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pubblicato il 7 maggio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Sulla carta il successo del sì il 21 giugno spianerebbe la strada al premier e al suo Pdl verso vittorie scontate, anche senza l’appoggio della Lega Nord, che oggi è determinante. A meno che… 

 Più i giorni passano, più diminuiscono le possibilità che il referendum sulla legge elettorale del prossimo 21 giugno raggiunga il quorum. Lo spostamento della data di due settimane, coincidente ora con i poco affollati ballottaggi, ha cambiato tutte le carte in tavola: se è vero che in caso di concomitanza con Amministrative, Provinciali ed Europee, per via della vistosa affluenza alle 294 Referendum: a Berlusconi la vittoria del sì conviene davvero?urne ogni partito avrebbe dovuto necessariamente assumere una posizione sulla proposta di modifica alla legge elettorale attualmente in vigore, è anche vero che negli ultimi giorni i partiti si stanno inesorabilmente orientando verso una comoda scelta astensionistica. Comoda perché nessuno è in grado di definire con certezza oggi quali saranno gli scenari che si delineerebbero all’indomani di un eventuale successo dei quesiti referendari. C’è un’unica forza politica che, numeri alla mano, potrebbe oggi trarre vantaggio dalla vittoria del sì, o, per meglio dire, considerati i molteplici scenari futuri possibili, c’è una forza politica che correrebbe meno rischi dalla vittoria del sì (nessuno è esente da rischi): il Popolo della Libertà, forte dei suoi oltre 15 punti percentuali di vantaggio sul Partito Democratico. Stando alla media degli ultimi sondaggi politico elettorali pubblicati, il suo consenso si aggira intorno alla cifra tonda del 40%. 

VECCHI RICORDI - Con dati così, non ci sarebbe storia: è questo che siamo istintivamente portati a pensare. Trattandosi, infatti, formalmente di un passaggio dal bipolarismo al bipartitismo, col premio di maggioranza che va a premiare esclusivamente la lista più forte, non più le aggregazioni, tutti oggi danno per strafavorito il partito berlusconiano. A priori. Ma non è detto che le cose vadano così: non è affatto scontato che, con la nuova legge elettorale, per il Pdl la strada verso il successo sia del tutto spianata come tutti sostengono. Nella corsa al voto in più, perché questo diventerebbe la competizione elettorale, potrebbero facilmente innescarsi le stesse dinamiche conosciute ai tempi del Mattarellum nella parte maggioritaria. Per racimolare qualche briciola di consenso in più nelle centinaia di collegi uninominali in bilico centrodestra (prima Polo poi Casa delle Libertà) e centrosinistra (prima Progressisti poi Ulivo) nelle Elezioni Politiche del ‘94, ‘96 e 2001 si presentavano con coalizioni che raggruppavano centristi ed estremi dello schieramento politico: da Rifondazione Comunista alla Margherita, dall’Udc alla Fiamma. Lo stesso potrebbe accadere oggi. 

POSSIBILE SCENARIO - Vediamo come. Oggi tutti diamo per scontato che la scelta di Veltroni, confermata poi dalla guida di Franceschini (il Pd che corre da solo), sia valida in ogni tempo e in ogni chiamata alle urne. Ma davanti allo scenario di un Pdl in grado di vincere le Elezioni Politiche anche senza l’apporto della Lega, oggi determinante, siamo davvero sicuri che dall’altra parte della barricata (l’attuale opposizione) non cerchino di mettere a punto all’ultimo momento un cartello elettorale che ricompatti tutto il centrosinistra, compresa l’ala radicale, sotto un’unica bandiera? In fondo non è così, con la desistenza diporcata202 Referendum: a Berlusconi la vittoria del sì conviene davvero?Rifondazione, che non presentò il proprio simbolo alla Camera nella parte maggioritaria, che nel ‘96 la coalizione prodiana riuscì ad avere la meglio sul centrodestra pur raccogliendo meno voti nella parte proporzionale? I simboli come Sinistra e Libertà e la falce e martello di Ferrero e Diliberto potrebbero magari scomparire dalla scheda per identificarsi, poi, insieme a Pd e Idv in una lista sullo stile “Unione 2005“, quella del 12 a 2 alle Regionali, per intenderci. Ma anche lo stesso simbolo del Pd potrebbe andare bene per tutti, a patto, però, che le offerte di posti per i candidati comunisti e dipietristi nelle liste bloccate del partito di Franceschini siano allettanti. E chissà se una piattaforma del genere non possa essere messa a punto lavorando con l’Udc di Casini, e non con la sinistra, seguendo il modello delle amministrative in Trentino, dove si è recentemente dimostrato vincente. All’indomani del voto, tanto, ognuno potrà creare il gruppo parlamentare che meglio crede. 

LE CERTEZZE DEL DOMANI - Sta di fatto che i partiti, anche quelli che il referendum l’hanno sostenuto fin dalla raccolta delle firme, come l’Italia dei Valori, stanno ora temporeggiando in vista di un molto probabile astensionismo. Si sa, mai abbandonare il certo per l’incerto. La vittoria del sì ci consegnerebbe l’incertezza degli scenari futuri: alleanze, simboli e pure la tenuta del governo, verrebbero tutti messi in discussione. Col fallimento del referendum conserveremmo, invece, la certezza del governo di Berlusconi, la certezza della centralità della Lega nella maggioranza e nell’intero quadro politico e, infine, la certezza che la legge elettorale italiana continua ad essere una porcata.

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