Sulla carta il successo del sì il 21 giugno spianerebbe la strada al premier e al suo Pdl verso vittorie scontate, anche senza l’appoggio della Lega Nord, che oggi è determinante. A meno che…
Più i giorni passano, più diminuiscono le possibilità che il referendum sulla legge elettorale del prossimo 21 giugno raggiunga il quorum. Lo spostamento della data di due settimane, coincidente ora con i poco affollati ballottaggi, ha cambiato tutte le carte in tavola: se è vero che in caso di concomitanza con Amministrative, Provinciali ed Europee, per via della vistosa affluenza alle
urne ogni partito avrebbe dovuto necessariamente assumere una posizione sulla proposta di modifica alla legge elettorale attualmente in vigore, è anche vero che negli ultimi giorni i partiti si stanno inesorabilmente orientando verso una comoda scelta astensionistica. Comoda perché nessuno è in grado di definire con certezza oggi quali saranno gli scenari che si delineerebbero all’indomani di un eventuale successo dei quesiti referendari. C’è un’unica forza politica che, numeri alla mano, potrebbe oggi trarre vantaggio dalla vittoria del sì, o, per meglio dire, considerati i molteplici scenari futuri possibili, c’è una forza politica che correrebbe meno rischi dalla vittoria del sì (nessuno è esente da rischi): il Popolo della Libertà, forte dei suoi oltre 15 punti percentuali di vantaggio sul Partito Democratico. Stando alla media degli ultimi sondaggi politico elettorali pubblicati, il suo consenso si aggira intorno alla cifra tonda del 40%.
VECCHI RICORDI - Con dati così, non ci sarebbe storia: è questo che siamo istintivamente portati a pensare. Trattandosi, infatti, formalmente di un passaggio dal bipolarismo al bipartitismo, col premio di maggioranza che va a premiare esclusivamente la lista più forte, non più le aggregazioni, tutti oggi danno per strafavorito il partito berlusconiano. A priori. Ma non è detto che le cose vadano così: non è affatto scontato che, con la nuova legge elettorale, per il Pdl la strada verso il successo sia del tutto spianata come tutti sostengono. Nella corsa al voto in più, perché questo diventerebbe la competizione elettorale, potrebbero facilmente innescarsi le stesse dinamiche conosciute ai tempi del Mattarellum nella parte maggioritaria. Per racimolare qualche briciola di consenso in più nelle centinaia di collegi uninominali in bilico centrodestra (prima Polo poi Casa delle Libertà) e centrosinistra (prima Progressisti poi Ulivo) nelle Elezioni Politiche del ‘94, ‘96 e 2001 si presentavano con coalizioni che raggruppavano centristi ed estremi dello schieramento politico: da Rifondazione Comunista alla Margherita, dall’Udc alla Fiamma. Lo stesso potrebbe accadere oggi.
POSSIBILE SCENARIO - Vediamo come. Oggi tutti diamo per scontato che la scelta di Veltroni, confermata poi dalla guida di Franceschini (il Pd che corre da solo), sia valida in ogni tempo e in ogni chiamata alle urne. Ma davanti allo scenario di un Pdl in grado di vincere le Elezioni Politiche anche senza l’apporto della Lega, oggi determinante, siamo davvero sicuri che dall’altra parte della barricata (l’attuale opposizione) non cerchino di mettere a punto all’ultimo momento un cartello elettorale che ricompatti tutto il centrosinistra, compresa l’ala radicale, sotto un’unica bandiera? In fondo non è così, con la desistenza di
Rifondazione, che non presentò il proprio simbolo alla Camera nella parte maggioritaria, che nel ‘96 la coalizione prodiana riuscì ad avere la meglio sul centrodestra pur raccogliendo meno voti nella parte proporzionale? I simboli come Sinistra e Libertà e la falce e martello di Ferrero e Diliberto potrebbero magari scomparire dalla scheda per identificarsi, poi, insieme a Pd e Idv in una lista sullo stile “Unione 2005“, quella del 12 a 2 alle Regionali, per intenderci. Ma anche lo stesso simbolo del Pd potrebbe andare bene per tutti, a patto, però, che le offerte di posti per i candidati comunisti e dipietristi nelle liste bloccate del partito di Franceschini siano allettanti. E chissà se una piattaforma del genere non possa essere messa a punto lavorando con l’Udc di Casini, e non con la sinistra, seguendo il modello delle amministrative in Trentino, dove si è recentemente dimostrato vincente. All’indomani del voto, tanto, ognuno potrà creare il gruppo parlamentare che meglio crede.
LE CERTEZZE DEL DOMANI - Sta di fatto che i partiti, anche quelli che il referendum l’hanno sostenuto fin dalla raccolta delle firme, come l’Italia dei Valori, stanno ora temporeggiando in vista di un molto probabile astensionismo. Si sa, mai abbandonare il certo per l’incerto. La vittoria del sì ci consegnerebbe l’incertezza degli scenari futuri: alleanze, simboli e pure la tenuta del governo, verrebbero tutti messi in discussione. Col fallimento del referendum conserveremmo, invece, la certezza del governo di Berlusconi, la certezza della centralità della Lega nella maggioranza e nell’intero quadro politico e, infine, la certezza che la legge elettorale italiana continua ad essere una porcata.
























Di fronte alle certezze che prospetti alla fine dell’articolo (e che condivido), io scelgo l’incertezza.
Sempre partendo dal principio che, in assenza di un minimo di etica elettorale, come abbiamo visto, qualsiasi sistema viene “aggirato” da trasformismi, doppiogiochismi e porcate varie.
Ciao!
C.
In effetti si continua a pensare al sistema elettorale come panacea di mali ben più profondi come il deficit democratico in Italia, inteso come vilipendio quotidiano delle Istituzioni, del bene pubblico, dei cittadini, della società civile.
Questo referendum (tra l’altro uno dei peggiori sull’argomento, da un punto di vista di diritto pubblico), come qualsiasi altra legge elettorale anche solo formalmente migliore di una “porcata”, non sarebbero in grado di migliorare minimamente l’attuale sfacelo ben rappresentato da questa classe politica, in tutti i suoi livelli.
io non riesco a pensare in negativo per una legge elettorale del genere:
a) garantisce governabilità
b) per la legge dei grandi numeri, prima o poi vincerà anche il PD
che ci trovano di così storto, quelli che a sinistra sono contro?
Ché probabilmente è deprimente andare appresso ai grandi numeri piuttosto che alla politica seria
eppoi anche se vinci tu pd, la prima binetti del cazzo raccatta quattro deputati e ti fa saltare. Non so fra quanti anni il pd arriverà a pendere i voti del pdl.
Per quanto concerne il referendum concordo con Carlo. Certo mi angoscia la tua “previsione” di un ritorno alle liste ad uso e consumo elettorale stile Unione, però il pericolo Berlusconiano ormai è uno spettro, voglio dire, non può campare per sempre, prepariamoci al nefasto evento con cognizione di causa, così quando purtroppo accadrà (e qui di certo vince il pd, perché poi il Pdl si troverà pieno di vecchie glorie e si sa, le vecchie glorie se non sono Silvio non piacciono) magari il Pd avrà trovato un nome decente, prenderà un tot che gli permetterà di governare in maniera seria e finalmente lo potrà fare.
Mi rendo conto che questo commento trasuda ottimismo in ogni dove
che bello, leggere qualcuno che, a prescindere dal proprio orientamento, parla seriamente di politica! finalmente!
d’altronde, stiamo vivendo i tempi dei corona e delle vallette, che si caratterizzano non già perchè corona e vallette siano diventati modelli sociali di riferimento ( 50 anni fa, i ragazzi volevano diventare james dean e i loro genitori si azzuffavano per coppi e bartali), ma piuttosto perchè chiunque parli ( o straparli) è convinto di “aver diritto di essere ascoltato”.
in fin dei conti, io sono contro la democrazia, se questa significa che mia suocera, semianalfabeta nordista e teledipendente che sprizza supponenza verso al “bassitaglia”, ebbene se significa che lei debba per forza contare come me, nella cosa pubblica. con questa premessa, ritengo che il referendum non possa che agevolare berlusconi, perchè a prescindere dalle tattiche per arrivare al premio di maggioranza ( tutto vero quello che avete ipotizzato), lui un accordo con bossi lo farebbe comunque: notate bene, i loro interessi non potranno mai essere in contrasto, perchè l’uno vuole farsi i propri interessi materiali, l’altro avere una fetta di potere per se i suoi.
perciò non vi saranno nè ricatti, nè crisi, nè “divorzi” politici.
SEMMAI, QUELLO DESTINATO A SPARIRE DALLA SCENA POLITICA E’ FINI, che ha fatto una ben magra fine!!!!!
ragazzi, quest’articolo è fantapolitica
la verità è che se vincesse il sì la lega non conterebbe più nulla, tutto sarebbe nelle mani del cavaliere (anche più di adesso) e alle segreterie di partito verrebbe concesso un potere ancora maggiore rispetto ai candidati da presentare.
questo referendum fa schifo, l’unica parte intelligente è l’impossibilità di candidarsi in più collegi
@ mala
hai letto la prima riga e mezzo?
x EssEmme: puoi spiegare i tuoi motivi contro, per favore?
x Bocciaferma: anch’io sono nella tua stessa condizione politico-famigliare, ma rispetto (in parte) anche il diritto di esistere ai leghisti (forse sono troppo ingenuo…)
ps: io coi grandi numeri c’ho sempre perso!
Di certo il PD, non ha dimostrato di saper governare prima delle ultime elezioni vinte dal PDL. Malumori ne ha avuti tanti dentro al loro partito, e tutt’ ora ce ne sono. Di Pietro va per la sua strada, nulla da invidiare dunque.
A prescindere dal divorzio, io voterò ancora il PDL, ha iniziato a fare qualcosa, soprattutto per i terremotati dell’ Aquila. Che ci interessa a noi del suo divorzio? La moglie avrebbe potuto parlare con lui, a quattro occhi e divorziare senza scrivere ai quotidiani. Poca classe lei.
Cerchiamo di essere solidali tra noi, e non cambiare governi ogni due anni, ogni stato riderebbe ancora di più di noi.
Collegandomi al ragionamento di un paio di inossidabili imbecilli che si chiedono se un semianalfabeta conti come loro vorrei rassicurarli, sicuramente no, e neppure un ebreo un negro un nano o un leghista non possono essere politicamente alla vostra altezza. Questo non vuol dire che non possiate vergognarvi di esistere.
Cosa trovino di storto in questo nuovo sistema elettorale che si prospetta i ( pochi )critici che spuntano tra le sparute fila della cosiddetta sinistra istituzionale,non è dato sapere.E\’ più semplice determinare tutta l\’ignominia che in tale prospettiva è contenuta.Il concetto di governabiltà venne introdotto nel linguaggio politico nazionale da tale Benito Craxi negli anni ottanta a copertura di tutte le nefandezze che andava preparando:distruzione della tradizione classista del socialismo italiano;accordo di potere con le componenti più reazionarie della borghesia stracciona italiana;distruzione dell\’autonomia politica del sindacalismo e sua trasformazione in organizzazione gialla ed infine attuazione di una politica economica fatta di grassazioni,ladrocini,spoliazioni etc a danno dei ceti emarginati di questo paese:la governabilità non appare quindi un valore in sé,anche alla luce del fatto che quando l\’Italia ha vissuto il più lungo periodo di governabilità in epoca moderna,esso non si è concluso nel migliore dei modi possibili,ma con la distruzione fisica e morale dell\’economia e delle coscienze.Della questione relativa all\’intriseca potenzialità criminogena (sul piano politico)che deriverebbe dalla attuazione della legge in questione,si potrebbe discutere in un secondo momento.
per aramis
intanto, ossidabile imbecille tienilo per te. Poi, visto che sei riuscito a rovinare, col tuo comportamento da stadio, una discussione che stava entrando “nel merito” della legge elettorale, ti dico grazie, perchè ancora una volta di più mi confermi dell’impossibilità della pretesa democratica. Mi spiego: io vorrei che tu ti esprimessi, ma siccome non ne sei palesemente all’altezza, non credo in un sistema che te lo consenta. Mia suocera, che per me ha il diritto di esistere per mille anni, commette il grave errore di non saper cogliere le cose: è lei, che in virtù di una pretesa pretesa nordica, pur essendo retrogada e sottosviluppata ancora tratta con supponenza che viene da oltre Bologna. Quindi è lei, non io, che si sente superiore (immotivamente) ai terroni, gli ebrei, i “negher” (come dice lei) e a suo genero ( che sono io). Il tutto (ecco l’errore suo) immotivatamente. Tu invece mi sembri scarsino assai e quindi, fino a prova contraria, sono superiore a te! Soggettivamente, senza generalizzare.
per quanto riguarda la legge e il referendum: ebbene, vetti a leggere il testo, conviene a berlusconi, perchè alla fine è vero che lo obbligherà a portarsi bossi appresso (e bossi è sicuramente un rompiballe), ma è anche vero che bossi non ha alternative. Eppoi, come ho già detto, loro due non hanno inetressi contrastanti: il primo persegue il suo personale interesse, l’altro ha bisogno di un po’ di potyere da dare ai suoi colonnelli.
Quindi…..
Con questo, spero di aver risposto anche alla cortese richiesta di sevenclaus
x Bocciaferma: tu sei contrario al sistema democratico? un sistema in cui un imbecille può legittimare con il voto la dittatura di un altro imbecille più nano di lui?
Per me il voto legittima (ahimè) l’imbecille nano, anche se sarebbe da contestare poiché scaturisce da un forte plagio mediatico della popolazione; così come è legittimo che il Governo eletto nel ‘96 poteva fare una legge e invece, non l’ha fatta! Mò ce lo pigliamo legittimamente in c..o!
ps: non ti far provocare da inossidabili imbecillerie…