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pubblicato il 8 maggio 2009 alle 13:30 dallo stesso autore - torna alla home

Questo non è un Paese per vecchi, firmato la Vecchia Signora

Ma quale crisi. La Juventus non ha nulla. Fidatevi del vostro vecchio juventus Credete ai vostri occhi: la Juve non è affatto in crisiscetticismo su quanto scrivono i giornali. Per non parlare di quel che ponzano forum e blog. La Juve in crisi è verità pari ai morti messicani. Ma cos’è questa crisi ? Semplice. Una epidemia A di esagerazioni. Tutto qui. Capi d’imputazione ? Rendimento squadra, proprietà, dirigenza, allenatore, prospettive. Non necessariamente in quest’ordine. Robetta. Smentibile come fare colazione. Basta aprire gli occhi.

Dicono, la stagione è mediocre. Deficitaria. E perché mai ? La Juve è stata l’unica, insieme all’Inter, tra le grandi del calcio italiano a rimanere competitiva il più a lungo possibile su tutti i fronti. In campionato, è stata costantemente seconda e solo la piccola crisi del dopo Chievo ha determinato l’attuale terzo posto ad appena quattro lunghezze dal Milan in rimonta. Secondo posto ampiamente scalabile visto che domenica sera c’è il confronto diretto tra le due. In Cempions, è uscita agli ottavi come tutto il calcio italiano. Ma tra gli applausi del proprio pubblico, più per sfortuna che per imperizia, per un rimpallo al ritorno e la frenesia ruffiana degli altri per un nuovo mister all’andata, contro i vicecampioni d’Europa del Chelsea, una delle possibili finaliste del massimo torneo continentale anche quest’anno. In Coppitalia si è arrivati quasi sino in fondo risentendo degli umori di una Lazio tanto uterina quanto insidiosa. E di una gara d’andata giocata al martedì dopo il campionato al sabato. E di un ritorno in piena disillusione. Ma da quando la Coppitalia fa storia ? Insomma, una stagione che dal punto di vista dei risultati volendo essere più onesti dei realisti e più nobili dei Re cioè valutandoli senza espedienti anche al netto di infortuni, terremoti ed arbitraggi favorevoli (che pure rompono, anche di più) e contrari altrove sarebbe stata salutata come complessivamente buona, sufficiente. Dicono, non alla Juve. Si, ma senza esagerare. Perché il problema è proprio questo. Sento addirittura invocare il cambio Ranieri/Conte, uno che ha il solo merito di essere stato uno dei capitani dei tempi d’oro, uno che sta portando il Bari in serie A mamma che impressione e a suon di bel gioco, come se noi fossimo il Chievo e non il destino cinico e baro, uno che avessi detto Capello o Lippi o lo stesso Hiddink o Mou e andiamo, sento invocarlo ‘sto cambio di uomini e prospettive perché Conte è arrogante e Ranieri no. Da quando l’arroganza fa più goal del buon senso, da quando siamo diventati noi Juve il wrestling di Buffalo Bill con l’antica cupa gioia di vivere e prendere, vincere e togliere trasformata in maschera per i cretini, rinfresco d’ambiente per il tunnel of love nei parchi giochi, parrucca pardòn parrucchino per mandare a letto i bambini. Lo sfascismo attuale dell’ambiente sta portando la naturale ambizione del club più blasonato ad una sorta di caricatura. Di pantomima melodrammatica. Nessuno pretende che il terzo o secondo posto (ma fa differenza ?) siano il migliore dei mondi possibili e l’ipoteca morale posta sulla obbligata riconferma di tecnico e calciatori. Ma da qui a negare rumorosamente l’evidenza, fare il vuoto e proporre palingenetiche quanto vocianti rivoluzioni ne passa.

Dicono, la squadra è scarsa, la difesa fa pena, vecchi e nuovi si odiano e quei benedetti veci oramai sono alla frutta. Questa poi fa sobbalzare i miei sensi. Scusate, sogno o son desto ma la doppietta di domenica scorsa al giovane Lecce non l’ha fatta Nedved, la parata salva pareggio Buffon e Del Piero vi ha aggiunto un pieno palo ? La verità è che peggio del male è la cura. Peggio della crisi, le analisi. Quando parlano di rinnovamento, alludono ai nuovi ma è ai vecchi che voglion girare il conto. E’ il piatto nel quale mangiamo quello in cui sputano. E la bavetta preventiva a Cannavaro ne fa prova e sugo. Il vero affare, 391947281 marca fabio cannavaro verso ritorno Credete ai vostri occhi: la Juve non è affatto in crisidiventato affaire per questo clima arrogante di menti pettegole e occhi sognanti perché chiusi, di aver riformato riportando alla base un moggiano ciento pe’ciento alla Juve il duo (anzi il trio considerato il portiere) della Nazionale a parametro zero, operazione che più moggiana di così si muore e siglata dal pupillo di Moggi, Alex Secco, quel pio pio cresciuto a pane e Monticiano da quando portava i cartelli delle sostituzioni per indegnità (senza aver fatto prima il servizio militare dello sporcarsi le mani non si passava) a vedere la gara dalla tribuna insieme a un Giraudo, erede designato alla Juve dalla famiglia Moggi in persona, quinta colonna della retroguardia, testa e occhi e portafoglio della ex famiglia regnante nella capitale invasa ma invisa ai ribelli, ebbene una restaurazione che più legittimista di così e per volontà del Signore neanche il Congresso di Vienna col sigaro in bocca, ebbene questa quintessenza e cointeressenza che più Moggi non può bocciata in nome del moggismo. Ma Luciano lo sa ? che poi moggiani in pubblico senza più Moggi è come dichiararsi eterosessuali su di un’isola senza donne. L’affaire Cannavaro, con la scia di penose lamentazioni psyco-affettive su tradimenti e fughe dalla vittoria (in B), è figlio filante di questa melassa. Cioè, è al passato che di fatto è il nostro presente che confusi fischiano il futuro in nome di coloro che fischiano, del passato stesso. Follia ? Si, il tifoso faccia la moglie, paghi il biglietto e faccia casino. Si faccia al massimo bello, quando si vince, ed eviti rughe ed espressione. Non creda al di là di quello che apre (il portafogli) di avere davvero qualcosa da dire. Mister Ranieri, potesse parlare e tradire l’aplomb che gli costa una vita, confermerebbe. Lo rimproverano istericamente di esser un difensivista, quando se c’è una Juve che ha perduto e pareggiato sbilanciata come una scema al suo primo stretching è la sua. Tanto simile alla sua frangetta, che scatta in avanti scoprendo le vergogne. Ma quelli non si arrendono, ah ma come amano il bel gioco quelli che a Bari nel 2006 misero nero su bianco l’unica risposta possibile alla fatua tentazione degli uomini di giudicare i simili. Il fine giustifica i mezzi. Tiè. Ora sono sempre uguali, dicono loro, ma rinati. Vogliono il 4-3-3 manco fossero rinati dal rincoglionimento del dolore perfetti zemaniani. Manco avessero rivisto la luce da che stavamo (e meravigliosamente bene) al buio. Manco il nostro passato non fosse Trapattoni e Capello. Manco le tre punte di Lippi non fosse stato un episodio di Formula 1 durato appena due anni. Manco non vedessero che ogni volta che il secondo di Mourinho ha appena accennato a una mezzala dietro le due punte, s’è avuto assenza di movimenti (giusti e ingiusti) e intruppamento. E tutto per fare contenti loro. Gli offensivisti supporter di una provinciale. Ieri è il Gasp, oggi il Bari di Conte, domani Allegri, dopodomani ultima spiaggia di un paese di vecchi e migranti la juventinità.

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