatore che da’ l’indicazione se il paziente ha bisogno di essere defibrillato’.

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UNA LEGGE C’E’ – Una legge c’e’ ma in sostanza non impone nessun obbligo per la presenza dei defibrillatori semiautomatici nei luoghi pubblici e lascia le iniziative alle regioni. Fino ad ora e’ il volontariato che ha lavorato per portare questo strumento salvavita tra la gente anche se in particolare, per quello che riguarda il calcio, i defibrillatori sono di fatto richiesti per poter effettuare una partita cosi’ come prevedono i piani sanitari predisposti delle societa’ calcistiche che devono essere comunicati alle questure. E’ questa in sintesi la situazione normativa ora al centro di polemiche dopo la morte di Piermario Morosini.

CRITERI E MODALITA’ - Dal marzo 2011 un decreto dei ministeri della Salute e dell’Economia stabilisce i criteri e le modalita’ per la diffusione dei defibrillatori semiautomatici e promuove la realizzazione di programmi regionali a tale scopo. Le regioni hanno presentato i loro programmi al ministero della Salute, che ha erogato la prima parte del finanziamento per i Programmi regionali con una spesa autorizzata di 4 milioni di euro per il 2010, e di 2 milioni per 2011 e 2012 ciascuno. Il secondo e il terzo finanziamento avverranno dopo la presentazione da ogni regione delle relazioni sulle tre fasi di attuazione del programma e alla loro valutazione positiva dal Comitato Lea. Il fine e’ avere una mappa nazionale sul numero e la distribuzione dei defibrillatori esterni sul territorio. Nell’attesa che si compiano tutte le fasi, i cittadini possono fare affidamento solo sui circa 5-6000 defibrillatori automatici distribuiti in modo difforme su tutto il territorio, in gran parte grazie all’iniziativa di associazioni e volontari. (ANSA)

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